Cone Beam: nel 3D trovi ciò cerchi e anche alcune cose in più

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La Cone beam è sempre più utilizzata in odontoiatria ed è sempre più presente all’interno degli studi, sia per il continuo sviluppo tecnologico che l’ha resa versatile e utile a molte applicazioni per il clinico, sia per la ridotta dose di raggi che oggi è possibile utilizzare per ottenere un’immagine 3D.

Cone Beam: meno raggi e più dettagli

E’ proprio quest’ultimo l’aspetto che ha permesso di adoprare, con FOV ridotti, la Tc Cone beam in branche come l’endodonzia, la parodontologia e l’ortodonzia, quando fino a poco tempo fa l’imaging 3D era utilizzata quasi esclusivamente per interventi chirurgici “delicati”.

Importante è ricordare che in ogni caso è obbligatorio l’ottenimento del consenso scritto da parte del paziente per eseguire questo esame.

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Ottenere il consenso è fondamentale in tutte le terapie, ma il fatto che sia la legge stessa a prevedere l’obbligo di un documento scritto per la sola Cone Beam fa capire quanto l’ottimizzazione e la giustificazione della dose radiante sia fondamentale.

Cone Beam in parodontologia

Ci sono alcune branche odointoiatriche che beneficiano particolarmente dalla maggior diffusione dell’utilizzo della Cone Beam.

Una revisione sistematica ha estrapolato dei dati interessanti in merito all’accuratezza di tale esame in ambito parodontale:

  • 5 studi si sono concentrati sui difetti infraossei: viene confermata la precisione della metodica tridimensionale nel valutare i siti vestibolari e linguali.
  • Per quanto riguarda l’altezza della cresta alveolare, la CBCT ha dimostrato un minore tendenza a sottostimare la perdita tissutale rispetto alle radiografie periapicali
  • La cone beam dimostra una notevole accuratezza (78-88%) nella diagnostica dei difetti della forcazione.

Cone Beam in endodonzia

Esiste una serie di variabili sospettabili clinicamente, ma che difficilmente forniscono riscontro diretto, anche ad un operatore esperto. Tra queste troviamo:

  • presenza di canali accessori
  • anatomie canalari bizzarre tipiche di alcuni elementi
  • lesioni combinate
  • processi calcifici
  • processi di riassorbimento radicolare
  • complicanze dovute ad un primo trattamento incongruo

 Per tutti questi motivi, i sistemi di micro CBCT, basati su FOV estremamente contenuti e dosi radianti accettabili, sono divenuti una una realtà clinica percorribile. Essa trova naturalmente applicazione nella diagnosi di patologie endodontiche estremamente complesse (tra cui troviamo le lesioni endo-perio), nei casi di elementi ripetutamente trattati, traumatizzati, affetti da segni di riassorbimento radicolare esterno, o in vista di interventi di endodonzia chirurgica. 

Cone Beam: reperti occasionali

Tra i risvolti positivi legati ad un maggior numero di esami 3D all’interno degli studi odontoiatrici c’è il fatto che in queste immagini è possibile che vengano riscontrati dei reperti occasionali, vale a dire delle alterazioni anatomiche che possono comportare o non comportare potenziali problemi al paziente.

Un’indagine prodotta in Italia e pubblicata nel 2017 su ORAL & Implantology ha riscontrato che in una percentuale di TC compresa tra l’8% e il 24% è possibile trovare alterazioni degne di nota prima non sospettate, informazioni in più che possono creare un importante beneficio per la salute dei pazienti e che non richiedono nulla più di quello che si sarebbe fato per gestire il caso, se non un po’ più di attenzione nell’osservazione delle scansioni 3D.

 

Cone Beam: nel 3D trovi ciò cerchi e anche alcune cose in più - Ultima modifica: 2021-01-15T18:06:24+00:00 da redazione

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