Diabete mellito: cavo orale e terapia ortodontica. Una revisione della letteratura

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Classificazione e patogenesi2
La classificazione del diabete mellito è basata sul tipo di processo patologico che è alla base della mancata o alterata secrezione di insulina da parte delle cellule Beta del pancreas. Distinguiamo il DM di tipo 1 e il DM di tipo 2. Generalmente, i pazienti affetti da DM 1 sono coloro a cui la malattia viene diagnosticata in giovane età, tipicamente durante l’adolescenza; il diabete di tipo 2 è invece considerato un disordine metabolico dell’età adulta. In entrambe le manifestazioni della malattia, i sintomi sono correlati alle variazioni anomale, soprattutto in direzione di un aumento, del livello di glucosio nel sangue che causa poliuria, polidipsia, nocturia, perdita di peso, stanchezza cronica. Quello che accade nel DM tipo 1 è la distruzione, a causa di un processo autoimmune, delle cellule beta del pancreas cui consegue un’assoluta mancanza di insulina per cui il paziente necessiterà di iniezioni della suddetta sostanza per far fronte all’aumento di glucosio nel sangue in seguito all’assunzione di cibo, pena l’iperglicemia e la chetoacidosi.

Ancora oggi l’eziologia di questa patologia non è ben nota, si pensa che vi sia un ruolo dell’ambiente associato a una predisposizione genetica. Per ciò che concerne il DM tipo 2, esso è frequentemente preceduto da una condizione di insulino-resistenza ed è caratterizzato da un’alterata risposta dei tessuti alla concentrazione di insulina: essi richiederanno livelli di insulina più alti del normale per adempiere alle funzioni fisiologiche; ancora oggi i meccanismi alla base dell’insulino-resistenza non sono del tutto conosciuti. Una terza forma di DM è il GDM ovvero il diabete mellito legato alla gestazione. Si manifesta come un’intolleranza al glucosio che viene diagnosticata durante la gravidanza in donne che non manifestano la malattia; di solito si risolve dopo il parto ma questi soggetti mantengono un rischio del 50% di sviluppare DM tipo 2. Il GDM è dovuto all’incapacità delle cellule pancreatiche di produrre una maggiore quantità di insulina rispetto ai valori fisiologici, proprio a causa della gravidanza.

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Epidemiologia
In uno studio di Ship del 20033 si riporta che nel 1999 il “National Centers for Health Statistic” valutava intorno ai 10 milioni il numero di americani che convivevano fino a quell’anno con il diabete. Inoltre, se nel 1997 la stima mondiale di persone affette dalla patologia si aggirava intorno ai 124 milioni, si era proiettata per il 2010 una stima di 221 milioni. Già nel 2006 si è stimato che 246 milioni di persone nel mondo fossero affette da diabete mellito, ovvero circa il 5,9% della popolazione (IDF press Release: Diabetes Epidemic out of Control, 2006).

La Federazione Internazionale del Diabete ha stimato una prevalenza dello 0,02% del diabete di tipo 1 in bambini e adolescenti, che in termini numerici corrisponde a circa 430.000 bambini, e si stima, in base alla popolazione mondiale, che il rischio di sviluppare diabete di tipo 1 sia di circa lo 0,4%4.

Alcuni studi stimano che dal 3% al 10% dei pazienti diabetici siano affetti da DM tipo 1, la cui incidenza varia notevolmente in base ai paesi e alla razza5.

Il diabete, quindi, è una malattia che presenta notevoli discrepanze razziali. Già una ricerca condotta nel 1996 valutava come la percentuale di pazienti bianchi malati di età superiore ai 65 anni era dell’8,7%, quella dei neri era del 19,9%; inoltre la prevalenza del diabete tra gli ispanici negli Stati Uniti era circa due volte la prevalenza dei bianchi non ispanici3. Si riscontra una notevole variazione di incidenza tra i due emisferi che vede l’Europa insieme all’America del Nord come le regioni più colpite; all’interno dell’Europa si riscontra una variazione tra le diverse aree secondo cui l’incidenza più alta è in Finlandia (35,3 malati per 100.000 abitanti) fino alla Grecia (4,6 malati per 100.000 abitanti).

Non si riscontra una differenza tra il sesso maschile e quello femminile.

Il diabete di tipo 2 si stima colpisca tra il 5 e il 7% della popolazione mondiale6. Durante l’ultimo ventennio la prevalenza del diabete è incrementata dal 30 al 40% così come le sue complicanze: ciò è legato anche a un incremento dell’aspettativa di vita7.

Nonostante le campagne di prevenzione primaria che mirano a ridurre gli effetti a lungo termine della malattia e ad assicurare una vita migliore ai pazienti, si stima che circa un terzo degli adulti con diabete negli Stati Uniti sia non diagnosticato.

Per tutte queste condizioni e stime numeriche è importante sottolineare come la professione dell’odontoiatra giochi un ruolo importante nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti malati. L’odontoiatra dovrebbe stimolare anche il paziente a essere scrupoloso nell’effettuare i corretti controlli in merito alla regolazione del glucosio, al mantenimento di un’adeguata igiene orale e di una dieta salutare3.

Diagnosi
L’Associazione Americana del Diabete ha definito il criterio diagnostico per questa malattia quale “test rapido al glucosio” (senza assunzione di cibo per le otto ore precedenti) basato sul livello di glucosio pari o superiore a 126 mg/dL a digiuno: se il valore è maggiore o uguale a 100 mg/dL siamo in una condizione definita “prediabete”; un’altra possibile valutazione è il “test di tolleranza al glucosio” dopo somministrazione di 75 grammi di soluzione orale: si parla di malattia conclamata se il livello di glucosio è maggiore o uguale a 200 mg/dL a distanza di due ore dal test e si parla di “prediabete” se il livello resta compreso tra 140 e 199 mg/dL.

La misurazione dell’emoglobina glicosilata HbA1 è ottima per le valutazione a lungo termine: il suo valore deve essere minore del 7%3.

Complicanze
Le complicanze del diabete sono dovute al fatto che tale malattia induce un’alterazione del sistema che gestisce il metabolismo di proteine, carboidrati e grassi.

Per quanto riguarda il DM tipo 1 esse compaiono come il risultato della malattia a livello del microcircolo; nel DM tipo 2 sono colpiti sia i vasi minori sia i grossi rami arteriosi e venosi. Per ciò che concerne il cavo orale è sicuramente la malattia parodontale, come approfondiremo, la manifestazione più comune, esacerbata dall’iperglicemia.

La malattia a carico del microcircolo comporta una disfunzione endoteliale e l’ischemia dei tessuti che a loro volta sono la causa di retinopatia, neuropatia, nefropatia; la malattia a carico dei vasi maggiori comporta la patologia aterosclerotica e può essere causa di infarti del miocardio e malattie vascolari del sistema periferico.

Chiaramente in una condizione di predisposizione alla patologia dei grossi vasi, i fattori di rischio comuni quali fumo, ipertensione e dislipidemia assumeranno un’importanza maggiore rispetto al paziente non diabetico. I danni a lungo termine consistono in retinopatia, nefropatia, neuropatia periferica e del sistema nervoso autonomo e disturbi cardiovascolari8. Inoltre nel paziente diabetico è stata riscontrata una particolare frequenza di malattia parodontale9 e di problematiche nella regione facciale e mandibolare. Questo suggerisce che il paziente diabetico risponderà in maniera differente rispetto a quello sano anche al trattamento ortodontico.

Continua …

Diabete mellito: cavo orale e terapia ortodontica. Una revisione della letteratura - Ultima modifica: 2013-11-11T14:21:49+00:00 da Redazione

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