Aspetti anatomici-chirurgici relativi alle miniviti ortodontiche

DM_il-dentista-moderno_anatomia-del-parodonto_panoramica_dentista-Composizione dei tessuti parodontali: gengiva e legamento parodontale

Le miniviti ortodontiche possono rappresentare una soluzione efficace al fine di mettere in atto movimenti complessi senza richiedere particolare collaborazione da parte del paziente. In altre parole, questi sistemi ausiliari vengono ben accettati dal paziente e garantiscono elevato tasso di successo a lungo termine. Considerando questo secondo aspetto, è stato osservato come il rischio di fallimento sia in buona parte correlato al dato della stabilità primaria. Essa è a sua volta primariamente legata ad aspetti anatomici che il clinico deve considerare: quantità d'osso, spessore della corticale ossea; spessore e consistenza dei tessuti molli; prossimità a strutture anatomiche, quali ad esempio radici, lacune neurovascolari, cavità nasale e paranasali, frenuli.

Tra i siti di inserimento proposti nei diversi protocolli, si considerino le regioni immediatamente distali ai molari inferiori, ossia trigono retromolare e regione anteriore del ramo mandibolare.

Anatomia dei distretti per il posizionamento di miniviti ortodontiche

Un gruppo di lavoro attivo presso l'Università degli Studi di Messina, a tal proposito, ha recentemente pubblicato (American Journal of Orthodontics and Dentofacial Orthopedics, febbraio 2019) un interessante studio atto a valutare questi siti per quanto riguarda profondità, spessore della corticale, e dimensione vestibololinguale. Si raccomanda la visione del full text al fine di approfondire quanto trattato di seguito.

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L'indagine è stata condotta secondo modello retrospettivo, partendo da 125 TC cone beam appartenenti ad altrettanti pazienti di età compresa fra i 20 e i 45, senza particolari restauri protesici e con anamnesi negativa per chirurgia orale, estrattiva o agenesie, eccezion fatta per quanto riguarda il terzo molare. Il campione risulta infatti quasi equamente diviso fra pazienti con terzi molari presenti (65) e assenti (60): di tutto il campione, in realtà, 60 (trenta e trenta) sono le CBCT effettivamente incluse nello studio.

Tutti i siti indagati mostrano una profondità superiore a 10 mm. È stata osservata una differenza significativamente favorevole (+3 mm) nelle scansioni parallele al piano occlusale rispetto a quelle angolate di 45° rispetto ad esso.

Lo spessore della corticale ossea vestibolare risulta compreso fra i 3 e i 5 mm.

Una riduzione significativa pari a -10 mm si osserva invece seguendo in direzione distale l'andamento del diametro vestibololinguale del trigono retromolare.

Nessuna delle variabili, infine, viene condizionata in maniera significativa dalla presenza o dall'assenza del terzo molare, a riprova del fatto che questo aspetto non debba essere considerato come un ostacolo al posizionamento di miniviti ortodontiche nell'adulto. Rifacendosi quindi alle conclusioni, il trigono retromolare risulta un sito valido dal punto di vista quantitativo e qualitativo e, di conseguenza, predicibile a questo scopo.

Aspetti anatomici-chirurgici relativi alle miniviti ortodontiche - Ultima modifica: 2019-05-21T07:51:28+00:00 da redazione

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