I malati di Alzheimer, quasi dimenticati dagli odontoiatri

L’eco dello Giornata mondiale dell’Alzheimer, che ogni anno si celebra il 21 settembre, è ancora nell’aria. Un’iniziativa promossa dalla Federazione internazionale Alzheimer’s Disease International (Adi), pensata per sensibilizzare i cittadini e le istituzioni su questa patologia invalidante e sulla demenza che solo in Italia interessa oltre un milione di persone.

Mario Ghezzi
Mario Ghezzi, medico, specialista in Odontostomatologia, è in forza presso l’UOC di Odontoiatria dell’Ospedale Sacco di Milano diretta da Antonella Sparaco: insieme, con il supporto dell’Associazione Alzheimer Milano, hanno dato vita al progetto “Assistenza odontoiatrica per malati di Alzheimer”.

Nel nostro Paese, negli ultimi anni l’assistenza ai malati di Alzheimer è migliorata sensibilmente, anche grazie al lavoro della Federazione Alzheimer Italia, ma c’è ancora molto da fare. Soprattutto sotto il profilo odontoiatrico, suggerisce Mario Ghezzi, medico, specialista in Odontostomatologia, in forza presso l’UOC di Odontoiatria dell’Ospedale Sacco di Milano diretta da Antonella Sparaco. Qui, nel maggio 2016, grazie all’Associazione Alzheimer Milano, è nato “Assistenza odontoiatrica per malati di Alzheimer”, un progetto pensato ad hoc per questi pazienti con bisogni particolari. I familiari possono attivare il servizio contattando il numero Pronto Alzheimer: 02-809767 (dal lunedì al venerdi, dalle 9.00 alle 18.00).

Come nasce il problema

“Con il progredire di questa malattia neurologica”, spiega Mario Ghezzi, l’ideatore del progetto, “i pazienti malati di Alzheimer perdono la capacità di comprendere perché e come lavare i denti, ma anche la destrezza manuale necessaria per farlo, così finiscono per non lavarli più; d’altro canto, i caregiver non sono preparati a sostituirsi a loro e quindi il problema col tempo degenera”.

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Parlando con i familiari poi, fa sapere Ghezzi, la questione appare ancor più chiara. “Abbiamo capito che questi pazienti di fatto sono esclusi dall’assistenza odontoiatrica, sia pubblica sia privata“, spiega il medico dell’Ospedale Sacco, “in quanto non sanno a chi rivolgersi e molte volte è l’odontoiatra stesso di famiglia che non se la sente di curare questi pazienti. In effetti, per noi questo è un campo nuovo: in letteratura a livello europeo si comincia a parlare solo ora di questi pazienti. Le ricerche sono orientate a comprendere i bisogni di questi malati e a come operare, al fine di individuare delle linee guida che ancora non ci sono, ma che sarebbero molto utili per gli odontoiatri”.

Le patologie odontostomatologiche più diffuse nei malati di Alzheimer

Sono diverse le patologie di interesse odontoiatrico che colpiscono i malati di Alzheimer, ma tutte accomunate dalla medesima causa: mancanza di igiene orale e trascuratezza. “Nei nostri ambulatori vediamo pazienti con parodontopatie gravi”, fa sapere Ghezzi, “con carie molto diffuse, tanto che sovente a questi pazienti restano solo le radici, ma anche gengive infiammate e protesi mobili prive di supporti”. In queste condizioni il paziente fatica a masticare e dunque ad alimentarsi, spesso ha dolore che però non riesce a comunicare, se non con atteggiamenti difficili da comprendere.

Gli interventi più frequenti

Oltre all’igiene, che insegnata ai familiari e ai caregiver è l’azione più semplice, ma anche quella foriera dei benefici più rilevanti per il paziente, l’intervento più frequente è l’estrazione dei denti e delle radici. “Le bocche sono così devastate”, dice Ghezzi, “che non si può pensare di eseguire trattamenti protesici importanti, né tanto meno conservativi in pazienti che poi non sarebbero in grado di prendersi cura del proprio cavo orale. Gli interventi sono condotti in anestesia locale, ma tra poco introdurremo la sedazione cosciente che in questi pazienti potrebbe essere di grande aiuto. L’anestesia generale invece è sempre sconsigliata, perché nelle persone affette da demenza i farmaci anestetici potrebbero causare un peggioramento irreversibile del loro stato cognitivo, già compromesso”.

L’empatia, alla base del successo

La prima visita, suggerisce Mario Ghezzi, è meglio farla sempre al domicilio, in presenza di un familiare o del caregiver che conosce il paziente e può essere d’aiuto. “Nella propria casa, il malato”, spiega il medico, “è più tranquillo ed è più facile stabilire con lui un rapporto. Perché la cosa più importante con questi pazienti è la relazione, il dialogo che non può svolgersi a livello verbale, ma attraverso il corpo e l’atteggiamento che il clinico deve avere nei confronti della persona. In studio invece le cose sono più difficili, perché l’ambiente è nuovo e il paziente si trova spaesato, ma essersi incontrati prima è comunque d’aiuto. Perché evidentemente il paziente trova familiare il tono della voce, la gestualità o qualche altro dettaglio che permette di tranquillizzarlo e rende possibile, quasi sempre, la visita odontoiatrica. Per avere successo, bisogna avere delle doti di empatia forse non comuni, ma che vanno comunque sviluppate se si vuole essere d’aiuto a questi pazienti”.

 

I malati di Alzheimer, quasi dimenticati dagli odontoiatri - Ultima modifica: 2018-09-25T08:57:05+00:00 da Pierluigi Altea

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