Vi presento la “Bioaesthetistry”

Sotto l’hashtag “bioaesthetistry”, un curioso neologismo che mette insieme tre termini – biologia, estetica e odontoiatria – la Società italiana di odontoiatria conservativa si ritroverà a Roma il 15-16 febbraio 2019 per il XXIII Congresso nazionale, incentrato sull’odontoiatria estetica biologicamente guidata, come spiega Vincenzo Campanella, attuale presidente della Sidoc.

 

L’odontoiatria, si sa, è in continua evoluzione. Questa volta, però, sono anche le parole e i termini per indicare questa branca della medicina a cambiare, sotto l’influsso dell’innovazione tecnologica e di un approccio sempre più attento alla biologia e all’estetica che insieme richiedono appunto vocaboli nuovi, mai usati prima.

Il XXIII Congresso nazionale della Società italiana di odontoiatria conservativa (Sidoc) che si terrà a Roma il 15 e 16 febbraio 2019 ne è la dimostrazione, come spiega Vincenzo Campanella, presidente della Sidoc, nonché professore associato di Endodonzia e Odontoiatria conservativa presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove, tra le altre cose, ha dato vita a un Master in Endodonzia, tra i più corposi in Italia, che ogni anno accoglie 33 odontoiatri interessati a questa disciplina.

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«Per lanciare il prossimo congresso nazionale della Sidoc, il XXIII», spiega Campanella, presidente della Società italiana di odontoiatria conservativa, «abbiamo inventato nuovi termini, come “Pensare adesivo” e “Bioaesthetistry”, che sarà anche l’hashtag con cui i partecipanti potranno interagire sui social per parlare dell’odontoiatria estetica biologicamente guidata, il focus del nostro congresso».

In attesa dell’evento, che si preannuncia di grande interesse anche per questa novità linguistica, abbiamo incontrato Vincenzo Campanella per parlare sì del Congresso, ma anche per conoscerlo meglio nella sua veste di presidente della Sidoc, sebbene ci sarà tempo fino a febbraio 2020, quando scadrà il suo mandato biennale.

Professor Campanella, quando si giunge ai vertici di una società scientifica, può capitare di ripensare agli esordi…

Vincenzo Campanella, presidente della Sidoc, la Società italiana di odontoiatria conservativa, è professore associato di Endodonzia e Odontoiatria conservativa presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata

È vero, io per esempio all’odontoiatria sono giunto per gradi, verso la fine degli studi in medicina che svolsi all’Università di Roma La Sapienza. Allora, ebbi la fortuna di incontrare il professore Gallusi e così iniziai a frequentare il suo reparto di Odontoiatria infantile. A quei tempi, questa disciplina implicava una conoscenza a 360 gradi dell’odontoiatria, perché ci si doveva occupare un po’ di tutto, dalla conservativa all’endodonzia, senza tralasciare la piccola o grande chirurgia.

Per undici anni ho fatto parte della Sioi, la Società italiana di odontoiatria infatile e fu proprio durante i miei mandati come segretario che nacque l’European Journal of Paediatric Dentistry, l’organo ufficiale della

Sioi, rivista oggi impattata di grande valore. Poi, nel 2000, quando vinsi il concorso per la cattedra di Conservativa, dovetti lasciare la pedodonzia, che mi ha dato però tanto, forse anche una marcia in più nel relazionarmi con i pazienti adulti.

Quando è giunto invece alla Sidoc?

Nel 2005, dopo aver lasciato la segreteria della Sioi. Sono dunque 13 anni che faccio parte della Società italiana di odontoiatria conservativa: un tempo sufficientemente lungo che mi ha permesso di cogliere i cambiamenti dell’odontoiatria conservativa che nel corso degli anni è diventata sempre meno invasiva. Quello che facevamo un tempo, in termini di asportazione del tessuto cariato, oggi si è molto ridotto. Abbiamo modificato le nostre procedure, con preparazioni molto meno invasive, sfruttando l’odontoiatria adesiva, cercando un approccio molto più biologico al trattamento di queste lesioni.

Proprio come suggerisce il tema del XXIII Congresso nazionale della Sidoc?

Sì, e infatti l’idea di dedicare questo congresso all’approfondimento dell’odontoiatria estetica, biologicamente guidata, è nata dalla mia esperienza nell’ambito della pedodonzia, essendomi interessato molto come pedodontista alla biocompatibilità dei materiali e delle procedure.

Come sarà strutturato il congresso?

Con un programma molto ricco che, tra l’altro, prevede un excursus sull’odontoiatria restaurativa, proprio dagli anni Ottanta a oggi. Mostreremo agli odontoiatri come le preparazioni di quegli anni, così diverse da quelle di oggi, in realtà siano servite a maturare nel conservatore la precisione di preparazioni sempre meno invasive. Grazie ai successi funzionali ed estetici, dunque, siamo arrivati a cambiare atteggiamento verso i nostri restauri, introducendo l’idea del restauro adesivo e minimamente invasivo, sia nei settori anteriori, sia nei settori posteriori, anche con l’utilizzo di ceramiche applicate in spessori estremamente sottili, thin o ultra-thin.

Sono cambiate le tecniche, dunque, ma soprattutto la mentalità…

È proprio così, e lo mostreremo anche durante il congresso: la sperimentazione clinica ha portato a un continuo miglioramento delle tecniche e delle tecnologie utilizzate, ma soprattutto alla nascita di una nuova mentalità del restauratore. Il “Pensare adesivo”, come abbiamo incominciato a chiamare noi questo approccio, è proprio figlio di queste soluzioni maggiormente performanti, quali appunto gli adesivi e i compositi di nuova generazione o i materiali ceramici capaci di simulare il comportamento estetico-funzionale dei denti anche a spessori minimali e in molti casi applicati senza alcuna preparazione.

Si tratta di soluzioni che possono essere trasferite con buoni risultati anche nel campo della traumatologia dentale, perché quando c’è una perdita di tessuto dentale significativa, la possibilità di preservare i tessuti rimasti rappresenta un grande vantaggio.

Per questa ragione avete coinvolto anche altre società scientifiche?

Sì, abbiamo coinvolto la Società italiana di traumatologia dentale e la Società italiana di odontoiatria infantile per avere un’opportunità di confronto e di scambio virtuoso. Inoltre, per completare il quadro, affronteremo il problema estetico da tutti i punti di vista, concentrandoci, oltre che sui tessuti duri, anche sulla gestione protesicamente guidata dei tessuti molli gengivali, fino ad arrivare ai tessuti periorali, come le labbra, e qui sarà coinvolta la Società di medicina estetica odontoiatrica che farà conoscere agli odontoiatri, materiali e tecniche a supporto dell’odontoiatria conservativa ed estetica, per il trattamento dei tessuti peri-orali. Non per niente abbiamo coniato il termine “Bioaesthetistry”, un hastagh che ci accompagnerà per tutto il congresso e che verrà utilizzato, in particolare dai più giovani, per commentare i contenuti e le immagini dei relatori.

L’odontoiatria restaurativa riesce ancora ad attrarre i giovani?

Per fortuna, sì, pur essendo una disciplina che richiede un certo rigore, ma anche una grande passione, perché è una branca dell’odontoiatria meno remunerativa di altre, come per esempio l’implantologia e la protesi. Ha però il vantaggio, insieme all’endodonzia, di essere molto richiesta e dunque in grado di assicurare un lavoro continuo a chi la esercita con competenza. Perché per eseguire correttamente un restauro bisogna curare i dettagli, essere molto rigorosi sul piano terapeutico, per esempio usare il corretto isolamento con la diga e altri ausili oggi disponibili che aiutano a svolgere con maggior precisione il nostro lavoro.

Come per esempio le nuove tecnologie: a proposito, che ruolo giocano in questo ambito?

Sono importanti, grazie alle nuove tecnologie digitali l’odontoiatra oggi è in grado di realizzare piccoli manufatti su singoli denti che può poi applicare nella stessa seduta, con un grande risparmio di tempo anche per il paziente. A dire il vero, queste metodiche non sono ancora così diffuse negli studi dentistici, per gli investimenti che richiedono, tuttavia hanno ormai tracciato la strada, insieme con l’idea di avere l’attenzione massima alla biologia e alla salvaguardia dei tessuti duri dentali, all’interno dei quali, ricordiamolo, si trovano tessuti vitali la cui preservazione aiuta a mantenere la salute dei nostri pazienti.

Pierluigi Altea
Vi presento la “Bioaesthetistry” - Ultima modifica: 2019-01-23T12:30:32+00:00 da Redazione

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