Irriganti nella terapia endodontica: non solo NaClO ed EDTA

In un precedente articolo ci si è soffermati a lungo su di una delle procedure più delicate all’interno della terapia canalare, ossia dell’irrigazione. È stato sottolineato come, attualmente, la sostanza più utilizzata in ambito della terapia endodontica sia senza dubbio l’ipoclorito di sodio (NaClO), solitamente accoppiato con acido etilendiaminotetraacetico (EDTA).

Video di irrigazione con ipoclorito di sodio durante terapia endodontica

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Nella terapia endodontica, tuttavia, nel corso degli anni, sono state proposte diverse altre sostanze, alcune delle quali sono tutt’oggi in uso. Verrà considerato perciò se il loro utilizzo mantiene una contemporaneità in termini di efficacia e maneggevolezza. Un irrigante canalare ideale, infatti, dovrebbe assicurare innanzitutto un’azione efficace nei confronti di un’ampia varietà di specie microbiche (anche e soprattutto sui batteri in grado di formare biofilm), essere in grado di rimuovere il materiale necrotico pulpare e la componente organica (e possibilmente inorganica) del fango dentinale. Tutto ciò garantendo anche la massima tollerabilità da parte dei tessuti vitali, con i quali inevitabimente viene a contatto. Molte formulazioni sono state abbandonate perché provocano abbastanza frequentemente episodi allergici.

La clorexidina è universalmente conosciuta come componente antisettica di moltissimi collutori e altre formulazioni (gel). I collutori maggiormente utilizzati, tra questi, presentano una concentrazione di clorexidina dello 0.12%. Sul mercato sono disponibili però diverse altre soluzioni a concentrazioni più basse (0.05%) e soprattutto più alte, utilizzate principalmente in parodontologia. La concentrazione massima oggi in commercio è il 2%: questa soluzione non può invece entrare in contatto con i tessuti molli, dato che risulterebbe irritante perfino per la cute. Viene quindi proposta proprio per l‘irrigazione canalare. Oggigiorno, comunque, non costituisce un’alternativa di elezione all’ipoclorito di sodio, al quale tra l’altro non va mai abbinato.

Un’altra sostanza piuttosto utilizzata in endodonzia è ancora la comune acqua ossigenata, solitamente in soluzione al 3%. Il perossido esprime la propria azione antibatterica tramite la liberazione di radicali liberi dell’ossigeno. Dall’altra parte, è questa sua stessa proprietà che può causare irritazione, nel caso in cui il liquido sfoci al di là dell’apice radicolare. Molti ne suggeriscono l’uso in alternanza con NaClO, anziché come alternativa assoluta. In realtà, alcuni Autori osservano che così facendo si assommano, oltre agli effetti positivi, quelli negativi dei due composti.

Oltre agli irriganti veri e propri, nel precedente articolo si è considerato il più noto composto chelante, ovvero il già citato EDTA. L’altro chelante che storicamente può essere scelto come alternativa è l’acido citrico, studiato nel corso degli anni in diverse formulazioni (al 17% o addirittura al 50%), ma utilizzato solitamente in soluzione al 10%.

Alleghiamo, a conclusione di questa trattazione in due articoli, un video contenente delle interessanti considerazioni sui protocolli di irrigazione diffusi negli Stati Uniti.

Irriganti nella terapia endodontica: non solo NaClO ed EDTA - Ultima modifica: 2016-03-20T07:32:04+00:00 da redazione

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