Terapia parodontale e aspetti interdisciplinari

È il titolo del corso FAD, valido ai fini ECM, erogato da Tecniche Nuove Formazione e dedicato allo studio di piani terapeutici adatti a risolvere anche situazioni complesse, come spiega il professor Giulio Rasperini, responsabile scientifico del corso che sarà fruibile fino al 31 dicembre 2019.

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Terapia parodontale Clicca e scarica il primo modulo

Il sapere specialistico, quando tratta il “particolare” senza però dimenticarsi del “tutto”, porta a grandi risultati, in medicina come in odontoiatria.

A ricordarlo è Giulio Rasperini, professore associato di Parodontologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche Chirurgiche e Odontoiatriche – Fondazione IRCCS Cà Granda Policlinico – Università degli Studi di Milano, responsabile del corso di formazione a distanza Terapia parodontale e aspetti interdisciplinari, pubblicato su Il Dentista Moderno e fruibile online sulla piattaforma e-learning di Tecniche Nuove Formazione.

«Quando, per esempio, un paziente ha un problema parodontale od ortodontico», spiega Rasperini, «per l’odontoiatra è importante conoscere bene tutte le discipline implicate, dal punto di vista diagnostico e terapeutico, ma anche avere una visione generale del problema, nonché saper organizzare in modo corretto la sequenza operativa, al fine di ottenere i migliori risultati possibili».

È nato proprio con questo spirito il corso, realizzato dai più stretti collaboratori del professor Giulio Rasperini, che nei cinque moduli didattici di cui è costituito offre ai discenti la possibilità di comprendere in modo approfondito e globale la parodontologia, ma anche di arricchirsi di un bagaglio di terapie effettuabili nella pratica clinica quotidiana.

Professor Rasperini, il primo modulo del corso è davvero prezioso e propedeutico ai temi affrontati…

Giulio Rasperini è professore associato di Parodontologia, Dipartimento di Scienze Biomediche Chirurgiche e Odontoiatriche, Fondazione IRCCS Cà Granda Policlinico, Università degli Studi di Milano, nonché Adjunct Clinical Associate Professor – Dept. Periodontology and Oral Medicine, University of Michigan, Ann Arbor, MI, USA

Sì, è vero, in questa prima sezione del corso abbiamo voluto concentrarci sulla nuova classificazione della malattia parodontale: un recente consensus report della Federazione europea di parodontologia in unione con l’Accademia americana di parodontologia ha rivoluzionato la classificazione delle malattie parodontali e perimplantari, dopo quasi 20 anni dalla pubblicazione della precedente classificazione.

Si tratta di un notevole passo in avanti per la comunicazione tra colleghi e per la comparazione di studi clinici. Abbiamo spiegato in italiano questo documento per renderlo immediatamente accessibile agli odontoiatri, perché offre davvero una nuova visione sulla malattia parodontale, concentrandosi per esempio sugli stadi iniziali di questa patologia, spesso trascurata, e che permette così di mettere al centro del piano di trattamento il paziente.

Cosa deve sapere l’odontoiatra sul secondo modulo?

Innanzitutto che è dedicato al trattamento interdisciplinare ortodontico-parodontale, perché questo approccio è la chiave per una riabilitazione dentale completa.

Purché si rispetti però la sequenza operativa. In generale, bisogna infatti prima mettere in salute i tessuti parodontali, rigenerandoli dove necessario e successivamente fare una terapia ortodontica.

Con questa metodica si salvano molti denti che andrebbero altrimenti rimossi e sostituiti da impianti, e non sempre e non necessariamente quest’ultima soluzione è il piano di trattamento migliore per il paziente.

Il terzo modulo tratta dei fattori e delle scelte legati al successo clinico e alla stabilità a lungo termine, in altre parole della cosiddetta “decision making” in chirurgia mucogengivale: perché è così importante?

La terapia mucogengivale è una chirurgia che ha l’obiettivo di ricoprire le radici quando sono esposte o ridare una morfologia e uno spessore ai tessuti che sono troppo sottili o si sono ritirati.

Ci sono delle tecniche, ma soprattutto dei razionali che spiegano le motivazioni per cui è corretto applicare queste metodiche: oggi sappiamo che è consigliabile farlo non esclusivamente per motivi estetici, come si pensava in passato, ma anche per ragioni funzionali e più in generale per migliorare la salute del paziente.

Da ultimo, non va trascurato il fatto che il paziente sottoposto a chirurgia mucogengivale attraversa un iter di trattamento potenzialmente interdisciplinare, passando attraverso le mani dell’igienista dentale, del conservatore e del parodontologo. Pertanto, l’elaborazione di protocolli condivisi per il team odontoiatrico, tanto di trattamento quanto di mantenimento, è fondamentale per la corretta gestione del paziente.

Quali terapie parodontali adottare a supporto delle terapie restaurative, è invece il tema contenuto nel quarto modulo….

In questa parte del corso affrontiamo il problema dell’allungamento di corona clinica, concentrandoci sulle sue basi biologiche e sulle tecniche operative, così da diagnosticare e scegliere correttamente il piano di trattamento più adeguato a seconda del caso clinico.

Oggi l’odontoiatra, nel posizionare un restauro conservativo o protesico, deve porre grande attenzione in modo particolare alla zona di transizione tra la radice e la corona, a livello del margine gengivale, perché quello è il luogo di minor resistenza, una zona a cui riservare la massima cura e non solo per agevolare le tecniche di igiene orale, così importanti per la conservazione degli elementi naturali.

Il quinto e ultimo modulo non poteva che esser dedicato alla rigenerazione parodontale e all’utilizzo della microscopia, perché la parodontologia di oggi lavora “nel piccolo”: è così?

Sì, ormai si è capito che le migliori guarigioni si ottengono quando il lembo è minimale. Questo aumenta la possibilità di avere una stabilità ottimale della ferita.

Quindi, lavorando nel piccolo, c’è la necessità di utilizzare degli ingranditori, non necessariamente dei microscopi, ma anche solo ausili montati su occhiali o caschetti, con una illuminazione adeguata, che consentono di ingrandire fino a cinque volte il campo operatorio.

Ovviamente diventa importante anche utilizzare uno strumentario da microchirurgia: combinando una visione più limpida con una strumentazione più fine, si riesce a essere più precisi e a ottenere risultati migliori, nonché a ridurre le complicazioni.

Insomma, un corso davvero completo e ricco di spunti che nascono dal contributo dei diversi autori, ma anche dalla varietà dei contenuti veicolati con i più moderni strumenti multimediali…

Non c’è dubbio, gli autori di questo corso ECM, tutti miei collaboratori universitari (Raffaele Acunzo, Federico Ausenda, Gionata Bellucci, Michele Codari, Angelina Gorbunkova, Emilia Kazarian, Enrico Limiroli, Giorgio Pagni, Eleonora Rossi, Lorenzo Tavelli), sono esperti odontoiatri molto preparati e curiosi: ciascuno ha dato un contributo prezioso per l’impostazione multidisciplinare che abbiamo voluto dare a questo lavoro.

Un corso, ricco anche di immagini e di video, strumenti ormai indispensabili per comunicare in modo efficace certi concetti, destinato al dentista che vuole far bene il suo lavoro.

Pierluigi Altea

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Terapia parodontale e aspetti interdisciplinari - Ultima modifica: 2019-06-04T10:00:55+00:00 da Pierluigi Altea

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