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Diversi lavori su queste stesse pagine hanno avuto modo di occuparsi del trend clinico positivo legato alle sistematiche laser, le quali stanno incontrando indicazioni sempre maggiori in odontoiatria. I laser possono essere classificati in diverso modo, ma ciò che conta maggiormente è il fatto ogni tipologia abbia una propria indicazione d’uso. Queste possono in effetti spaziare dalla disinfezione non chirurgica del solco gengivale all’osteotomia, all’asportazione di tessuto molle. Possono pertanto trovare impiego in parodontologia come in chirurgia orale. Per quanto la cosa possa non apparire immediata, sono diversi gli studi che hanno osservato le applicazioni in ambito ortodontico: dalla semplice rimozione del bracket ortodontico finanche all’accelerazione dei movimenti dentari. La pratica in cui, ad oggi, il laser fornisce le migliori indicazioni è probabilmente la ridefinizione dei tessuti molli in relazione alle esigenze e ai risultati del trattamento ortodontico. Rispetto a un comune bisturi, il laser pratica una disinfezione del sito target e coagula i vasi, potendo quindi rendere superflua l’emostasi tramite sutura. In alcuni casi, risulta non necessaria pure l’anestesia locale. Ciò non significa che la chirurgia convenzionale sia superata in questo senso: l’uso del laser esige una certa curva di apprendimento per quanto riguarda il controllo ed è soggetto a possibili complicanze di natura termica normalmente non contemplate.

I laser impiegati sui tessuti molli appartengono a due categorie principali, ovvero diodo (lunghezza d’onda 810-980 nm) e erbio (Er:YAG, lunghezza d’onda 2780-2940 nm, molto maggiore del diodo). Il laser a diodo è scarsamente assorbito da denti e ossa e per questo indicato per l’ablazione dei tessuti molli di rivestimento. È applicabile in casi diversi, dalla vera e propria gengivectomia in presenza tessuti molli infiammati e iperplastici, alla rimozione di lesioni patologiche, a pratiche prettamente ortodontico-chirurgiche come la la frenulotomia/frenulectomia e l’esposizione di elementi dentari – si fa riferimento sia a quadri di inclusione gengivale parziale o totale sia a casi dettati principalmente dall’estetica come il gummy smile o il ricollocamento della parabola gengivale. Una tale varietà di indicazioni presuppone protocolli diversi (regolazione della lunghezza d’onda e quindi della potenza) e anche configurazioni diverse dello strumento (punte del carrier). Riconsiderando alcuni fra gli aspetti sopracitati, il laser all’erbio, a dispetto della potenza, risulterebbe il più indicato per il paziente pediatrico, in quanto permetterebbe più spesso di evitare l’anestesia (Aras 2010); al contrario, le indicazioni sul laser Nd:YAG risultano meno univoche. Sono comunque auspicabili ulteriori indagini su entrambi i sistemi. Rimanendo sul tema del controllo del dolore, alcuni Autori riportano feedback positivi anche per quanto riguarda il postoperatorio, lungo il quale verrebbe quindi ridotto il ricorso ad analgesici. Altri preferiscono comunque impostare una terapia farmacologica indipendentemente dal laser.

Seifi M, Matini NS. Laser Surgery of Soft Tissue in Orthodontics: Review of the Clinical Trials. J Lasers Med Sci. 2017 Summer;8(Suppl 1):S1-S6.

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