Efficacia della micro-osteoperforazione (MOP) nell’accelerare il trattamento ortodontico

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Indicativamente, l’intero trattamento ortodontico fisso copre, in caso di malocclusione di grado moderato-severo, un arco temporale di un anno e mezzo.

La crescente richiesta da parte dei pazienti di ottenere risultati a breve termine, anche per evitare che questi preferiscano rivolgersi a trattamenti immediati e più demolitivi (protesi e chirurgia), ha implementato la ricerca di metodiche ortodontiche accelerate. Queste si propongono anche di ridurre il rischio di complicanze, cariose, parodontali e di altro tipo.

Tra queste si ritrovano nuovi sistemi di impiego dei bracket, irradiazione con laser a bassa intensità, fotobiostimolazione e anche metodiche farmacologiche.

Oltre a queste, sono state proposte anche diverse tecniche chirurgiche, possibilmente a ridotta indaginosità: la tecnica di base è la corticotomia e, da questa, sono derivate corticisionpiezocision e, da ultima, la micro-osteoperforazione (MOP).
La MOP è una tecnica chirurgica relativamente atraumatica: prevede che lo stimolo all’accelerazione del movimento ortodontico derivi dall’applicazione di piccole e sottili perforazioni nell'osso alveolare.

Gli studi animali hanno evidenziato l’aumento significativo della velocità, confermato da uno studio clinico (Alikhani 2013), che attesta questo aumento nell’ordine delle 2.3 volte nel giro di un mese, a fronte di un mancato incremento del discomfort e del dolore.

Uno studio split-mouth (Sivarajan 2018), della durata di 16 settimane, riporta un incremento della retrazione canina di 1.1 mm rispetto al lato controlaterale, trattato in maniera convenzionale. Uno studio (Alkebsi 2018) indirizzato allo stesso movimento, con un follow-up inferiore di una settimana, nega invece alcuna differenza significata.

Micro-osteoperforazione: quali risultati?

A fronte del background appena presentato, Babanouri ha condotto un ulteriore indagine, i cui risultati sono stati da poco pubblicato su Progress in Orthodontics.

Ancora una volta il modello seguito è stato quello split-mouth, il movimento target la b e il follow-up trimestrale.

Il lavoro ha coinvolto un totale di 28 pazienti tra i 15 e i 35 anni, indirizzati a retrazione canina previa estrazione del primo molare, condotta 4 mesi prima della MOP, ripetuta per 3 interventi consecutivi.

Il campione è stato suddiviso in due gruppi: sono stati infatti sperimentati sia MOP solo vestibolare che MOP vestibolare e palatale. Il sistema di ancoraggio è consistito in mini-viti vestibolari (una per lato) da 1.2 mm di diametro.

La retrazione canina è stata misurata, su ambo i lati (lato intervento e lato controllo) a cadenza mensile, per 3 volte. La percezione dolorifica è stata valutata allo stesso intervallo e anche il giorno dell’intervento e quello seguente.

Il campione è stato giudicato omogeno e le indicazioni ripetibili. Sono state rilevate differenze significative nella retrazione canina sia tra gruppi trattamento e gruppi di controllo e anche all’interno dei gruppi di trattamento, indicando un’efficacia proporzionale all’indaginosità dell’intervento.

Anche i dati sul dolore non riportano differenze significative e, anzi, gli autori riferiscono che, nel postoperatorio, il paziente non riesca a distinguere il dolore chirurgico da quello ortodontico.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32147751

Efficacia della micro-osteoperforazione (MOP) nell’accelerare il trattamento ortodontico - Ultima modifica: 2020-03-30T06:02:29+00:00 da redazione
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