Un’artrosi di natura professionale

A volte basta solamente decidere di affidarsi a mani esperte per evitare di aggiungere problemi a problemi. In questo caso un medico del lavoro può essere utile a rendere più vivibile e meno gravosa una realtà lavorativa non immune, come le altre, da malattie professionali

“Stai dritto con la schiena!” Chi, almeno una volta nella vita, non si è sentito rivolgere questo imperativo dai genitori, preoccupati per le innaturali posture cui lo studio (o l’ozio) costringeva? Nel mondo “dei grandi” i genitori sono sostituiti dai medici del lavoro, incaricati di individuare e indicare le esatte modalità cui attenersi per rendere meno dannosi lavori impegnativi e faticosi quali, ed è il caso di oggi, quello dell’assistente alla poltrona.

Il caso

“Con ricorso iscritto il 5.11.2018 A.A. chiedeva di accertare e dichiarare la natura professionale delle malattie artrosi colonna lombosacrale (20%), artrosi colonna cervicale (15%) e sindrome cuffia dei rotatori (16%) da cui era affetta con menomazione della sua integrità psico-fisica in misura pari al 48%, ovvero nella diversa percentuale stabilita dal Giudice, e quindi il proprio diritto a percepire la rendita o l’indennizzo in capitale del danno biologico, con conseguente condanna dell’Inail a corrispondergli detta prestazione.

L’Inail si costituiva chiedendo di rigettare il ricorso, ritenendo “tali malattie conseguenze di un generico rischio … di vita”.

Si legge nella sentenza stilata dalla Sezione Lavoro del Tribunale di Roma: “La relazione peritale, a sua volta, ha accertato, con ineccepibile motivazione, priva di vizi logici, che le malattie da cui è affetta la ricorrente devono essere considerate di natura professionale, perché strettamente collegate, quanto meno sotto il profilo concausale, alle attività lavorative svolte dalla ricorrente come addetta alla poltrona per i dentisti per quasi 40 anni, svolgendo turni lavorativi della durata di 8 ore, adottando posture scomode e incongrue, durante la maggior parte dell’attività lavorativa, assistendo in piedi il medico dentista per interventi della durata fino a 3-4 ore, effettuando pulizia dei denti sempre in piedi, tenendo l’aspiratore, preparando la stanza per le visite odontoiatriche e gli interventi, effettuando movimenti ripetitivi degli arti superiori e movimentando manualmente carichi (materiale e macchinari sanitari), nonché, assumendo, durante la propria attività lavorativa svolta a lungo per ore in assistenza alla poltrona, una posizione eretta in piedi alla sinistra del paziente, flessa sulla direzione del volto e cavità orale dello stesso, al fine di poter gestire al meglio la strumentazione odontoiatrica di supporto e per consentire interventi di aspirazione, pulitura, lavaggio, porgendo spesso la strumentazione e il materiale allo specialista odontoiatra nel corso del suo intervento.

Come evidenziato dal CTU: la natura professionale della spondilodiscoartrosi lombare e artropatia alle spalle “può essere affermata in relazione alla lunga esposizione per motivi di lavoro alle posture incongrue e protratte, alle prolungate stazioni erette, ai microtraumi ripetuti contemporaneamente, provocando una forma di discopatia lombare, artropatia alle spalle.” E prosegue: “Quanto poi alla valutazione del danno il Dott. F. ha ben evidenziato, indicando il preciso parametro della sua valutazione che: “il danno risultante è stato valutato (in assenza di una indicazione precisa sull’entità della limitazione funzionale antecedente) con una percentuale di inabilità permanente proporzionalmente e ragionevolmente ridotta rispetto a quella globale, avendo in tal caso la riconosciuta preesistenza e/o i fattori extra lavorativi agito sia come concause di lesione, favorendo la discopatia del nucleo polposo e la degenerazione articolare legamentosa delle spalle, sia come concause di inabilità, avendo molto verosimilmente determinato, già in epoca precedente, una attendibile e fisiopatologica limitazione funzionale della colonna vertebrale e delle articolarità delle spalle”.

Un lavoro sicuro

Il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008) non è stato accolto dagli Studi professionali con grida di gioia e stappi di champagne, invero.

Una normativa nata per mettere in sicurezza cantieri non riusciva a ben integrarsi con quelle piccole realtà lavorative, quali possono a volte essere gli studi di medici e odontoiatri, con solo un dipendente per smistare gli appuntamenti o, appunto, per assistere il professionista nelle proprie prestazioni sanitarie. 

Ciò nonostante, e a voler essere indulgenti, la normativa è sì estremamente attenta alle esigenze del lavoratore e alla sua tutela, ma è anche benevola nei confronti del datore di lavoro, laddove gli permette di farsi affiancare, in questa sua veste di “controllore” responsabile (ahimè, penalmente!), da figure esperte e formate che possano condividere e assumere responsabilità ben adatte al proprio ruolo. Oltre al medico del lavoro, importantissima figura posta a fianco del datore di lavoro (e da questi nominato) a tutela della salute dei propri dipendenti, ma anche della propria fedina penale, compare il ruolo di responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP), attribuito, è vero, al datore di lavoro, ma da questi delegabile a professionisti esperti del settore.

E a questo punto il dentista può sollevare la testa dalle carte polverose e tornare a curare il sorriso dei propri pazienti.

Un’artrosi di natura professionale - Ultima modifica: 2020-07-07T10:15:30+00:00 da monicarecagni
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