Applicabilità del connective tissue graft nell’implantologia immediata

DM_il dentista moderno_parodontologia_eziologia delle recessioni gengivali

L’implantologia immediata o postestrattiva negli ultimi anni ha allargato il proprio range di applicabilità. Alcuni autori, tuttavia, continuano a rilevare alcuni limiti, legati, ad esempio, all’outcome estetico, soprattutto in sede mascellare anteriore.

Alcuni studi mettono, infatti, la metodica a elevato rischio di recessioni superiori al millimetro, financo in grado di condurre a fallimento estetico la riabilitazione implanto-protesica. Alcuni lavori recenti, però, lasciano spazio a indicazioni positive, alle condizioni che l’impianto fosse inserito nell’esatta posizione tridimensionale, venisse applicato un sostituto osseo, il provvisorio immediatamente fissato e fosse condotto un aumento di tessuto molle.


 

 

Per quanto riguarda quest’ultimo intervento, in particolare, la tecnica del connective tissue graft costituisce attualmente uno standard nella compensazione volumetrica della perdita di tessuto molle vestibolare. Il suo ruolo limitatamente a questo tipo di riabilitazioni, tuttavia, non è ancora del tutto definito.


 

 

Considerando invece i tessuti duri, invece, la riduzione della cresta alveolare a seguito dell’estrazione è clinicamente nota ed è accertato il fatto che essa avvenga in maniera indipendente dall’inserimento dell’impianto. È però possibile che l’inserimento dell’innesto osseo tra impianto e parete alveolare possa contenere il fenomeno di riassorbimento di cresta, oltre che stabilizzare il livello gengivale. Anche in questo caso, però, l’entità di questo vantaggio non è completamente nota.

Partendo da questi presupposti, un interessante studio clinico, condotto da Xi Jiang e colleghi e recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, si è proposto di analizzare quantitativamente l’impatto dell’innesto connettivale sui tessuti molli e anche su quelli duri, nel contesto di un impianto a inserimento e protesizzazione immediati.

Gli autori hanno condotto un trial clinico randomizzato che ha coinvolto un totale di 40 pazienti, ciascuno con un incisivo superiore giudicato clinicamente perso e, pertanto, indirizzato a estrazione. I siti postestrattivi sono stati immediatamente sottoposti al posizionamento di un impianto, quindi a protesizzazione.

I pazienti sono stati suddivisi in gruppi omogenei: nel caso del gruppo test, nel protocollo chirurgico è stato anche incluso il posizionamento del connective tissue graft. I soggetti inseriti nel gruppo dei controlli, evidentemente, non hanno ricevuto l’innesto.

Le valutazioni sono state effettuate a partire dalle acquisizioni digitali delle impronte e delle TC cone beam, ottenute prima dell’estrazione e 6 mesi dopo l’intervento.

I risultati dimostrano, nel gruppo test, una tendenza al collasso vestibolare nell’area sita 2-5 mm apicalmente al margine gengivale. Non sono state evidenziate, invece, differenze significative riguardanti la neoformazione di osso a livello alveolare.

Gli autori hanno pertanto concluso che l’innesto connettivale garantisca capacità compensatoria sui tessuti molli, senza interferire con il rimodellamento osseo.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32542725/

Applicabilità del connective tissue graft nell’implantologia immediata - Ultima modifica: 2020-08-11T07:53:26+00:00 da redazione
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