Clorexidina in conservativa: un ausilio per stabilizzare il legame adesivo nel tempo?

1. Zimogramma relativo all’attività delle MMP-2 nella dentina estratta. Linea 1: assenza di attività litica da parte delle MMP nelle proteine estratte dalla polvere di dentina mineralizzata; Linea2: presenza di MMP-2 e MMP-9 nella dentina trattata con mordenzante; Linea 3: elevata presenza di MMPs nella dentina incubata con SB1XT per 24 h; Linee 4 e 5: si vede la completa inibizione delle MMPs in seguito all’incubazione con 0,2 o 2% di CHX e SB1XT.

Gli effetti della clorexidina sull’interfaccia adesiva: studio in vitro a 2 anni

Chlorhexidine stabilizes adhesive interface: a 2-year in vitro study

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Breschi L, Mazzoni A, Nato F, Carrihlo M, Visintini E, Tjäderhane L, Ruggeri A, Tay FR, De Stefano Dorigo E, Pashley DH. Dental Materials 2010;26:320-5.

Nonostante il successo dei nuovi sistemi adesivi, la longevità del legame resta un fattore variabile dipendente, in particolar modo, dalle forze occlusali, dallo stress di espansione e contrazione in relazione ai cambiamenti di temperatura e da fattori chimici. Lo strato ibrido creato dai sistemi adesivi etch and rise a due step, contenenti alte percentuali di monomeri idrofilici, determina la formazione di un’interfaccia molto porosa che inficia la stabilità del legame nel tempo. Inoltre, le metalloproteasi presenti nella dentina, una volta attivate dai fattori endogeni collagenolitici identificati a livello della matrice organica dentinale, degradano le fibre collagene tipo I esposte sulla superficie dello strato ibrido. Questi enzimi sono coinvolti nel turnover del tessuto connettivo riuscendo a degradare quasi tutti i componenti della matrice extracellulare. Recenti studi hanno identificato le isoforme di MMP presenti a livello della dentina umana (MMP-2, 3, 8, 9 e 20). La clorexidina è conosciuta per il suo potente effetto antibatterico nel cavo orale; meno diffuso risulta invece il suo effetto inibente sulle MMP della dentina. Partendo da questi presupposti è possibile capire perché il ruolo della clorexidina come ausilio nella pratica conservativa sia ad oggi molto dibattuto.

Una delle benefiche proprietà della clorexidina digluconata (CHX) è quella di inattivare le MMP-2, 8 e 9. Tuttavia restano da chiarire l’uso della CHX come primer terapeutico per stabilizzare l’interfaccia adesivo-dentinale a lungo termine, il suo effetto sull’attività collagenolitica della dentina, il ruolo delle MMP nella degradazione dello strato ibrido e il meccanismo alla base dell’inibizione delle MMP da parte della CHX. La CHX in soluzione acquosa al 2% sembra coadiuvare la stabilità nel tempo del legame adesivo sulla dentina sia in vitro che in vivo su denti permanenti e decidui. Questo studio cerca di fare chiarezza su questi punti valutando il ruolo della CHX (0,2 e 2%) sull’interfaccia adesivo-dentinale creato con sistema adesivo etch and rinse a due step.

1. Zimogramma relativo all’attività delle MMP-2 nella dentina estratta. Linea 1: assenza di attività litica da parte delle MMP nelle proteine estratte dalla polvere di dentina mineralizzata; Linea2: presenza di MMP-2 e MMP-9 nella dentina trattata con mordenzante; Linea 3: elevata presenza di MMPs nella dentina incubata con SB1XT per 24 h; Linee 4 e 5: si vede la completa inibizione delle MMPs in seguito all’incubazione con 0,2 o 2% di CHX e SB1XT.
1. Zimogramma relativo all’attività delle MMP-2 nella dentina estratta. Linea 1: assenza di attività litica da parte delle MMP nelle proteine estratte dalla polvere di dentina mineralizzata; Linea2: presenza di MMP-2 e MMP-9 nella dentina trattata con mordenzante; Linea 3: elevata presenza di MMPs nella dentina incubata con SB1XT per 24 h; Linee 4 e 5: si vede la completa inibizione delle MMPs in seguito all’incubazione con 0,2 o 2% di CHX e SB1XT.

Lo studio valuta il ruolo di MMP endogene della dentina nell’auto-degradazione delle fibre collagene a livello di interfaccia adesivo-dentinale. Le ipotesi nulle testate erano: a) l’applicazione dei sistemi adesivi e della clorexidina digluconata (CHX) non modificano l’attività delle MMP dentinali; b) l’uso della CHX non aumenta la stabilità dell’interfaccia adesiva nel tempo. Per valutare l’attività delle MMP-2 sono stati effettuati degli zimogrammi di proteine estratte da dentina umana incubata in Adper Scotchbond 1XT (SB1XT) precedentemente trattata con 0,2-2% CHX per 30 secondi o non trattata. La forza di legame e il microgap all’interfaccia del sistema adesivo sono stati testati immediatamente e dopo 2 anni di conservazione in saliva artificiale a 37 °C. Gli zimogrammi hanno mostrato che l’applicazione di SB1XT su polvere di dentina umana aumenta l’attività delle MMP-2, mentre l’applicazione di CHX pre-trattamento inibisce l’attività gelatinolitica nella dentina, indipendentemente dalla concentrazione della CHX usata (Figura 1). La CHX diminuisce significativamente la perdita della forza del legame e la comparsa di microgap a livello della dentina trattata con mordenzante, primer e bonding e conservata per 2 anni in saliva artificiale. Questo studio dimostra il ruolo dell’SB1XT nell’attivazione delle MMP-2 e l’efficacia della CHX nell’inibizione delle MMP anche quando usata a basse concentrazioni (0,2%).

Implicazioni cliniche

Questo studio chiarisce non solo il ruolo delle MMP-2 dentinali nella degradazione dello strato ibrido ma anche il tanto dibattuto effetto inibente della clorexidina sull’attività delle MMP-2. Nella clinica quotidiana è quindi consigliato il pretrattamento con clorexidina in soluzione acquosa allo 0,2 o 2% per 30 secondi della dentina precedentemente mordenzata, seguito dall’applicazione, secondo i protocolli delle case produttrici, del sistema adesivo scelto dall’operatore.  

L’effetto della clorexidina sulla stabilità del legame adesivo di due sistemi self-etch con e senza l’aggiunta di sostanze antibatteriche

Effect of chlorhexidine on bonding durability of two self-etching adhesives with and without antibacterial agent to dentin

Shafiei F, Alikhani A, Alavi A. Dent Res J 2013 Nov-Dec;10(6):795-801.

Nonostante gli effetti benefici della ormai testata attività antibatterica della clorexidina, il raggiungimento di un legame restauro-dentina longevo nel tempo è uno dei fattori critici che può inficiare il successo del restauro conservativo. Nello studio di seguito presentato viene testata l’azione di due agenti antibatterici (CHX e MDPB) sulla forza di legame (BS) di due sistemi adesivi self etch.

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1. Grafico che rappresenta la media della resistenza al taglio degli otto gruppi sperimentali.

In questo studio in vitro è stato valutato l’effetto della clorexidina sulla resistenza al taglio, a breve e lungo termine, dei sistemi adesivi alla dentina con e senza l’aggiunta di altri agenti antibatterici. Sono stati selezionati 80 premolari integri e sono state loro rimosse le superfici occlusali in modo da esporre la dentina coronale. Gli 80 elementi dentali sono stati in seguito divisi in quattro gruppi: due gruppi controllo in cui sono stati usati due sistemi adesivi - Clearfil SE Bond (SE) e Clearfil Protect Bond (PB) contenente MDPB (monomero conosciuto per il suo potente effetto battericida), seguendo il protocollo suggerito dalla casa produttrice - senza l’applicazione di clorexidina e due gruppi test in cui è stata applicata clorexidina al 2% prima della fase adesiva. In seguito è stato aggiunto uno strato di resina composita. Metà dei campioni di ogni gruppo è stato sottoposto al test di resistenza al taglio dopo 24 h, mentre l’altra metà è stata conservata in acqua per 6 mesi e ha subito 1000 termocicli prima di effettuare il test. I dati ottenuti sono stati in seguito analizzati con il t test (P=0,05) e l’analisi della varianza a tre vie (ANOVA) (Figura 1). Dall’analisi dei dati, la forza di legame dei due sistemi adesivi si riduce significativamente con il tempo. L’applicazione della clorexidina sembra diminuire significativamente la forza del legame iniziale dei due sistemi adesivi alla dentina (SE e PB) (Figure 2 e 3); questo legame risulta invece stabile dopo conservazione in acqua (non ci sono differenze statisticamente significative tra i gruppi controllo e test trattati con CHX dopo 6 mesi in acqua). Tuttavia i risultati di questo studio non supportano la completa accettazione dell’ipotesi nulla. 

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2. Immagine al SEM raffigurante l’interfaccia adesiva nel gruppo controllo (senza CHX) in cui non si osservano microgap. C = composito, D = dentina.
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3. Immagine al SEM raffigurante l’interfaccia adesiva nel gruppo test (con CHX) in cui si notano dei microgap tra dentina e composito indicati con la freccia.

Implicazioni cliniche

Nonostante l’applicazione di CHX comprometta la forza di legame a breve termine, sembra diminuire la perdita di forza di legame dopo sei mesi di conservazione. Questi risultati possono essere legati all’effetto protettivo della CHX sull’inferfaccia adesiva. La CHX applicata sullo smear layer che ricopre la dentina e in seguito ricoperta dal sistema adesivo, può proteggere le fibre collagene esposte durante la fase di adesione. I risultati di questo studio indicano che PB determina una forza di legame significativamente inferiore alla dentina rispetto a SE sia a breve che a lungo termine, a prova del fatto che l’aggiunta di un agente battericida influisca negativamente sull’adesione. In conclusione, nonostante la CHX sia capace di diminuire la perdita di legame a lungo termine dei sistemi adesivi self etch a due step, può nel contempo compromettere il legame iniziale degli stessi. Quindi prima di poter consigliare l’applicazione combinata di CHX e sistemi adesivi self etch a due step sono necessari altri studi in vivo e in vitro.

Clorexidina in conservativa: un ausilio per stabilizzare il legame adesivo nel tempo? - Ultima modifica: 2014-12-11T11:55:34+01:00 da Enrico Colnaghi
Clorexidina in conservativa: un ausilio per stabilizzare il legame adesivo nel tempo? - Ultima modifica: 2014-12-11T11:55:34+01:00 da Enrico Colnaghi

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