Un’alternativa two-step nell’allungamento di corona clinica

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La chirurgia di allungamento di corona clinica è una particolarità nel contesto delle chirurgie parodontali, in quanto viene messa in atto su un paziente, di norma, parodontalmente sano, sulla base di esigenze protesiche ed estetiche. Non si tratta comunque di mondi separati: delle corrette proporzioni dento-gengivali sono un punto di partenza ai fini del mantenimento di una corretta igiene orale, nell’ottica della prevenzione, tra le altre, delle gengivopatie. Per fare degli esempi, l’indicazione restaurativo-protesica può essere quella della presenza di una carie in sede lievemente sottogengivale, quella estetica la correzione di un’eruzione passiva incompleta. L’American Academy of Periodontology stima che il 10% degli interventi chirurgici parodontali siano allungamenti di corona clinica.

Quale che sia l’indicazione alla base, è fondamentale assicurare al paziente la predicibilità dell’intervento. Ciò, secondo alcuni autori, potrebbe non essere sempre possibile, a causa dell’interferenza di diversi fattori: la posizione del margine gengivale rispetto alla cresta ossea, l'estensione dell'osteotomia eseguita, il fenotipo parodontale del soggetto, il tempo di guarigione e la curva di apprendimento della procedura.

Indipendentemente dall’entità dell’ostectomia, la tecnica classica si conclude con il riposizionamento apicale del lembo, secondo metodica one-stage. Il disegno dell'incisione e la quantità di osso da asportare, in questa tecnica, vengono definiti in fase preoperatoria, quindi tramite sondaggio ed esame radiografico. Così facendo, la stima della posizione della giunzione smalto-cemento potrebbe, tuttavia, risultare non accurata, portando, successivamente procedura, i tessuti a retrarsi, formando una recessione, o all’effetto opposto (rebound).

Allungamento di corona clinica: tecnica

Al fine di superare questo limite, Sonick nel 1997 propose una tecnica a due passaggi. In un primo tempo chirurgico, si esegue un’accesso intrasulculare, che permette di visualizzare direttamente la giunzione smalto-cemento ed eseguire l’ostectomia. A 3-4 mesi di distanza, può essere eseguito una più contenuta gengivoplastica, al fine di ottenere i contorni ideali del margine gengivale. Questa tecnica difettava, tuttavia, di evidenze di supporto: a questo proposito, Gonzáles-Martín ha recentemente condotto uno studio, pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology.

Il lavoro, condotto presso l’Università Complutense di Madrid, ha coinvolto un totale di 30 pazienti indirizzati a riabilitazioni estetiche del sestante anteriori, necessitanti di allungamento di corona clinica.

I soggetti sono stati randomicamente assegnati alla tecnica one o a quella two-stage: ciò ha comportato la limitazione di non poter impostare un corretto blinding. I pazienti sono stati valutati al baseline, a 4 mesi (momento della seconda chirurgia, quando è stato rivisto un solo gruppo) a 6 mesi e, infine, a 1 anno.

L’outcome primario è consistito nella precisione nel raggiungere una posizione predeterminata del margine gengivale. Sono stati anche valutati i cambiamenti nella posizione del margine stesso, lo spessore del tessuto cheratinizzato a 12 mesi e alcuni parametri soggettivi di qualità della vita.

Per quanto riguarda l’outcome primario, tanto la nuova tecnica quanto quella classica si sono, in realtà, rivelate altamente precise. 4 pazienti inseriti nel gruppo caso, inoltre, non hanno avuto necessità di eseguire la seconda chirurgia. Il vantaggio principale della tecnica in due passaggi è risultato essere la maggiore conservazione dello spessore di tessuto cheratinizzato.

Essa ha anche mostrato, forse paradossalmente richiedendo una chirurgia in più, un impatto minore sulla qualità della vita del paziente.

Riferimenti bibliografici su allungamenti di corona clinica

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32997836/

Un’alternativa two-step nell’allungamento di corona clinica - Ultima modifica: 2020-12-10T07:25:42+00:00 da redazione

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