Stato dell’evidenza sull’ancoraggio scheletrico nella correzione dell’open bite anteriore

Stato dell’evidenza sull’ancoraggio scheltrico nella correzione dell’open bite anteriore

L’open bite anteriore rappresenta una fra le malocclusioni di più difficile approccio: nel paziente in crescita può essere trattato con il controllo dell’eruzione dei molari, mentre nell’adulto può essere indirizzato a chirurgia del mascellare.

L’ancoraggio scheletrico tramite miniplacche o viti monocorticali rappresenta un’ulteriore opzione: la procedura promuove l'intrusione dei molari all’interno dell’osso, favorendo la rotazione antioraria della mandibola con conseguente chiusura del morso. Un’effetto che Kuroda 2007 ha reputato equivalente a quello della stessa chirurgia ortognatica. Altri autori sottolineano un ruolo dell’ancoraggio temporaneo nei casi giudicati non trattabili con terapia ortodontica ma controindicati alla chirurgia ortognatica.

A oggi, complice la variabilità dei fattori eziologici (fattori genetici, disturbi respiratori e stimoli locali come dimensione e postura della lingua e persistenza della suzione del dito e anche riassorbimento condilare) e l’intrinseca tendenza alla recidiva della malocclusione, non vi è consenso per quanto riguarda la scelta tra approccio chirurgico e non chirurgico al morso aperto anteriore nel paziente adulto.

In verità, sono state condotte almeno tre revisioni (Papadopoulos 2007, Medeiros 2012, Alsafadi 2016) allo scopo di valutare gli effetti dei dispositivi di ancoraggio scheletrico sull'intrusione molare nella chiusura del morso aperto anteriore. Nessuna di queste, tuttavia, ha valutato la stabilità a medio-lungo termine dei cambiamenti prodotti da questi dispositivi.

Partendo da tali presupposti, Espinosa e colleghi hanno condotto una revisione sistematica della letteratura, nell’intento di definire il grado di stabilità del trattamento di intrusione molare supportata da ancoraggio scheletrico ad almeno 1 anno dopo il completamento del trattamento. I risultati sono stati recentemente pubblicati su Progress in Orthodontics.

Sono stati inclusi trial clinici randomizzati e non, con popolazione di adolescenti e adulti con open bite anteriore, appunto con un follow-up minimo di 1 anno.

I revisori hanno sondato tutte le principali banche dati mediche (PubMed, Cochrane Library, Science Direct, Google Scholar, Scopus, Lilacs, OpenGrey, Web of Science). La ricerca ha incluso, inizialmente, 734 articoli, al netto dei doppioni. In fase 2, analizzando gli abstract, è stato riscontrato come solo 26 lavori potessero rientrare nei criteri di inclusione. Analizzati i full text, ne sono stati rimossi 13 per non aver valutato la stabilità, 2 per il follow-up limitato a 6 mesi, più altri 5 per motivazioni diverse l’uno dall’altro. In conclusione, 6 sono stati i lavori inclusi nella valutazione qualitativa (risultata bassa) e 4 quelli portati alla valutazione quantitativa: nessuno di questi è risultato essere un RCT.

Il follow-up medio di 2 anni e mezzo attesta un tasso di recidiva del 10-30% a livello dei molari sia superiori che inferiori, dato indicato come relativamente simile a quello della chirurgia. La stabilità del trattamento dell’open bite anteriore con intrusione dei molari ad ancoraggio scheletrico è comunque stata giudicata bassa sul lungo termine, almeno sulla base delle evidenze disponibili a oggi.

Riferimenti bibliograrfici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7474024/

Stato dell’evidenza sull’ancoraggio scheletrico nella correzione dell’open bite anteriore - Ultima modifica: 2020-10-08T06:24:56+00:00 da redazione

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