Espansione mandibolare: stato delle evidenze e indicazioni cliniche

Fig. 1 La struttura ossea della testa, comprendente calvaria, volto e mandibola

La possibilità di espandere l’arcata, al fine di evitare di operare estrazioni in casi di affollamento, rappresenta un’opzione percorribile e, a livello del mascellare superiore, garantisce predicibilità e stabilità di risultati.

A livello mandibolare, tale procedura è maggiormente oggetto di dibattito clinico. Tuttavia, alcuni studi condotti negli ultimi anni su procedure di questo tipo hanno evidenziato dati significativi – e stabili sul lungo periodo – per quanto riguarda aumento dell’ampiezza dell’arcata inferiore e riduzione dell’affollamento.

Attualmente, gli apparecchi di espansione mandibolare con viti trovano indicazione d’uso per efficienza, igiene e comfort, anche per quanto riguarda l’interferenza con l’eloquio. L’impiego della metodica può essere vario ed è, soprattutto, preventivo o comunque associato ad altri trattamenti ortodontici.

Sul mercato sono disponibili diverse forme di apparecchi di questo tipo. Per questo motivo, recentemente, Shen e colleghi hanno impiegato il metodo degli elementi finiti tridimensionali al fine di confrontare 4 modelli di espansore mandibolare, valutando spostamento e distribuzione dello stress. Lo studio è stato pubblicato sull’American Journal of Orthodontics and Dentofacial Orthopedics.
Come detto, quattro sono stati gli apparecchi valutati: uno rimovibile tipo Schwarz (detto “A”) e tre fissi. Il tipo denominato “B” consiste in un espansore mandibolare fisso convenzionale, con bracci di espansione del diametro di 1.5 mm estesi lungo il lato linguale delle corone cliniche e la parte distale di ciascun lato saldata alla banda sui primi molari permanenti. Il tipo C ha come base il B, con un filo esteso all'indietro lungo gli elementi posteriori, che poi ritorna sul primo molare a cui è saldato. Il tipo D consiste in uno C dotato di filo curvo, in grado di assicurare rigidità.

Gli espansori sono stati attivati trasversalmente per 0.2 mm e valutati per e valutati lo spostamento iniziale del dente e la distribuzione dello stress di von Mises.

Tutti gli espansori si sono dimostrati efficace nell’allargare le dimensioni dell'arcata. Gli apparecchi di tipo A e B hanno concentrato stress e spostamento principalmente nella regione dentale anteriore. Al contrario, i tipi C e D inducono stress e spostamento soprattutto in regione posteriore. Il tipo D è risultato l’apparecchio più efficiente in regione molare, mentre l’apparecchio rimovibile A si è mostrato capace di indurre il massimo spostamento trasversale, oltre che in termini quantitativi assoluti. Al contrario, il tipo C viene indicato come il meno efficace in termini di espansione.

In conclusione, però, gli autori hanno definito “incompatibili” i pattern di espansione degli apparecchi tipo A e B, raccomandandone un impiego clinico oculato.

Il tipo D ha mostrato, secondo gli stessi autori, le migliori indicazioni in vista di ulteriore approfondimento sperimentale e anche dell’impiego clinico.

Riferimenti bibliografici
Espansione mandibolare: stato delle evidenze e indicazioni cliniche - Ultima modifica: 2020-05-06T07:34:14+00:00 da redazione
Espansione mandibolare: stato delle evidenze e indicazioni cliniche - Ultima modifica: 2020-05-06T07:34:14+00:00 da redazione
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