Displasia cemento-ossea nella variante florida. Case report

Florid cemento-osseous dysplasia. Case report

Viene descritto il caso clinico di una paziente affetta da displasia ossea nella variante florida in cui il sospetto diagnostico è sorto nel corso di una visita odontoiatrica. La diagnosi di questa patologia in genere viene posta sulla base delle evidenze radiografiche e del quadro clinico; l’esame istologico può essere eseguito, come nel caso clinico presentato, quando è necessario intervenire per risolvere chirurgicamente delle problematiche infettive intercorrenti.

Enzo Di Iorio
Libero professionista,
Francavilla al mare (CH)

Riassunto
L’articolo descrive un caso di displasia cemento ossea nella variante florida diagnosticata sulla base dell’esame clinico delle evidenze radiografiche e sulla base delle risultanze dell’esame istologico.
Materiali e metodi. In una donna di 48 anni con una sintomatologia di tipo ascessuale si è deciso di procedere a estrazione dentaria e biopsia escissionale della relativa lesione periradicolare. Sulla base dell’esame istopatologico è stata posta la diagnosi di displasia cemento ossea.
Discussione. Le displasie cemento ossee sono un gruppo di patologie ossee benigne delle ossa mascellari che originano dal legamento parodontale e comprendono, essenzialmente, lo stesso processo patologico. La variante florida è uno dei sottogruppi di displasia cemento ossea, solitamente asintomatica e diagnosticata occasionalmente in seguito a esami radiografici di routine. In assenza di complicanze tale lesione non richiede alcun trattamento.
Conclusioni. Il dentista dovrà seguire il paziente con regolare follow up e mettere in atto tutte le procedure atte a prevenire infezioni.

Summary
This paper describes a case of florid cemento-osseous dysplasia diagnosed on the basis of clinical, radiographic and histological findings.
Materials and methods. In a 48-year-old Caucasian female with symtoms of dental abscess, it was decide to perform a dental extraction and a excisional biopsy of the relative periradicular lesion. The histo-pathologic analysis allowed the diagnosis of cemento-osseous dysplasia.
Discussion. Cemento-osseous dysplasias are a group of benign jaw lesions originating from periodontal ligament tissues and involve, essentially, the same pathological process. Florid cemento-osseous dysplasia (FCOD) is one of the subgroups of cemento-osseous dysplasia, usually asymptomatic and diagnosed accidentally at routine dental radiographic examination. This lesion does not require any treatment unless complications occur.
Conclusions. The roles of the dentist are to ensure the follow-up of the diagnosed patients and to take the necessary measures for preventing from the infections.

Non di rado nel corso di una visita odontoiatrica è possibile intercettare problematiche patologiche spesso misconosciute allo stesso paziente. Alcune condizioni infatti, essendo sostanzialmente prive di una sintomatologia specifica, possono essere sospettate, ad esempio, nel corso di un esame clinico o sulla base della visione di esami radiografici eseguiti per altri motivi. Compito dell’odontoiatra sarà inviare il paziente a uno specialista in patologia orale o, laddove egli stesso si occupi di tale disciplina, mettere in atto i dovuti approfondimenti diagnostici per giungere all’inquadramento nosologico della patologia ed eventualmente al suo trattamento.

Viene presentato il caso clinico di una paziente affetta da displasia ossea in cui il sospetto diagnostico è sorto nel corso di una visita odontoiatrica che la stessa ha richiesto per la presenza di un ascesso alveolare in fase acuta.

Descrizione del caso

Si rivolge alla nostra attenzione una paziente di 48 anni per la presenza di una tumefazione dolente di origine verosimilmente ascessuale nella regione del 4.6. All’esame clinico l’elemento dentario si presenta con un’estesa ricostruzione in composito e un’ampia apertura della camera pulpare: la paziente riferisce che tale elemento dentario è stato trattato endodonticamente negli anni passati; di recente, per il subentrare di complicanze infettive, è stato iniziato un ritrattamento endodontico che non è stato tuttavia ultimato, in quanto per motivi personali non è stato possibile alla paziente proseguire nelle cure.

Figura 1 – Elemento 4.6 con ascesso, in corso di trattamento endodontico

La radiografia OPT che viene portata in visione testimonia, oltre agli esiti della pregressa cura endodontica a carico del 4.6, la presenza di lesioni multiple prevalentemente radiotrasparenti con opacità focali al loro interno, in entrambi i quadranti mandibolari.

Viene richiesto alla paziente, come esame diagnostico di secondo livello, una TC- Cone beam che, nelle sue ricostruzioni para-assiali, conferma la presenza di opacità ossee diffuse nell’ambito di lesioni prevalentemente radiotrasparenti, in diverse sezioni si apprezza inoltre espansione delle corticali mandibolari. Ottenuto il consenso informato della paziente, si prescrive una terapia antibiotica con amoxicillina clavulanata 875/125 mg, 1 compressa ogni 12 ore per 6 giorni e si programma la rimozione chirurgica del 4.6, ritenuto ormai non più recuperabile, e contestualmente l’exeresi della lesione ossea che ne circonda la radice, il tessuto prelevato verrà poi sottoposto a esame istologico.

2. Rx Opt: presenza di lesioni ossee multiple di aspetto misto in entrambi i quadranti mandibolari

Dopo aver scollato un lembo a spessore totale si esegue mediante strumenti sonici la sezione di un blocco osseo contenente al suo interno l’elemento 4.6. Il pezzo operatorio, fissato in formalina al 10%, viene inviato all’anatomopatologo.
L’esame istopatologico documenta la presenza di tessuto fibroso, tessuto osseo (sia neoformato che lamellare) e tessuto similcementizio. Viene posta la diagnosi istologica di displasia ossea.

 

Figura 3-4 – Tc Cone beam: ricostruzioni para-assiali che mostrano opacità focali circondate da radiotrasparenze diffuse ed espansione delle corticali

Le evidenze istologiche corredate al quadro clinico e radiologico fanno propendere per una displasia ossea (denominata anche displasia cemento ossea) nella variante florida (FOD). Con tale denominazione si fa riferimento al gruppo clinico, della displasia ossea, che si caratterizza per la presenza di lesioni esuberanti che coinvolgono più quadranti1 dei mascellari con tendenza alla bilateralità2 e predilezione per la mandibola.

Figura 5 – Sezione di un blocco osseo contenente l’elemento 4.6 e il tessuto lesionale periradicolare
Figura 6 – La radice dentaria viene estratta con il tessuto perilesionale
Figura 7 – La cavità ossea residua

Le caratteristiche di assoluta benignità della patologia che è stata diagnosticata non esime dal programmare per la paziente un futuro follow up clinico radiologico che consentirà di monitorare lo stato di salute oro-dentale e l’evoluzione delle lesioni ossee che la letteratura scientifica ci dice avere un decorso autolimitantesi; la paziente pertanto verrà richiamata a distanza di sei mesi dall’intervento oggetto di questo case report per esser sottoposta a visita di controllo e studio radiologico anche in previsione della successiva riabilitazione protesica dell’edentulismo che si è venuto a creare.

Discussione

La displasia cemento ossea è un processo reattivo a eziopatogenesi ignota3 che sembra originare dal legamento alveolo-dentario4,5.

Ne esistono diverse forme cliniche6: quando localizzata a pochi elementi dentari nella mandibola anteriore è chiamata displasia ossea periapicale, se localizzata a un quadrante posteriore dei mascellari è detta displasia ossea focale; le altre due forme cliniche vedono un coinvolgimento più esteso spesso bilaterale dei mascellari e sono la displasia ossea florida (FOD), più frequente in donne di mezza età e razza nera7,8, e il cementoma familiare gigantiforme, tipico di soggetti giovani, a trasmissione autosomica dominante con penetranza incompleta, che si caratterizza per una considerevole espansione delle corticali ossee ed è spesso causa di deformità ossee. Talvolta l’espansione delle corticali ossee è presente anche nella displasia ossea fibrosa variante florida.

Figura 8 – Sutura a punti staccati della ferita chirurgica

La displasia ossea florida è stata descritta per la prima volta da Melrose et al9 nel 1976. Dal punto di vista clinico le lesioni sono il più delle volte asintomatiche e vengono scoperte occasionalmente nel corso di esami radiografici eseguiti per altri motivi; tumefazione e dolore possono comparire in caso di processi infettivi intercorrenti. Tali lesioni sono istologicamente costituite da tessuto fibroso tessuto osseo e tessuto similcementizio, vanno in diagnosi differenziale con altre lesioni fibro-ossee quali displasia fibrosa10, fibroma ossificante11, morbo di Paget e osteomielite sclerosante.

Nel morbo di Paget il coinvolgimento è spesso poliostotico12 con lesioni che possono localizzarsi anche a livello di colonna vertebrale, femore, cranio, sterno ecc. e si assiste inoltre a un aumento dei livelli sierici di fosfatasi alcalina13, evidenza questa che è assente nella displasia ossea.

Figura 9 – Il pezzo operatorio viene fissato in formalina al 10% e inviato all’anatomopatologo

L’imaging radiografico della displasia cemento ossea, nelle fasi iniziali, è caratterizzato da radiotrasparenze simili a granulomi periapicali (gli elementi dentari coinvolti dalle lesioni restano tuttavia vitali), le lesioni divengono poi miste, con un aspetto radiologico che è definito dagli autori anglosassoni “cotton-wool”14, e infine radiopache.

La modifica dell’aspetto radiografico è espressione della progressiva maturazione del tessuto lesionale che passa da una prevalente componente fibrosa ad un tessuto via via più calcificato con le caratteristiche dell’osso o del cemento15. La diagnosi in genere viene posta sulla base delle evidenze radiografiche e del quadro clinico, l’esame istologico può essere eseguito, come nel caso clinico presentato, quando è necessario intervenire per risolvere chirurgicamente delle problematiche infettive intercorrenti, l’esame bioptico eseguito di routine sarebbe da evitare per il rischio di infezioni, sequestri ossei e osteomieliti3 che alcuni autori mettono in relazione alla scarsa vascolarizzazione delle lesioni15.

Figura 10 – Il referto istologico depone per una diagnosi di displasia ossea

La FOD, così come le altre varianti cliniche di displasia ossea, non richiede alcun tipo di trattamento a meno che non insorgano deformità ossee o complicanze di tipo infettivo. Le complicanze non sono mai presenti quando le lesioni sono ormai mature e radiopache, gli elementi dentari associati alle lesioni restano vitali e non necessitano di cure né di estrazioni.

Conclusioni

I pazienti affetti da questa patologia vanno seguiti con regolare follow up, sottoposti a sedute di igiene orale professionale e vanno motivati al mantenimento di una perfetta igiene orale domiciliare per evitare problematiche dento-parodontali, alle quali potrebbero conseguire complicanze infettive importanti16,17 e di difficile gestione.

Corrispondenza
enzodiiorio@hotmail.it

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Displasia cemento-ossea nella variante florida. Case report - Ultima modifica: 2018-02-06T12:32:35+00:00 da Redazione

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