Il numero di agosto de Il Dentista Moderno è sempre un “fuori collana”: per tradizione è un numero che ha caratteristiche speciali, per contenuti o per grafica, insomma un numero da collezione.

L’idea di quest’anno è quella dello Year Book. Di che cosa si tratta? Nel mondo anglosassone si dà questo nome a una raccolta di documenti che copre un anno di pubblicazioni in un certo settore, in modo da avere sott’occhio i progressi, le novità, i temi di discussione più recenti in una visione sintetica e ragionata.

Paolo Pegoraro

Così, per quest’anno si è varata in tempi non sospetti l’iniziativa di raccogliere in un fascicolo unico i punti salienti delle ultime dodici mensilità – da estate a estate, con una certa approssimazione – della nostra rivista. Una raccolta ragionata, suddivisa per aree di specialità (non tutte ovviamente, diciamo pure quelle più frequentate) di sicuro interesse perché anche il lettore più distratto possa fruire di una carrellata rapida, ma non per questo superficiale, dei più recenti progressi in odontoiatria pratica, grazie a una rassegna sull’attualità clinica e sui temi emergenti nella ricerca applicata.

Non avremmo potuto certamente immaginare di marcare, con questo Year Book 2020, l’attività di un anno che ha avuto per tutti una svolta inaspettata e drammatica (nota per i collezionisti: il fascicolo potrebbe per questo acquisire un certo valore nel tempo…). E questa svolta che ha coinvolto noi tutti – è chiaro a che cosa mi riferisco – è puntualmente fotografata in questo fascicolo de Il Dentista Moderno, che passa dalla serena rassegna scientifica dei progressi in conservativa, implantologia, ortodonzia alla segnalazione dei lavori pubblicati a partire dal mese di marzo e pubblicati sull’onda dell’urgenza scientifica e professionale (ma anche umana): a partire dalla primavera è stato dato ampio spazio, come è ben comprensibile, ai temi della prevenzione delle infezioni e della disinfezione dello studio.

I lavori sui protocolli più aggiornati hanno segnalato nuove procedure, come il triage telefonico, e hanno rilanciato presìdi consolidati ma spesso trascurati, come la diga di gomma, il cui utilizzo la pandemia ha drammaticamente rilanciato come misura importante per limitare la contaminazione dell’ambiente operativo.

Oggi non è dato sapere in quanto tempo e con quali precise modalità si potrà ritornare a misure precauzionali meno drastiche di quelle attuali, ma certamente anche per la professione odontoiatrica questo 2020, per il quale lo Year Book è davvero un documento importante da un punto di vista storico, segna un punto di non ritorno. Si entra in un’era che è necessariamente quella di una medicina – e di un’odontoiatria – di precisione, basata su dati certi e sulla letteratura scientifica. Nessuno spazio per l’approssimazione o il semplice buon senso: abbiamo imparato a fare i conti con la realtà dei fatti, che impongono procedure collaudate e rigore continuo.

Come sempre accade in occasioni del genere, anche da questo strano, triste, stancante 2020 nascono alcune opportunità per chi le saprà cogliere: quella della formazione continua resta sempre la più importante, perché attraverso lo studio incessante e l’aggiornamento professionale l’odontoiatra contemporaneo resta in grado di mantenere un livello professionale d’eccellenza, sostenibile per la propria costruzione di costi e necessario per i pazienti.

Year Book 2020 - Ultima modifica: 2020-07-30T17:29:42+00:00 da Paolo Pegoraro
Year Book 2020 - Ultima modifica: 2020-07-30T17:29:42+00:00 da Paolo Pegoraro
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