Faccette in ceramica: aspetti storici e tecnici

Le faccette in ceramica costituiscono ormai da diverso tempo un opzione terapeutica nell’ambito della riabilitazione estetica del settore frontale. Attualmente, lo standard operativo impone il risparmio di tessuti biologici, senza nulla togliere naturalmente alla performance funzionale e alla durevolezza del manufatto.

Due degli Autori che maggiormente hanno contribuito alla diffusione della procedura sono senza dubbio Magne e Belser, i quali hanno fornito anche una classificazione dei disestetismi che costituiscono indicazione terapeutica:

tipo I: resistenza allo sbiancamento

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IA: discromie da tetracicline

IB: altre forme di resistenza

tipo II: alterazioni morfologiche

IIA: dente conoide

IIB: diastemi o altre forme di spaziatura interprossimale

IIC: eccessivo sviluppo incisale o vestibolare

tipo III: ricostruzioni estese

IIIA: fratture di corona

IIIB: abrasione e erosione dello smalto

IIIC: difformità congenite

gli Autori suggeriscono come le metodiche minimamente invasive e “no-prep” possano dare riposta alle classi I e II.

Le prime metodiche cliniche impiegavano faccette in materiale feldspatico dello spessore di 0.5-0.7 mm, che venivano cementate senza preparazione. In seguito, si iniziarono ad impiegare diverse metodiche di preparazione, per assicurare una maggiore durata e una migliore integrazione con i tessuti molli. Ora, grazie anche al miglioramento dei materiali, sono disponibili nuovi protocolli, in grado di assicurare risultati soddisfacenti a costi biologici minimi.

Per quanto riguarda appunto le metodiche con preparazione, esistono diversi protocolli di intervento sul versante vestibolare. Adottando una classica metodica fresa-guidata, Autori osservano una tendenza diffusa alla sottopreparazione. Gli stessi, basandosi anche sullo studi di Ferrari, che stabilisce uno spessore medio di smalto di 0.3-0.4 mm sul terzo gengivale, suggeriscono come 0.5 mm siano un buon compromesso che permetta anche una minima preparazione della dentina.

Video updated on Youtube by Sergei Maksimov

Per quanto riguarda proprio il fine preparazione cervicale, non pare necessario l’impegno sottogengivale a meno che non si rischi un netto stacco cromatico.

Considerando invece il margine incisale, una recente systematic review ha stabilito che, in attesa di ulteriori dati sperimentali, sia la preparazione che la non preparazione garantiscono buoni dati di sopravvivenza.

L’ultimo aspetto, probabilmente decisivo, riguarda infine la cementazione. Ad oggi, viene maggiormente suggerito l’impiego di cementi compositi. Nel caso il veneer presenti uno spessore inferiore a 0.7, viene consigliato l’uso di un cemento fotopolimerizzabile. Al di sotto di tale soglia, è da preferire invece un prodotto autopolimerizzante a due componenti. Particolare attenzione va dedicata alla scelta del colore del materiale da cementazione, dato che diversi studi clinici dimostrano come questo aspetto definisca il risultato finale (particolarmente nelle tonalità del grigio), al pari dello spessore del manufatto.

Faccette in ceramica: aspetti storici e tecnici - Ultima modifica: 2017-03-20T07:42:06+00:00 da redazione

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