Somministrazione locale di desametasone e betametasone dopo trattamento di pulpite irreversibile in singola seduta

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L'esecuzione di un trattamento endodontico comporta generalmente una sintomatologia dolorifica che non supera le 72 ore. Alcuni pazienti possono tuttavia sperimentare stimoli di intensità da moderata a severa che si protraggono per più giorni, in maniera indipendente dalla terapia, che può essere stata condotta regolarmente e con successo. L'impiego di analgesici, pertanto, può rendersi necessario in una quota importante di pazienti. In questo ambito, gli antinfiammatori non steroidei costituiscono la classe più utilizzata. Tuttavia, alcuni autori propongono e descrivono anche la possibilità di scegliere molecole di tipo steroideo, come desametasone e betametasone, impiegandole per via sistemica ma anche attraverso somministrazione locale. Questa seconda rappresenta forse l'opzione più interessante, proprio perché alternativa ai FANS – di più comune impiego e ad assunzione tipicamente orale.

Constatando l'assenza di studi comprensivi sull'efficacia della somministrazione di molecole steroidee nella riduzione del dolore postoperatorio in ambito endodontico, Yavari e colleghi hanno condotto un interessante lavoro, che ha considerato il quadro specifico gravato, probabilmente, dalla più problematica gestione clinica possibile.

Lo studio, pubblicato lo scorso maggio su Journal of Endodontics, ha infatti considerato esclusivamente casi di pulpite irreversibile trattati nel corso di una singola seduta operativa.

Sono stati reclutati, in totale, 241 pazienti (appunto con diagnosi di pulpite irreversibile), randomicamente – secondo un disegno di studio a doppio cieco – assegnati per la somministrazione di desametasone (dotato di un emivita pari a 190 minuti), betametasone (36-54 ore), o di un placebo.

A 24 ore, il gruppo desametasone ha riportato dei livelli dolorifici significativamente inferiori (di 2.21 unità in media) rispetto al gruppo placebo. Dopo altre 24 ore, i gruppi desametasone e betametasone il livello è risultato inferiore, rispettivamente, di 1.74 e 1.88. A una settimana, infine, è la molecola a emivita prolungata a riporta un livello significativamente inferiore (di 0.74).

Analizzando lo studio per il Journal of the American Dental Association, Romina Brignardello-Petersen ha indicato un elevato rischio di bias: gli sperimentatori, infatti, non hanno descritto correttamente la procedura di randomizzazione, né fornito un'accurata descrizione del quadro clinico ed endodontico dei singoli pazienti. In ultima analisi, una proporzione elevata di pazienti (il 19%) è stata persa nel corso del pur breve follow-up.

Per tutte queste ragioni, le indicazioni più utili relative a questo studio sono quelle fornite alle scadenze delle 24 e 48 ore, indicative della validità d'impiego del desametasone. Risultano invece meno applicabile quelle del follow-up a 7 giorni, in cui è il betametasone a fornire un vantaggio, peraltro abbastanza contenuto.

Riferimenti bibliografici
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30910353
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31324336
Somministrazione locale di desametasone e betametasone dopo trattamento di pulpite irreversibile in singola seduta - Ultima modifica: 2019-08-31T08:35:21+00:00 da redazione
Somministrazione locale di desametasone e betametasone dopo trattamento di pulpite irreversibile in singola seduta - Ultima modifica: 2019-08-31T08:35:21+00:00 da redazione
Somministrazione locale di desametasone e betametasone dopo trattamento di pulpite irreversibile in singola seduta - Ultima modifica: 2019-08-31T08:35:21+00:00 da redazione

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