Approccio evidence-based ai dentifrici ai carboni attivi

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Le paste dentifricie e le polveri a base di carboni attivi costituiscono un vero e proprio “elemento di tendenza” nel campo dell'igiene dentale, soprattutto se si guarda alla comunicazione da parte di influencer e affini.

Nel recente periodo diversi produttori hanno immesso sul mercato dentifrici di questo tipo, peraltro con differenze notevoli in termini di prezzo: una rapida ricerca in rete mostra come il range vada dai 2.50 € (compatibile con un normale dentifricio da supermercato) fino a 15 o anche 20 €.

Greenwall e colleghi hanno recentemente proposto su British Dental Journal un report piuttosto dissacrante sulla tematica. In realtà, l'intento risulta comunque quello di fornire indicazioni sullo stato attuale delle evidenze al professionista odontoiatra o igienista dentale. A questa figura il paziente tende naturalmente a rivolgersi nel momento in cui si interessa a un certo tipo di trattamento o prodotto: la risposta che deriva non potrà essere commercially oriented ma, necessariamente, evidence based.

Si parta dal presupposto che gli elementi fondamentali della procedura di spazzolamento costituiscono il tipo di spazzolino, la tecnica e il tempo impiegati.

Charcoal-based toothpastes work in a similar manner to regular toothpastes, with, it is assumed, the type of toothbrush used, the toothbrushing technique and time taken brushing being more important to the cleaning effect than the constituents and consistency of the toothpaste

Dentifrici ai carboni attivi: cosa dice una revisione della letteratura

In un revisione della letteratura del 2017, Brooks considera un totale di 118 articoli riferiti a 50 diversi dentifrici ai carboni attivi, reputando complessivamente insufficienti le evidenze relative ai vantaggi correlati: estetica (con particolare riferimento all'azione sbiancante, indicata nel 96% dei prodotti), azione antimicrobica, riduzione della patologia cariosa. Su quest'ultimo punto, l'autore osserva come solo l'8% dei dentifrici considerati contenesse fluoruri. Si ricordi, in tal senso, la capacità di assorbimento di ioni da parte degli stessi carboni attivi. Questo sarebbe anche il meccanismo naturale alla base dell'effetto anti-alitogeno.

La capacità sbiancante dipende in realtà dalla capacità di rimuovere le macchie, a sua volta conseguente a una maggiore abrasività della pasta dentifricia. La distinzione si fa più chiara nel momento in cui si fa distinzione tra i termini inglesi “whitening”, che è quello promesso dal prodotto, e “bleaching”, che è quello che effettivamente avviene.

In conclusione, è doveroso sottolineare gli aspetti positivi legati a questo tipo di prodotti, che vengono indiscutibilmente percepiti come naturali, organici ed eco-friendly, e, per questo, possono spingere il consumatore attento verso una partecipazione più attiva a quella che rimane però l'unica vera misura preventiva delle patologie odontoiatriche, ossia lo spazzolamento. Il ruolo del clinico, comunque, rimane prima di tutto quello di illustrare la tecnica corretta da attuare e, in secondo luogo, di indirizzare il paziente verso una scelta sensata sul piano scientifico e anche economico.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30730086

https://onlinelibrary-wiley-com.pros.lib.unimi.it:2050/doi/full/10.1111/jopr.13033

Approccio evidence-based ai dentifrici ai carboni attivi - Ultima modifica: 2019-05-30T07:49:19+00:00 da redazione
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