Evidenze attuali sul test salivare per Covid-19

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La pandemia globale da Covid-19 ha suscitato un interesse senza precedenti, anche sa parte del pubblico generalista “laico”, per aspetti prima fortemente specialistici.

Una delle fondamentali esigenze, parlando di messa in sicurezza della popolazione e ripartenza, è la possibilità di disporre di test diagnostici rapidi e affidabili.

Anche il mondo della ricerca in odontoiatria è desideroso di dare il proprio contributo e, in questo senso, un certo interesse è stato rivolto nei confronti dei test salivari: in Italia, questa possibilità è oggetto di studio presso Università dell’Insubria di Varese.

Di recente, un gruppo di lavoro attivo in Cina, paese che, essendo stato colpito per primo, per primo ha avuto la necessità di sviluppare una maggiore expertise, ha revisionato le indicazioni scientifiche sul potenziale diagnostico del fluido salivare.

La trasmissione del virus avviene attraverso droplet, le goccioline respiratorie che possono essere diffuse tramite starnuto o con il semplice eloquio, o ancora dopo accumulo salivare.

Al momento, il tampone rappresentano ancora il campione indicato alla diagnosi definitiva. Le tecniche di laboratorio, comunque, permettono di detectare l’RNA virale a livello salivare, con benefici in termini di semplificazione per l’operatore e di riduzione del discomfort per il paziente.

Al momento, sono disponibili 3 tecniche di raccolta della saliva: tosse, tampone e raccolta diretta dai dotti delle ghiandole salivari. Due studi basati sulla prima metodica hanno evidenziato, rispettivamente, positività in 11 casi su 12 pazienti Covid positivi, pari al 91.67%, e 20 su 23 casi (86.96%). Gli autori riportano poi dati meno validi riguardanti le altre due opzioni: 50% in uno studio sui tamponi e 12.9% in uno basato sulla raccolta diretta.

Indicazioni più promettenti sono state ottenute dalla raccolta di campioni salivari in sede maggiormente profonda, con successiva analisi mediante tecniche PCR. Nonostante il picco della carica virale venisse raggiunto nel corso della prima settimana dall’insorgenza dei sintomi, gli sperimentatori hanno rilevato l’RNA virale anche a 20 giorni di distanza. L’acido nucleico sarebbe in grado di mantenersi detectabile anche per un periodo, pur limitato, successivo alla guarigione clinica. L’efficacia diagnostica potrebbe, data la sede, dipendere dalla mescolanza tra saliva e secrezioni nasofaringee e broncopolmonari.

Test salivare e Covid-19: quali evidenze?

Al fine di escludere fenomeni di contaminazione, altri autori hanno condotto la raccolta “alla fonte”, ossia direttamente allo sbocco della ghiandola salivare: è stata così confermata la colonizzazione diretta, da parte del virus, della ghiandola. Per questa metodica, vi sono evidenze per cui la positività possa essere più facilmente rilevata nella prima parte dell’infezione, suggerendo che l’analisi non si presti all’uso come criterio laboratoristico in fase di dimissione del paziente.

Il ciclo infettivo della maggior parte delle specie virus inizia con il legame alla superficie della cellula ospite.

Nel caso del Covid-19, la proteina S (spike protein) di superficie si legherebbe a recettori della cellula ospite: in particolare, è stato evidenziato il probabile fondamentale ruolo del recettore dell’enzima 2 di conversione dell'angiotensina (ACE2). Questo recettore risulta espresso a livello di polmoni, esofago, ileo, colon, vie biliari epatiche e nella vescica: pertanto, tamponi rinofaringei, liquido di lavaggio broncoalveolare (BAL), sangue e feci sono tutti campioni biologici che si positivizzano alla ricerca molecolare del virus. Analogamente, la presenza dei recettori ACE2 è stata documentata nel tessuto orale buccale, in quello gengivale ma anche a livello degli epiteli ghiandolari salivari.

Studi su modello animale con inoculazione nasale di pseudovirus funzionale hanno evidenziato la possibilità che gli epiteli duttali delle ghiandole salivari minori possano essere evidenziati già 48 ore dopo l'infezione.

Le cellule ACE2+ nelle ghiandole salivari potrebbero essere le cellule bersaglio del 2019-nCoV e, teoricamente, generare saliva infetta.

Anche l’idrolasi furina risulta implicata nell'infezione virale, tagliando le glicoproteine dell'involucro virale e favorendo l’interazione con le cellule ospiti. È stato identificato un sito di scissione simile alla furina nella proteina spike di Covid-19. L’enzima è altamente espresso anche nel tessuto polmonare: ciò potrebbe favorire un processo gain-of-function rispetto all’infezione virale.

Tra l’altro, l'espressione della stessa furina è stata rilevata, tramite immunostaining, nell'epitelio della lingua umana, dove risulterebbe significativamente upregolata nella patogenesi carcinoma a cellule squamose. Le cellule che esprimono furina avrebbero quindi, almeno teoricamente, una minore restrizione rispetto all'ingresso del virus.

Dal punto di vista clinico, il meccanismo favorirebbe l’insorgenza di sintomi come secchezza delle fauci e alterazioni del gusto.

Queste evidenze, dunque, non suggeriscono solo una cross-reazione tra recettori ACE2 e furina in corso di infezione da Covid-19.

Riassumendo, la saliva è un mezzo comune e transitorio per la trasmissione del virus; può formare goccioline di dimensioni diverse e aerosol.

Le attuali evidenze supportano la validità del test salivare ma, al momento, obiettano una dipendenza dalla modalità di prelievo.

La saliva raccolta in profondità ha il più alto tasso di positività e può, effettivamente, favorire la diagnosi precoce dell’infezione da Covid-19. La saliva raccolta direttamente dai dotti delle ghiandole salivari è associata a forme patologiche gravi e potrebbe rappresentare un test predittivo e non invasivo delle forme severe, appunto.

La diagnosi salivare è meno invasiva dei tamponi convenzionali, ma necessita il supportato di informazioni cliniche, anamnestiche, epidemiologiche complete e dell’analisi di ulteriori esami.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/research/coronavirus/publication/32300101

Evidenze attuali sul test salivare per Covid-19 - Ultima modifica: 2020-06-30T06:11:50+00:00 da redazione
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