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Indicazioni all’utilizzo della CBCT in parodontologia

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La radiografia panoramica (OPT) costituisce ad oggi un esame comunemente abbinato a quello clinico obiettivo nel primo approccio al paziente, proprio perché permette l’acquisizione di un quadro di insieme delle problematiche cliniche principali. Per quanto riguarda la malattia parodontale, è accettato il fatto che l’immagine OPT possa fornire alcune indicazioni, ad esempio indirizzando verso un approfondimento clinico, ma che in nessun caso permetta una diagnosi definitiva né la completa definizione di trattamento e prognosi. L’esame radiografico di scelta è tuttora rappresentato dalla radiografia periapicale degli elementi dentari interessati da tasche. Nei casi più complessi, si richiede di coprire l’intera dentatura, realizzando lo status radiografico, detto anche “panoramica di endorali”.

Portando l’attenzione proprio sui quadri parodontali di maggiore severità, pare lecito chiedersi quale possa essere invece il ruolo dell’imaging 3D, dato che la tecnologia CBCT ha raggiunto ormai un compenso accettabile in termini biologici, pratici ed economici, posto comunque che non vi siano ancora indicazioni a sostegno di un suo utilizzo routinario in parodontologia. Anzi, vi sono ancora indicazioni per cui la radiografia endorale sia tuttora superiore a quella tridimensionale, almeno limitatamente a questo ambito. Si può quindi proporre l’impiego della cone beam in alcune particolari condizioni cliniche di interesse parodontale: queste sono state considerate dall’interessante revisione di Scarfe e colleghi.

Difetti parodontali e CBCT

Difetti infraossei: non si fa qui riferimento a difetti ossei comuni, ma a riassorbimenti a forma di “V” indicativi di un sito in una fase avanzata di patologia. La gravità viene quantificata proprio sulla base del grado di apertura della V. È in buona misura la forma – più o meno contenitiva – a determinare il potenziale di una rigenerazione: questo tipo di difetti, se correttamente trattati, vanno incontro a una prognosi che supera i 10 anni. In questi casi l’acquisizione di un’immagine tridimensionale è risultata utile nell’indirizzare il trattamento.

Difetti del piatto vestibolare: si tratta di un’area esposta a fenestrature e deiscenze, lesioni molto temute anche da chi si occupa di implantologia. I tassi di incidenza riportati variano da 9.9% al 51.6% per le aree anteriori e dal 13.9% al 84.5% per quelle posteriori. Canini e primi premolari sono i denti più frequentemente interessati. Si tratta di lesioni differenti da quelle parodontali comuni, le quali hanno carattere progressivo e interessano maggiormente i siti approssimali del dente. Il danno in sede vestibolare è potenzialmente rapido.

Questo tipo di lesioni possono interessare fortemente i pazienti parodontali da sottoporre a trattamenti ortodontici dell’adulto: non si intendono chiaramente casi gravi, ma soggetti che ancora non hanno mostrato riassorbimento osseo. La CBCT fornisce una resa superiore di queste lesioni, soprattutto in aree particolarmente a rischio come il canino superiore.

In un articolo della prossima settimana continueremo ad indagare l’argomento

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