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Protocolli di carico implantare nelle edentulie parziali

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La comparsa dei protocolli implantari ha da sola migliorato in modo drastico la prognosi dei casi di edentulia. Con l’evoluzione tecnica, oggi l’obiettivo non è solo restituire l’elemento dentario perduto, ma portare al termine il trattamento nella maniera più adeguata alle esigenze del paziente. Ecco perché sempre più spesso viene preventivata l’opportunità di procedere protesicamente in maniera immediata dopo la chirurgia implantare: si parla pertanto di protesizzazione e di carico immediati. Sono stati compiuti dei progressi anche a monte, ovvero in relazione al posizionamento degli impianti rispetto alla perdita del dente.

Un interessante revisione apparsa su Periodontology 2000 a cura di Morton e Pollini ha riflettuto su alcuni aspetti riguardanti gli attuali protocolli chirurgici e protesici nella riabilitazione implantare delle edentulie parziali.

In primo luogo, è stato reputato utile fare chiarezza sulla terminologia.

Per quanto riguarda il carico protesico, questo, secondo Esposito e Weber, può essere definito immediato se instaurato entro una settimana dall’inserimento dell’impianto, precoce tra una settimana e due mesi e differito o convenzionale oltre i 2 mesi. Morton rimanda alla distinzione tra carico funzionale e non funzionale: questa seconda metodica, che corrisponde alla protesizzazione immediata se condotta entro una settimana, identifica il posizionamento della corona senza che questa riporti alcun contatto in occlusione centrica né nelle disclusali.

Per quanto riguarda il timing del protocollo chirurgico rispetto all’estrazione del dente, Hammerle classifica le seguenti situazioni cliniche: tipo 1) impianto immediato, tradotto comunemente in italiano come impianto postestrattivo; tipo 2) posizionamento con guarigione dei soli tessuti molli; tipo 3) posizionamento con parziale guarigione dei tessuti duri; tipo 4) impianto differito a guarigione ossea completa.

Protocolli disponibili in letteratura per le edentulie parziali

L’articolo prosegue poi confrontando i diversi protocolli disponibili in Letteratura riguardanti la riabilitazione immediata di spazi edentuli singoli e aree parzialmente edentule. Gli autori ne ricavano alcune indicazioni cliniche: ne vengono considerate qui le più salienti.

In primo luogo, se un protocollo chirurgico o protesico e immediato viene condotto correttamente, non potrà influire negativamente sulla sopravvivenza implantare.

La stabilità primaria è un indice fondamentale per la prognosi, in qualsiasi protocollo: nel caso in cui si voglia adottare una metodica “accelerata”, è consigliabile un torque > 25 Ncm o un quoziente di stabilità implantare > 60. Garantito questo fattore, qualsiasi protocollo può essere indicato, se i tessuti vengono ben mantenuti (l’articolo parla genericamente di “pre-trattamento”), nei settori posteriori dei mascellari. Nei settori anteriori, la complicanza principale è rappresentata dalla deiscenza dei tessuti molli. L’aspetto quali-quantitativo del tessuto osseo è l’indicatore fondamentale, dato che i tessuti molli non sembrano reagire direttamente al timing adottato.

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