Studio epidemiologico sul team odontoiatrico

Luigi Paglia

La diagnosi di Covid-19 si basa sul test molecolare, mirato a identificare l’RNA del virus in campioni sia delle alte che delle basse vie aeree. Per verificare, invece, la presenza di anticorpi specifici della malattia, sono disponibili test sierologici, anche mediante metodiche rapide: questi esami forniscono una risposta tempestiva e altamente sensibile alla ricerca di IgM, che rappresentano la prima risposta del sistema immunitario, e di IgG, deputate alla memoria immunitaria.
I dentisti, gli igienisti dentali e il personale ausiliario fanno parte di una categoria di professionisti considerata a rischio per il contagio e la diffusione del nuovo coronavirus. Il Dentista Moderno, rivista da sempre vicina al mondo del team odontoiatrico, ha voluto sostenere uno studio teso a valutare quanto il contagio si sia diffuso tra gli operatori odontoiatrici lombardi. Lo studio epidemiologico osservazionale, promosso da Fondazione Istituto Stomatologico Italiano (F-ISI), ha come obiettivo primario lo screening di un campione di medici, igienisti, assistenti di studio (ASO), odontotecnici, operatori sanitari, amministrativi e di segreteria appartenenti al settore odontoiatrico; il fine è quindi quello di verificare la presenza di anticorpi anti SARS-CoV-2 attraverso un test sierologico rapido, rilevando chi è entrato a contatto con il virus. Ben consapevoli dei limiti che attualmente possono presentare i test rapidi, i ricercatori ritengono che l’obiettivo epidemiologico di questa ricerca giustifichi pienamente questo test, che si esegue con una goccia di sangue, rispetto a quello quantitativo, che prevede il prelievo di sangue venoso e viene scelto, per le sue caratteristiche, quando ci siano esigenze diagnostiche e di medicina del lavoro. Come categoria abbiamo sempre tenuto aperti i nostri studi e siamo stati operativi anche in pieno periodo di lockdown: siamo infatti stati disponibili a trattare i nostri pazienti che hanno presentato situazioni di emergenza o urgenza durante tutto il periodo della pandemia. Lo stesso legislatore non ha messo mai in dubbio il contributo che potevamo dare alla popolazione in un momento difficilissimo e credo che questo fatto debba riempirci di orgoglio: siamo stati tra i pochissimi professionisti aperti per scelta e per... decreto!

Sarà quindi interessante ora valutare se e come il virus ha “viaggiato” nei nostri ambulatori. Certamente un’indagine epidemiologica non è un’indagine clinica e non potrà dare quelle risposte individuali che molti di noi oggi vorrebbero, ma potrà - spero - farci rientrare nella “normale” operatività più sereni e fiduciosi, e riservarci anche qualche sorpresa positiva.


 

 

I risultati di questa indagine potranno infatti confermare come la protezione, che come categoria abbiamo sempre avuto verso le infezioni crociate, sia stata di grande aiuto anche di fronte alla grave e insidiosa minaccia del Covid che viene dall’aria.


 

 

Il test sierologico rapido, impiegato nella ricerca epidemiologica, se usato a scadenze regolari, può essere utile per monitorare l’eventuale positività dello staff dello studio, può aiutare a individuare precocemente eventuali positivi e testimonia l’impegno del clinico nel garantire la salute dei singoli componenti del team e, di conseguenza, del paziente. Può essere inoltre inserito in una procedura che comprenda il triage telefonico, la misurazione della temperatura e la saturimetria, aumentando il valore predittivo non tanto del test stesso ma di tutta la procedura di screening del paziente da avviare alle cure odontoiatriche in questa difficile fase 2.

Buon lavoro a tutti con l’orgoglio di poter dire: #noinoncisiamomaifermati!

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Studio epidemiologico sul team odontoiatrico - Ultima modifica: 2020-05-22T10:52:14+00:00 da Luigi Paglia
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