La manifattura additiva o produzione a strati costituisce il procedimento antitetico ai processi produttivi per sottrazione. Ne sono esempi la stereolitografia e la sinterizzazione laser (due delle sette tecniche contemplate dall’American Society for Testing and Materials), che oggi hanno un impiego consolidato in ambito odontoiatrico.

Per quanto la produzione sottrattiva sia l’attuale standard nell’ambito delle ceramiche dentali – si parla non a caso di materiali monolitici – l’impiego delle tecniche additive costituisce un potenziale tema di sviluppo clinico e, quindi, di dibattito scientifico.

Si consideri la zirconia, la quale può essere trattata con le seguenti procedure di manifattura additiva: oltre alle già citate stereolitografia (fotopolimerizzazione in vasca) e la sinterizzazione laser, fusione laser, inkjet 3D printing, binder jetting, modellazione a deposizione fusa, direct energy deposition elaminazione di fogli sono tutte applicabili.

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Recentemente, tutte queste applicazioni sono state illustrate in una revisione narrativa, condotta a cura di Khanlar e colleghi e pubblicata su Dentistry Journal. Ci si è soffermati su quelle di maggiore interesse odontoiatrico.

Li (2019) e altri autori hanno studiato le corone in zirconia prodotte per stereolitografia: queste hanno mostrato una resistenza alla flessione pari a 812 MPa e una distribuzione di Weibull di 7.44. Al contempo, tuttavia, lo studio dell'adattamento interno e marginale non sono stati reputati adatti all’uso clinico, quando confrontati a quanto ottenuto per fresatura. Indicazioni positive, anche da questo punto di vista, sono arrivate invece dalla valutazione di Wang, sempre del 2019.

Si consideri poi l’inkjet 3D printing: a oggi, è tecnologicamente possibile stampare corone in zirconia dello spessore di 100 μm, con una densità del 97%, una resistenza caratteristica di 763 MPa e una resistenza alla frattura di 6,7 MPa.

La zirconia è, già oggi, anche un apprezzata alternativa al titanio nella realizzazione di fixture implantari. Un lavoro particolarmente interessante, a questo proposito, è quello di Moin del 2017, il quale ha prodotto, attraverso la tecnologia DLP, degli impianti analoghi alle radici da sostituire. L’autore ha comunque riscontrato una minore accuratezza nel confronto con una tecnologia additiva applicabile al titanio (nello specifico la fusione laser). I valori di resistenza sono invece da considerare sovrapponibili a quelli ottenibili con tecnica tradizionale.

In ultima analisi, la revisione considera quali siano i limiti tecnici a cui porre rimedio nel prossimo futuro, in un’ottica di implementazione e diffusione delle tecniche di trattamento additivo della zirconia. Dal punto di vista delle performance, il divario con la fresatura deve essere colmato a tutti i livelli in cui ancora risulta presente. Da un punto di vista più pratico, poi, è necessario realizzare macchinari di facile utilizzo, in grado di produrre per addizione restauri in zirconia di dimensioni relativamente elevate, a standard di accuratezza comunque adeguati, il tutto a costi accessibili.

Riferimenti bibliografici a proposito della zirconia per addizione

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34562978/

Zirconia per addizione: le applicazioni dentali - Ultima modifica: 2021-09-27T06:57:21+00:00 da redazione

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