Il trattamento precoce delle malocclusioni di terza classe permette di ottenere maggiori effetti a livello scheletrico e limita la rotazione posteriore della mandibola ed è, per questo, descritto come vantaggioso. L’obiettivo che si può raggiungere più facilmente è quello di dover limitare interventi ulteriori e più invasivi – fino alla chirurgia ortognatica – a fine crescita.

Questa particolare malocclusione è tradizionalmente considerata di approccio complesso. Guardando al di là del periodo del trattamento ortodontico, diversi studi si sono interessati sulla stabilità a breve termine del trattamento, mentre risulta scarsa la letteratura relativa al lungo periodo. Le evidenze indicano come i soggetti con malocclusioni di III classe abbiano un maggior potenziale di crescita mandibolare, tardiva e imprevedibile, in grado di condurre a recidive o comunque di inficiare, appunto, sui risultati a lungo termine.

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Un altro aspetto che caratterizza questa particolare malocclusione è il dimorfismo sessuale, che si accentua soprattutto dopo i 13 anni di età.

Di recente, lo studio di Tejedor, condotto in Spagna e recentemente pubblicato su Progress in Orthodontics si è proposto, appunto, di ampliare le evidenze relative alla stabilità del trattamento a lungo termine e al dimorfismo sessuale della malocclusione di III classe.

Lo studio ha incluso un totale di 30 pazienti, equamente distribuiti per sesso, trattati con espansione rapida del palato associata a maschera facciale, seguita da apparecchio fisso, con un follow-up di 10 anni.

È stato selezionato anche un gruppo controllo, costituito da pazienti con malocclusione di I classe, trattati esclusivamente con apparecchio fisso.

Sono stati confrontati i tracciati cefalometrici al baseline, subito dopo la fine del trattamento (T1) e a fine del follow-up decennale (T2).

I risultati attestano, in primo luogo, il fatto che, dieci anni dopo il trattamento ortodontico dei pazienti con malocclusione di III classe, siano state registrate forme analoghe di recidiva dell’overjet e dell’overbite tra femmine (- 0.68 ± 0.7 mm; - 0.38 ± 0.75 mm, rispettivamente) e nei maschi (-1.09 ± 1.47 mm; - 0.64 ± 0.9 mm, rispettivamente).

L'angolo ANB e l’indice di Wits risultano maggiormente negativi nei soggetti di sesso maschile (− 1.37 ± 1.06°; − 2,7 ± 2.53 mm) rispetto a quelli di sesso femmine (− 0.18 ± 1,26°; − 0.46 ± 1,94 mm). Tale differenza è risultata statisticamente significativa. Lo studio espone le variazioni di tutti i parametri lungo il periodo osservato.

In ultima analisi, i tassi di successo risultano pari, rispettivamente, al 73.3% nei maschi e all'80% nelle femmine.

In conclusione, gli autori rilevano la maggiore predicibilità del trattamento nelle femmine e suggeriscono, per quanto riguarda i maschi, di effettuare maggiori ipercorrezioni e impostare follow-up più prolungati.

Riferimenti bibliografici sulle III classi

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34151390/

Stabilità a lungo termine del trattamento ortodontico delle III classi - Ultima modifica: 2021-07-05T06:59:14+00:00 da redazione

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