Ecografia in odontoiatria

Tra le tecniche di diagnostica per immagini, l’ecografia è forse quella che sta conoscendo il massimo sviluppo in termini tecnici – nel senso della miniaturizzazione dei sistemi e della semplificazione della lettura – e, di conseguenza, di indicazioni all’uso.

L’odontoiatra già si distingue nell’ambito medico in quanto, oltre a prescrivere indagini radiografiche, ne realizza quotidianamente in prima persona: radiografie convenzionali intra ed extraorali (ortopantomografia, teleradiografia laterolaterale), e oggi addirittura indagini tridimensionali (TC cone beam). Pare pertanto interessante vagliare le possibili indicazioni all’utilizzo dell’ecografia nel distretto oro-maxillo-facciale, domandandosi in che misura queste possano coivolgere direttamente l’odontoiatra.

Il presente articolo non vuole addentrarsi in aspetti prettamente specialistici (dunque di interesse radiologico) come può essere, per esempio, l’uso dell’applicazione Doppler, utile a riconoscere l’aumentata vascolarizzazione propria di alcuni quadri di patologia.

L’immagine ecografica si forma sulla base della trasmissione nei tessuti a diversa impedenza acustica e del ritorno (eco) di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni). L’ecografia non espone il paziente a radiazioni ionizzanti e rappresenta, pertanto, un esame non invasivo, tanto da costituire l’indagine principe in ginecologia e ostetricia. Il suo limite principale, ancora oggi, è certamente la dipendenza dall’operatore.

Ecografia:indicazioni nel distretto testa-collo

Se si pensa a un’indicazione all’ecografia nel distretto testa-collo, quella che sovviene per prima è, verosimilmente, la diagnostica delle ghiandole salivari maggiori. Ashwini, nel 2014, ha pubblicato un’utile e completa revisione sull’argomento. In condizioni di normalità, il tessuto ghiandolare presentano ecostruttura omogenea e iperecogenicità relativa alle strutture muscolari contigue. Sono visibili dotti intraghiandolari e, all’interno della parotide, il nervo faciale ed eventuali inclusi di natura linfoghiandolare. Un processo di tipo infiammatorio si manifesta con un decremento dell’ecogenicità. Tra le patologie infiammatorie, si ricordino anche i calcoli salivari, che coinvolgono sistematicamente il dotto di Wharton, e che si osservano solitamente come foci iperecogeni dotati di cono d’ombra posteriore. L’altro grande capitolo è quello delle lesioni nodulari: l’ecografia è estremamente sensibile nel distinguere le neoformazioni a contenuto liquido (cisti sostanzialmente) dalle masse solide.

Di recente, Caglayan ha pubblicato un’interessante, dettagliata review, che si concentra non sulla comune ecografia transcutaneo, bensì sull’utilizzo endorale della sonda. Questa viene indirizzata ancora sulle ghiandole salivari (soprattutto la sottomandibolare ma anche le ghiandole minori) e, in più, risulta potenzialmente utile nell’indagare le labbra, la lingua, il pavimento orale (nervo e arteria linguali) e persino il palato e i tessuti parodontali.

In ultima analisi, la diagnostica dell’articolazione temporomandibolare. A settembre 2018, Su ha pubblicato una revisione sistematica con metanalisi che ha stabilito come l’ecografia rappresenti un valido supplemento nello studio della sospetta incoordinazione condilo-discale, soprattutto nel caso di un esame ad alta risoluzione combinato statico-dinamico.

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Riferimenti bibliogafici

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2212555813001191

https://www.researchgate.net/publication/311954336_The_Intraoral_Ultrasonography_in_Dentistry

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29455373

Ecografia in odontoiatria - Ultima modifica: 2018-12-03T07:52:50+00:00 da redazione

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