Stress meccanico degli impianti in relazione all’assorbimento osseo

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Una delle chiavi della diffusione mondiale della riabilitazione implanto-protesica e rappresenta dalla sicurezza raggiunta dalla maggior parte dei protocolli. Questo tipo di trattamenti viene considerato tradizionalmente – e legittimamente – poco esposto a complicanze. Il danno a carico della vite interna è relativamente comune ma, nella norma facilmente riparabile: discorso ben diverso per la vera e propria frattura dell’impianto, un fenomeno determinato, tra l’altro, dall'affaticamento del metallo legato alla concentrazione dello stress implantare.

Oltre a ciò, l’avere a disposizione evidenze scientifiche dotate di follow-up sempre più lunghi sta mettendo in luce altri possibili problemi per l’implantologo: su tutti, la perimplantite, patologia che consiste nella perdita progressiva di osso attorno alla fixture implantare. È possibile che problematiche tanto lontane possano incrociarsi?

Un primo studio, pubblicato da Michailidis nel 2013, ha evidenziato un aumento dello stress a livello del corpo implantare in concomitanza con il riassorbimento dell’osso.

Recentemente, un gruppo di lavoro giapponese ha voluto approfondire un tema, utilizzando un modello atto a sperimentare in vivo il possibile rapporto tra riassorbimento osseo perimplantare e distribuzione dello stesso a livello di corpo implantare. Il lavoro è stato pubblicato su Journal of Oral Rehabilitation.

Il modello sperimentale prescelto è rappresentato dall’analisi agli elementi finiti (FEA), tecnica di simulazione computerizzata usata in ambito ingegneristico per analizzare, appunto, la distribuzione dello stress meccanico all’interno di strutture complesse. I dati inseriti nel modello sperimentale sono realistici e sono stati ricavati, attraverso un apposito strumento, da una paziente di 62 anni, portatrice di due impianti tissue level nelle sedi 45 e 46. Gli input per la FEA consistono nelle rilevazioni degli atti massimali di clenching, grinding e tapping.

Digitalmente sono stati generati 6 pattern di trofismo osseo, uno con riassorbimento nullo, gli altri con riassorbimento di 1, 2, 3, 4 e 5 mm rispetto al platform implantare. Si è agito anche sui modelli implantari: le analisi sono state fatte per fixture da 3.5, 4.0 e 5.0 mm di diametro con la relativa componentistica (viti e abutment).

I risultati hanno attestato che la riduzione del diametro degli impianti tende a portare a un aumento dello stress meccanico, soprattutto in corrispondenza del clenching, la chiusura massimale volontaria. Qui l'aumentare del riassorbimento osseo comporta anche un aumento delle aree di corpo sottoposto a stress elevato.

Lo svantaggio per gli impianti più stretti è risultato più evidente in corrispondenza di riassorbimento osseo di entità più modesta, fino ai 2 mm, dopodiché l’andamento è andato a riallinearsi in tutti i casi.

Lo studio è particolarmente interessa in quanto dimostra come la perimplantite non sia da considerare un quadro problematico su base esclusivamente infettivo/infiammatorio, bensì impatti negativamente in modo diretto anche sulla biomeccanica implantare.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32969078/

Stress meccanico degli impianti in relazione all’assorbimento osseo - Ultima modifica: 2020-12-24T06:51:29+00:00 da redazione

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