Zuccheri, malattie metaboliche e carie

Luigi Paglia

I progressi nel trattamento delle malattie odontoiatriche sono evidenti negli ultimi anni.

Nuove tecniche vengono proposte di continuo ai clinici e le nuove tecnologie stanno entrando nei nostri studi accompagnando la nostra giornata lavorativa. Nonostante tutto ciò la carie dentale rimane un problema clinico e sociale che affigge una consistente parte della popolazione infantile e adulta.

La carie insomma con i costi individuali e sociali che determina continua nonostante il progresso a preoccupare le autorità sanitarie nazionali e internazionali. Le prospettive più volte annunciate di mettere a punto un vaccino si sono infrante contro l’impossibilità di individuare un unico agente microbico causale.

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La malattia cariosa è infatti una patologia multifattoriale che coinvolge il complesso microbioma orale, l’assunzione di zuccheri e di fluoro e le caratteristiche individuali legate alle capacità di difesa dell’ospite.

Da anni esistono evidenze che gli zuccheri della dieta siano il primo e necessario “innesco” alla malattia cariosa. Sin dal 1967 Sheiman aveva evidenziato che senza zuccheri non può esserci carie. Molti autori poi hanno sottolineato la relazione causa-effetto tra assunzione di zuccheri e carie dentale come Maynihan e Kelly nel 2014. 

La World Health Organization nel 2015 ha emanato una forte raccomandazione sulla necessità di ridurre al di sotto del 10% l’apporto calorico legato agli zuccheri liberi assunti con la dieta con l’indicazione a una ulteriore riduzione al disotto del 5% nel prossimo futuro.

Queste linee guida (http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/149782/1/9789241549028_eng.pdf?ua=1) sono state emanate con il principale obiettivo di ridurre nella popolazione la prevalenza delle malattie croniche non trasmissibili come diabete, malattie cardiovascolari e metaboliche: nello stesso tempo la riduzione degli zuccheri assunti potrebbe fare parte di una seria strategia volta a ridurre anche la prevalenza della malattia cariosa.

Forse potremmo combattere la carie come malattia multifattoriale ma “scatenata” da errate abitudini alimentari. E se questo è vero dovremmo, ad esempio, insegnare ai nostri pazienti che un cucchiaio di ketchup contiene circa 4 g di zuccheri e che una singola lattina di una bibita dolce contiene 40 g di zuccheri liberi: una vera bomba calorica e cariogena! 

Anche il nostro approccio preventivo al paziente adulto e bambino dovrebbe allora necessariamente contenere i consigli per una sana ed equilibrata alimentazione. 

Potremo così forse finalmente avere bambini con meno carie e diminuire l’incidenza delle malattie cardiovascolari e metaboliche una volta che saranno diventati adulti!

Zuccheri, malattie metaboliche e carie - Ultima modifica: 2016-05-25T11:30:40+00:00 da redazione

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