Tecnica semi-diretta di restauro delle lesioni non cariose cervicali

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L'approccio alle lesioni cervicali non cariose rappresenta da sempre un dilemma clinico in odontoiatria restaurativa, data l'esigenza di fornire un trattamento esteticamente ottimale, funzionalmente duraturo e a un costo biologico minimo, data la natura appunto non prettamente patologica della condizione. Per semplicità espositiva, si raggruppino come lesioni non cariose le diverse forme lesionali derivanti da erosione, abrasione, abfraction e stress occlusale.

La soluzione clinica più semplice consiste nella realizzazione di un restauro diretto in materiale composito. Questa opzione presenta alcuni elementi di difficoltà, legati all'accesso al sito, al suo isolamento (in particolare il controllo dell'umidità) e al possibile danneggiamento del margine gengivale, soprattutto durante la fase di rifinitura e polishing.

A fronte di tali problematiche, nel 2015, Fahl Jr. ha proposto una nuova metodica operativa, denominata restauro “diretto-indiretto” o “semi-diretto”. Tale metodica prevede l'inserimento nella cavità, prima di qualsiasi passaggio adesivo, di un eccesso di resina. Questa, una volta adattata, viene fotopolimerizzata per 20 secondi, quindi rimossa. Il composito viene a questo punto, sagomato extraoralmente e infine “cementato” in sito mediante l'utilizzo di un composito flowable. Tale tecnica sarebbe particolarmente indicata in casi di accessibilità limitata e, in più, limiterebbe al minimo la rifinitura intraorale.

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Recentemente, Caneppele e colleghi hanno presentato su Clinical Oral Investigations i risultati di uno studio split-mouth longitudinale, volto a confrontare l'efficacia della tecnica standard e di quella semi-diretta a un follow-up medio-lungo, pari a 2 anni.

Lesioni cervicali non cariose: studio su 30 pazienti

Il lavoro ha coinvolto 30 pazienti, per un totale di 60 restauri (uno per tecnica a ogni paziente).

L'esecuzione della tecnica semi-diretta ha richiesto mediamente 14 minuti in più rispetto alla procedura interamente condotta alla poltrona.

Al follow-up finale, a 2 anni, sono stati rilevati 8 casi di fallimento tra i restauri semi-diretti e uno in meno nei controlli, con tassi di sopravvivenza dell'83.7 e dell'88.5%, rispettivamente: tale differenza non è da reputare significativa.

Non sono state rilevate differenze significative anche per quanto riguarda le valutazioni legate a adattamento e discromie marginali, variazioni di forma e superficie, presenza di carie, sensibilità e anche trauma gengivale.

Valutando lo studio per il Journal of the American Dental Association, Romina Brignardello-Petersen ha evidenziato il basso rischio di bias legato al disegno split-mouth. Il limite principale del lavoro è rappresentato dalla ridotta numerosità del campione.

Allo stato attuale dell'arte, dunque, la tecnica semi-diretta rappresenta un'opzione che può andare incontro alle preferenze del clinico, dato che richiede un'allungamento ragionevole dei tempi operativi ma che, sul medio-lungo periodo, non offre al momento vantaggi rispetto al restauro diretto.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26031691

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31703804

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31297659

Tecnica semi-diretta di restauro delle lesioni non cariose cervicali - Ultima modifica: 2019-12-17T07:30:03+00:00 da redazione

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