Fra accelerazioni e ritardi e in modo disomogeneo la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 a favore dei dentisti prosegue in tutta Italia, ma la gestione dell’emergenza sanitaria e le mancate risposte alle richieste della categoria attirano qui la critica del presidente di ANDI Carlo Ghirlanda.

 

Il Friuli Venezia Giulia ha quasi completato il percorso di vaccinazione degli odontoiatri e il Lazio si sta a sua volta muovendo; la Sicilia ha dato il via alla Fase 1 della campagna vaccinale; procedono Puglia e Campania. Altrove, per esempio in Lombardia, contraddizioni e intoppi non mancano. Su quale sia però lo stato dell’arte dei vaccini a beneficio di una categoria senz’altro molto esposta ai rischi del virus si è espresso, qui, il presidente di ANDI Carlo Ghirlanda. «La situazione», ha detto Ghirlanda a Il Dentista Moderno, «per noi e i nostri assistenti, va vista sotto due diverse prospettive, partendo però dal presupposto che le aspettative erano altissime. Il Ministero per la Salute e il commissario straordinario Domenico Arcuri avevano promesso 200 milioni di dosi disponibili per la fine di marzo: prospettiva certo affascinante, ma rimasta disattesa».

Carlo Ghirlanda, presidente ANDI

 

Qual è la prima angolazione dalla quale gli associati ad ANDI devono fotografare il quadro?

Innanzitutto, si è stabilito che dovessero essere vaccinati per primi gli ospedalieri – medici, infermieri e personale di vario genere - poi addetti e ospiti delle RSA e gli afferenti ad ambienti potenziali cluster. Siamo intervenuti, anche al fianco di FNOMCEO, che come tutti gli ordini è stata parte molto attiva, per ribadire a ogni livello le nostre necessità. Siamo stati compresi, ma l’insufficienza delle forniture è stata evidente e i ritardi sono stati ammessi dal Ministero stesso, che però aveva garantito disponibilità, adeguatezza, tempestività dei vaccini. In questa circostanza ai proclami non ha corrisposto la sostanza e a nostro avviso il Governo non si è mostrato all’altezza. Sinceramente, la facilità con la quale si sono rilasciati alcuni annunci ci ha lasciati molto perplessi e per questo il giudizio sull’operato dell’esecutivo è negativo. Servivano più onestà e più trasparenza.

Quanto invece al secondo dei «punti di vista» cui Lei ha accennato, presidente Ghirlanda?

Riguarda la disponibilità che i medici dentisti hanno dato a essere a loro volta vaccinatori, erogatori del servizio, esattamente come i medici di medicina generale. I nostri 60 mila studi nel Paese, tanti quante sono le farmacie fra pubbliche e private, sono presidi di salute e si sono messi al servizio dei cittadini. Il Governo ha preso atto, ma senza poi dare vita a iniziative concrete e senza fornirci delle spiegazioni. Anche le difficoltà di conservazione tipiche del vaccino di Pfizer avrebbero potuto essere superate perché i nostri studi ospitano obbligatoriamente aree a temperatura controllata. Siamo autorizzati e controllati dalle ASL e dalle autorità regionali preposte, pronti a garantire le nostre strutture e dialogare per pianificare gli interventi valutando quali risorse siano necessarie.

Eppure siete restati sinora tagliati fuori: colpa anche delle sovrapposizioni Stato-Regioni?

Non ho conoscenza approfondita dei criteri di distribuzione e dei meccanismi di gestione; certo è che all’interno delle singole regioni sono le ASL a sovrintendere alle varie partite dei vaccini e alcune, forse comprendendo meglio le esigenze delle libere professioni sanitarie, si sono dimostrate più reattive. Ma, appunto, la situazione è a macchia di leopardo. Vivo a Roma e per quel che so l’ASL Roma 1 è stata, per quel che concerne la campagna vaccinale, più attiva e rapida di altre.

Crede che il cambio ai vertici della politica nazionale possa contribuire a una svolta?

Ci sono volontà industriali e una competizione fra le aziende e fra gli Stati, sui vaccini, e credo che l’esecutivo Draghi possa fare ben poco anche perché toccherebbe all’Europa muoversi. Sui vaccini l’intesa è europea, da leggersi in chiave comunitaria, altrimenti che senso ha dirsi europei? Piuttosto, ritengo che il nuovo Governo debba agire sulle disuguaglianze e l’economia, sulla tutela di alcune categorie di liberi professionisti che, come la nostra, hanno perso il 30% del fatturato in un anno e alle quali viene tuttavia chiesto di pagare un’IVA al 5% sui dispositivi di protezione individuale, indispensabili per la tutela nostra e dei pazienti. Mi attendo che si esprima una visione d’insieme ma vedo che sindacati e industriali sono ascoltati: non noi, parte produttiva e pensante.

 

Vaccinati ma inascoltati - Ultima modifica: 2021-02-16T15:59:51+00:00 da redazione

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