Trattamento delle perforazioni endodontiche

Una delle prime opzioni si basava sull’impiego della stessa guttaperca come materiale per il trattamento delle perforazioni endodontiche. Questa, nonostante il potenziale di isolamento, non poteva venire impiegata efficacemente per via dell’insufficiente adesione con il tessuto dentinale in ambiente umido.

L’amalgama d’argento ad uso odontoiatrico è un materiale che, in ragione della sua versatilità, ha conosciuto larga diffusione ed è stata impiegata dalla maggior parte dei professionisti fino a non molti anni fa. Il suo utilizzo principale era di ambito conservativo, ma il fatto che venga posizionata in cavità meccanicamente (e non chimicamente) ritentive e soprattutto le sue buone doti in ambiente umido, facevano sì che trovasse impiego anche nel trattamento di situazioni di emergenza, quali appunto le perforazioni endodontiche. La sua superiorità rispetto alla guttaperca risultava, in tal senso, accertata già a metà anni ’80.

L’alternativa a questi materiali consisteva nell’impiego di cementi: ne sono state sperimentate varie tipologie ed è probabilmente in questa classe che sono stati compiuti i più importanti sviluppi.

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I cementi a base di ossido di zinco eugenolo (ZOE) costituiscono un altro gruppo di materiali “multiuso”. Anch’essi, tuttavia, vennero ben presto abbandonati perché reputati non in grado di abbattere – se non addirittura accusati di favorire – la carica infiammatoria. Più significativa la sperimentazione dell’uso del SuperEBA (acido etossibenzoico). Si tratta di un cemento ZOE rinforzato con allumina, dotato di maneggevolezza e alta biocompatibilità. Esso veniva già – e, in alcuni casi, viene tuttora – utilizzato con successo in endodonzia chirurgica. Il suo impiego nel trattamento delle perforazioni non fu ugualmente soddisfacente; il materiale venne poi riproposto in coppia a MTA.

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MTA per trattare le perforazioni endodontiche

Proprio il mineral trioxide aggregate (MTA) rappresenta oggi il prodotto probabilmente più utilizzato nei casi di perforazione. Si tratta di un materiale composto di ossido, silicato e alluminato tricalcico, ossido di silicio, solfato di calcio diidrato e altro. Tale composizione gli conferisce elevata biocompatibilità e, soprattutto, la capacità di aderire alla dentina e di indurire – in un tempo lungo, con una media di 165 minuti, solitamente non compatibile con un appuntamento singolo – in ambiente umido.

Un altro materiale che ha acquisito una certa diffusione negli ultimi anni è il cosiddetto cemento di Portland. Autori suggeriscono che in alcuni casi abbia una capacità sigillante addirittura superiore a quella di MTA.

Da ultimo, uno sguardo ai prodotti che potrebbero rappresentare la prospettiva per i prossimi anni: questi fanno parte del complesso dei materiali biologicamente attivi a base di silicati di calcio e alcuni di essi (EndoSequence, BioAggregate) sono classificati anche tra le bioceramiche.

Video updated on Youtube by The Dentalist

 

Trattamento delle perforazioni endodontiche - Ultima modifica: 2017-04-25T12:25:45+00:00 da redazione

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