Dispositivi di sostegno all’espansione palatale nell’adulto

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I deficit di sviluppo sul diametro trasversale a livello del mascellare superiore costituiscono un dilemma importante nell’approccio al paziente ortodontico. I difetti di entità limitata possono beneficiare della semplice correzione ortodontica. La gestione di casi maggiormente complessi richiede invece, tipicamente, che l’intervento venga esteso alle basi ossee, con un’estensione da trattamento ortodontico semplice a trattamento combinato ortopedico-ortodontico.

Nel soggetto in crescita, l’espansione rapida del palato con apparecchi a sostegno dentale è un trattamento comune. Nell’adulto, o meglio, nel soggetto andato incontro a ossificazione della sutura palatina, questo tipo di razionale diventa applicabile se assistito da una chirurgia osteotomica, appunto, a livello del palato.

Per quanto riguarda il posizionamento dell’apparecchio, questo può seguire fedelmente il modello pediatrico, trovando sostegno, dunque, a livello dentale. A fronte di risultati clinici comunque soddisfacenti, alcuni autori segnalano che l’appoggio dentale può favorire l’insorgenza di complicanze, dal tipping dentale fino al riassorbimento radicolare. In alternativa, sempre in combinazione alla chirurgia, è possibile applicare i principi della distrazione osteogenica, dunque utilizzare apparecchi a sostegno osseo, come il distrattore transpalatale o il distrattore di Dresda. Questi strumenti trasmettono le forze direttamente sull’osso, lasciando comunque la possibilità, parallelamente, di effettuare spostamenti dentali. Questa tecnica, nella sua efficacia, presenta a sua volta dei rischi, legati all’aumentata indaginosità.

Al fine di superare i limiti del sostegno osseo diretto, è stata così introdotto un appoggio indiretto, rappresentato dai dispositivi di trazione temporanei: recentemente, è stato proposto un device di espansione palatale da ancorare a 4-6 miniviti palatali.

Allo scopo di confrontare queste opzioni, Ploder e colleghi hanno condotto un lavoro, da poco pubblicato sul Journal of Oral and Maxillofacial Surgery.

Lo studio è stato impostato secondo un modello retrospettivo di coorte e ha coinvolto un totale di 54 pazienti, trattati in due centri (in Austria e Germania), tra il 2006 e il 2016. I pazienti erano tutti adulti (età media 28.8 ± 8.6 anni), con un deficit trasversale superiore ai 5 mm: sono stati trattati con osteotomia palatina, associata ad apparecchio a sostegno dentale (la maggior parte, 29 casi), osseo diretto (12) o su minimpianti (13).

Rispettivamente per le 3 tecniche, l’espansione ottenuta, ad avvenuto consolidamento, è risultata pari a 5.51 ± 1.40 mm, 4.66 ± 2.03 mm e 3.51 ± 1.66 mm a livello osseo e a 5.29 ± 1.39 mm, 5.22 ± 1.72 mm e 3.81 ± 2.19 mm a livello dentale. Il relapse medio a un anno è invece risultato pari a 1.19 ± 0.93 mm, 0.71 ± 0.96 mm e 0.12 ± 1.56 mm, a livello osseo e a 1.44 ± 1.01 mm, 0.76 ± 1.37 mm e 0.27 ± 1.63 mm.

I tassi di complicanze rilevati sono stati del 17.2%, 66.7% e 15.4%, rispettivamente, con una differenza nettamente significativa a sfavore dei dispositivi a sostegno osseo, tanto da mettere in discussione, secondo gli autori, l’attuabilità clinica degli stessi.

I dispositivi a sostegno dentale sono risultati significativamente avvantaggiati in termini di espansione ma anche maggiormente soggetti a relapse rispetto alla trazione su miniviti, che pertanto si configura come una valida alternativa.

Riferimenti bibliografici a proposito dell'espansione palatale

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32422194/

 

Dispositivi di sostegno all’espansione palatale nell’adulto - Ultima modifica: 2021-01-07T06:51:37+00:00 da redazione

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