I dispositivi di ancoraggio temporaneo (TAD) hanno fatto compiere un salto in avanti all'ortodonzia. Il tema, sempre d'attualità, è divenuto recentemente oggetto di un'ampia ed interessante revisione sistematica, condotta da alcuni ricercatori indiani. La peer review, pubblicata sul Cureus Journal of Medical Science, è un testo prezioso sullo stato dell'arte di questa metodica.
Com'è noto, i dispositivi di ancoraggio temporaneo (TAD) permettono di superare i limiti dell'ancoraggio convenzionale. Tuttavia, hanno anche alcuni limiti e controindicazioni che il clinico deve conoscere bene per evitare di andare incontro a un insuccesso.
I dispositivi di ancoraggio temporaneo affondano le loro radici, è il caso di dirlo, nell'implantologia. I TAD, infatti, non sono altro che impianti, a volte di più modeste dimensioni, posizionabili per via transostea, sottoperiostale o endostale, per migliorare l'ancoraggio ortodontico.
Ne esistono di diverse tipologie, classificabili per tipi e proprietà, per tipi di vite, testa e filettatura. Proprio come gli impianti, prima di essere utilizzati richiedono un'attenta analisi del caso.

TAD, i fattori di rischio da conoscere bene

L'inserimento di un TAD nella regione mediana del palato, secondo King e collaboratori, dovrebbe essere eseguito solo in età adulta: nell'adolescente, infatti, l'osso potrebbe essere di spessore insufficiente a sostenere il dispositivo.
Anche l'assunzione di alcuni farmaci, come bifosfonati, immunomodulatori, farmaci epilettici, antiaggreganti e anticoagulanti, potrebbe mettere a rischio l'intervento.
Gengivite e parodontite potrebbero compromettere la stabiità del TAD che dunque può essere inserito solo laddove non siano presenti queste problematiche. I pazienti con TAD devono comunque curare bene l'igiene orale, nonché la pulizia del dispositivo stesso.
Considerando che con il TAD non si verifica l'osteointegrazione, la stabilità primaria di questo dispositivo dipende dal design geometrico dell'impianto e dalla qualità ossea e dalla sua densità che dunque devono essere valutate prima dell'intervento.
Nelle persone sottoposte a radioterapia, la letteratura consiglia il trattamento con ossigeno iperbarico per migliorare la guarigione delle ferite nei siti dove sono stati impiantati i TAD.
Infine, anche il fumo può mettere a rischio la stabilità primaria di un TAD, proprio come accade con gli impianti tradizionali. Ecco perché, l'ortodontista, fanno notare alcuni autori, avendo a che fare principalmente proprio con gli adolescenti, può avere una carta in più  per dissuadere i giovani dal fumare.

Un unico dispositivo, infiniti utilizzi

Il TAD può essere impiegato per la retrazione dei denti anteriori, per la protrazione dei denti posteriori, per l'intrusione molare o dell'arco posteriore, per la distalizzazione dei molari, ma anche per l'intrusione dei denti anteriori per la correzione del morso profondo. Ci sono anche altri usi, come il raddrizzamento dei molari, l'ancoraggio dell'apparecchio e l'eruzione di denti inclusi, solo per citare alcuni.

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Benefici e svantaggi dei TAD

Mettere a confronto benefici e svantaggi dei dispositivi di ancoraggio temporaneo è facile. Da una parte il posizionamento di un TAD comporta qualche disagio e rischio operatorio, e non è ideale nella fase della dentatura mista. Inoltre comporta costi aggiuntivi e può causare complicanze anche dopo la rimozione. D'altro canto, i TAD possono essere posizionati in modo versatile, consentono di spostare molti denti senza perdere l'attaccamento e possono essere utiizzati laddove l'attrezzatura ortodontica tradizionale fallirebbe.

Dispositivi di ancoraggio temporaneo, limiti e potenzialità - Ultima modifica: 2022-12-05T17:49:57+00:00 da Pierluigi Altea

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