Tecniche “next gen” nella correzione delle recessioni gengivali: la “newly forming bone graft”

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La chirurgia plastica parodontale si è notevolmente evoluta negli ultimi anni, sia in termini di tecniche che di materiali.

Ciò nonostante, la risoluzione di inestetismi di natura mucogengivale rappresenta una problematica clinica e chirurgica spesso rilevante, una vera e propria sfida per il parodontologo.

Le recessioni gengivali e la conseguente scopertura di porzioni radicolari, oltre che rappresentare una problematica di ordine estetico, come già detto, può condurre a problematiche di natura clinica, come ipersensibilità dentinale e una maggior frequenza di insorgenza di carie, derivante da una gestione igienica domiciliare più complessa per il paziente.

Tali difetti sono peraltro associati a una perdita dell'apparato parodontale che non può essere corretta dal semplice soft tissue grafts, il quale, quando associato al lembo avanzato coronalmente, costituisce comunque legittimamente il gold standard terapeutico.
Volendosi riallacciare a quanto detto a inizio trattazione, la nuova era dei materiali e delle tecniche chirurgiche può essere riassunta delle definizioni di rigenerazione tissutale guidata e ingegneria tissutale. Nell'ambito considerato, pertanto, l'obiettivo risulta essere, a fianco della copertura radicolare, la rigenerazione del tessuto particolare riassorbito.

Newly forming bone graft per il trattamento del difetto parodontale

Ferraz e colleghi hanno recentemente sperimentato un protocollo rigenerativo detto “newly forming bone graft”, che consiste nel trasferire cellule osteogeniche immature dall'alveolo in guarigione al difetto parodontale. Gli autori hanno condotto un trial clinico prospettico randomizzato, i cui risultati sono stati di recente pubblicati sul Journal of Periodontal Research.

Lo studio ha coinvolto un totale di 15 pazienti, sottoposti al trattamento di recessioni di classe 1 o 2 di Miller (per un totale di 65 siti), tramite la procedura standard – lembo avanzato coronalmente + innesto subepiteliale di tessuto connettivo – oppure tramite lo stesso lembo avanzato coronalmente, associato però alla tecnica in esame, newly forming bone graft. A 9 mesi, i siti del gruppo caso mostrano un sondaggio e indici di placca e di sanguinamento significativamente inferiori rispetto al controllo, dimostrando così un maggiore guadagno di attacco clinico. D'altra parte, la tecnica convenzionale favorisce un guadagno maggiore per quanto riguarda la quota di gengiva cheratinizzata.

Gli autori concludono pertanto nel definire la nuova tecnica come indicata in presenza di recessioni profonde (a partire, cioè, dai 4 mm), nell'intento di ripristinare il tessuto parodontale riassorbito.

Pur sottolineando limiti come l'attenzione esclusiva ai criteri clinici, senza considerare elementi come estetica, soddisfazione e l'influenza sulla problematica dell'ipersensibilità, e il breve follow-up, Romina Brignardello-Petersen, approfondendo il lavoro sul Journal of the American Dental Association, ha indicato lo stesso come a basso rischio di errori.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30865291

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31300154

Tecniche “next gen” nella correzione delle recessioni gengivali: la “newly forming bone graft” - Ultima modifica: 2019-08-30T08:26:39+00:00 da redazione
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