Gli effetti dell’ossigeno sulla polimerizzazione del composito e accorgimenti per contrastarlo

Valutazione dell’inibizione ossidativa e del grado di adesione delle resine composite

Oxygen inhibition and incremental layer bond strengths of resin composites

Shawkat E, Shortall A, Addison O, Palin W. Dental Materials 2009;25:1338-46.

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Il principale svantaggio dei restauri in composito attualmente in uso è la necessità di una tecnica incrementale per far fronte ai limiti della polimerizzazione. La maggior parte dei compositi in commercio impone, infatti, degli spessori non superiori ai 2 e ai 3 millimetri per ottenere un’adeguata polimerizzazione. Il problema diventa critico per i grandi restauri dove l’integrità adesiva tra i vari incrementi di materiale influisce in modo importante sulle proprietà meccaniche del restauro. Durante le fasi di compattazione e modellazione il composito, in attesa dello strato successivo, risulta esposto all’aria e la presenza di ossigeno durante la polimerizzazione determina la formazione di uno strato di inibizione ossidativa a livello dell’ultimo strato. Inoltre, molti clinici di fronte a restauri di piccole dimensioni non usano matrici o isolanti di nessun tipo e se alla modellazione non segue una fase di lucidatura lo strato di inibizione che permane inficia le proprietà meccaniche del restauro.

In questo studio è stato valutato lo spessore dello strato di inibizione ossidativa (OIL) e successivamente il legame adesivo a livello dell’interfaccia di un unico incremento iniziale, a diversi tempi post-polimerizzazione e per diverse resine composite presenti sul mercato. Tra queste ultime è stato testato un nuovo composito a base di silorano a bassa contrazione. Gli autori hanno verificato che una diminuzione della viscosità del composito, ottenuta aumentando la percentuale del monomero diluente, determina un aumento dello spessore dello strato di inibizione ossidativa. Lo spessore di OIL misurato dopo la polimerizzazione dei compositi a base di metacrilato, esposti all’ossigeno ambientale, risultava di 19.2±6.3 µm e 13.8±5.3 µm e 9.0±6.6 µm per il composito a base di silorano. Nessuno dei materiali testati mostrava valori di OIL misurabili dopo la polimerizzazione in un’atmosfera azotata. Gli autori concludono che il grado di adesione a livello dell’interfaccia composito-composito non è strettamente dipendente dall’inibizione ossidativa superficiale dal momento che non sono risultate differenze statisticamente significative tra i valori di adesione dei diversi compositi polimerizzati in presenza o assenza di ossigeno (Tabella 1). Per restauri più complessi, che richiedono diversi incrementi di composito, l’adesione tra i successivi strati di silorano, posizionati contestualmente, non dovrebbe mostrare differenze rispetto ai compositi convenzionali a base di metacrilato. 

tabella 1

 

 

 

 

 

Implicazioni cliniche

Dall’analisi di questo studio si conclude che la formazione dell’OIL, come si può prevedere, è un evento strettamente correlato alla presenza di ossigeno e lo spessore di tale strato varia dai 10 ai 20 µm per i materiali testati; l’OIL influenza negativamente la longevità del restauro, ma sembra non influire sul grado di adesione tra gli incrementi di composito nei restauri complessi. Si riscontra, invece, una criticità in termini di perdita e/o mancata adesione nel caso di riparazioni di vecchi restauri esposti a lungo nel cavo orale all’azione dell’ossigeno.

 

Effetti della glicerina sulla durezza del composito post polimerizzazione

Effect of glycerin on the surface hardness of composites after curing

Park H, Lee I. JKACD 2011;36 (6):483-9.

Questo studio si propone di identificare la/e procedura/e più efficace/i nel prevenire la formazione dell’OIL durante la polimerizzazione. La misurazione della durezza superficiale del composito è un metodo indiretto per valutare il relativo grado di polimerizzazione. L’ossigeno è un potente inibitore che ritarda e alle volte blocca tale processo. In questo studio è stata esaminata la durezza del composito per quantificare la formazione di OIL. Bisogna tener presente che il grado di polimerizzazione del composito è influenzato da svariati fattori come il colore, lo spessore, l’intensità della luce polimerizzatrice e il tempo di polimerizzazione; di conseguenza la formazione di OIL è un processo suscettibile anche a questi fattori.

1. Illustrazione schematica del trattamento superficiale per i quattro gruppi sperimentali.
1. Illustrazione schematica del trattamento superficiale per i quattro gruppi sperimentali.

L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare gli effetti dell’applicazione topica di un gel a base di glicerina sulla durezza del composito polimerizzato. A questo fine è stato utilizzato un composito in pasta (Z-250, 3M Espe), pressato in uno stampo discoidale dello spessore di 0,2 mm e fotopolimerizzato seguendo uno dei protocolli più usati nella pratica clinica. È stata utilizzata una lampada led con un’intensità di 700 mW/cm2 (Elipar FreeLight, 3M Espe). Sono stati preparati e analizzati 80 campioni, suddivisi nei seguenti gruppi: gruppo 1 (controllo), composito esposto all’aria e polimerizzato per 40 secondi (formazione dell’OIL); gruppo 2, composito ricoperto da striscioline mylar (isolanti) e polimerizzato per 40 secondi (prevenzione della formazione dell’OIL); gruppo 3, composito rivestito da glicerina e polimerizzato per 40 secondi (prevenzione della formazione dell’OIL); gruppo 4, composito esposto all’aria, polimerizzato per 20 secondi, spennellato con glicerina e polimerizzato nuovamente per 20 secondi (l’OIL già formato viene successivamente polimerizzato) (Figura 1). In tutti i gruppi è stata mantenuta la distanza di 1 mm tra la fonte luminosa e il campione.

È stata in seguito misurata la durezza di superficie con o senza polishing tramite uno strumento che quantifica la microdurezza Vickers (HMV, Shimadzu).

Dopo 5 giorni di conservazione in ambiente umido a 25 °C è stata ripetuta la misurazione per ogni campione. I dati sono stati successivamente analizzati tramite il test Anova a tre vie e il test di Turkey.

La durezza superficiale dei campioni su cui non era stata effettuata la fase finale di polishing, subito dopo la polimerizzazione, decresceva nel seguente ordine: gruppo

2 > 3 > 4 > 1 per p<0,001 (Tabella 1).

Tra i campioni lucidati, invece, non sono risultate differenze significative tra i gruppi. All’interno dello stesso gruppo i valori di durezza misurata a distanza di 5 giorni erano superiori rispetto a quelli misurati immediatamente dopo la polimerizzazione e i campioni lucidati mostravano valori nettamente superiori rispetto ai campioni non lucidati dopo la polimerizzazione.

Gli autori concludono che il modo migliore per aumentare la durezza superficiale del composito è la lucidatura dopo la polimerizzazione.

Tabella 1 - Valori di vickers

 

 

 

 

Implicazioni cliniche

Nella clinica quotidiana lo strato di inibizione ossidativa (OIL) non può essere completamente rimosso o evitato e può persistere in alcune microfessure profonde anche dopo la lucidatura. Tuttavia, per poter minimizzare il problema il più possibile, gli autori raccomandano l’uso di strisce isolanti (mylar) per le superfici prossimali e bucco-linguali e di gel di glicerina per le superfici occlusali durante la polimerizzazione. La lucidatura post-polimerizzazione rimane in ogni caso la procedura più efficace al fine di ridurre al minimo la presenza dell’OIL.

Gli effetti dell’ossigeno sulla polimerizzazione del composito e accorgimenti per contrastarlo - Ultima modifica: 2015-02-15T11:29:30+00:00 da fabiomaggioni

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