Aggiornamenti clinico-scientifici sull’osteonecrosi dei mascellari da bifosfonati

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L'osteonecrosi dei mascellari nel (più facilmente nella) paziente in terapia con bifosfonati costituisce una complicanza specifica, in assoluto tra le più temute nella chirurgia odontoiatrica. Per la varietà di farmaci ad azione antiriassorbitiva e antiangiogenetica, oggi, alla dicitura “bisphosphonate-related osteonecrosis of the jaw” (BRONJ) sarebbe da preferire la più ampia “medication-related osteonecrosis of the jaw” (MRONJ).

Dato che i bifosfonati continuano a rappresentare i farmaci più utilizzati nell'ambito dei deficit del metabolismo osseo (osteoporosi in primis), la maggior parte della letteratura e questa stessa trattazione si limitano a considerare la BRONJ.

In più, è doveroso sottolineare come l'accresciuta consapevolezza scientifica e il costante sviluppo in ambito farmacologico fanno sì che anche le modalità d'uso di questi farmaci siano soggetti a continuo aggiornamento. Di pari passo devono pertanto evolversi le indicazioni relative a prevalenza, diagnosi e gestione della complicanza in ambito odontoiatrico.

A tale proposito, il gruppo di lavoro di Kishimoto ha recentemente pubblicato su Japanese Dental Science Review un'interessante revisione sull'argomento. Qui di seguito verranno considerati i punti di maggiore interesse clinico.

In primo luogo, è importante osservare come la presenza di un'esposizione ossea in un soggetto trattato con bifosfonati non definisca necessariamente un quadro di osteonecrosi da bifosfonati. Gli autori sottolineano come almeno due opzioni diagnostiche differenziali debbano essere escluse: la condizione definita come ulcerazione orale con sequestro osseo benigno (OUBS) e, all'opposto, alcune forme di malignità.

La complicanza effettiva risulta purtroppo difficilmente prevenibile, almeno nella forma di osteonecrosi: metodiche preventive quali la profilassi antibiotica sono, invece, efficaci nel ridurre il rischio di osteomielite legata a sovrainfezione batterica.

D'altra parte, viene anche ammessa la tendenza generale alla sovrastima del rischio di osteonecrosi susseguente a estrazione dentaria, soprattutto nel caso di somministrazione di bifosfonati a dosaggio ridotto. Al contrario, una condizione di infiammazione cronica determinata dal mantenimento di un focolaio tossinfettivo potrebbe risultare più dannosa nel lungo periodo, portando a complicanze tra le quali, appunto, l'osteonecrosi. L'estrazione, debitamente abbinata a una profilassi antibiotica, può risolvere tale problema a fronte di un rischio che si mantiene entro limiti ragionevoli.

Da ultima, si consideri l'altra grande incognita legata a questi pazienti, la chirurgia implantare: nei pazienti in terapia con bifosfonati a basse dosi questa non è infatti controindicata, soprattutto in assenza di ulteriori fattori di rischio concomitanti, quali ad esempio il diabete o una protratta terapia corticosteroidea. Una problematica forse sottovalutata è invece rappresentata, anche qui, dall'osteonecrosi come complicanza dell'infiammazione cronica (perimplantite).

Riferimenti bibliografici sull'osteonecrosi dei mascellari da bifosfonati

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6526304/

Aggiornamenti clinico-scientifici sull’osteonecrosi dei mascellari da bifosfonati - Ultima modifica: 2019-06-06T07:12:47+00:00 da redazione
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