Nella pratica clinica, l’implant stability quotient (ISQ) è utilizzato per determinare l'intervallo di tempo per il carico dell'impianto e come indicatore prognostico di possibile fallimento. Per stimare quantitativamente tale parametro, sono disponibili più metodiche, ad esempio periotest e analisi della frequenza di risonanza (RFA). Il parametro ISQ, che varia in un intervallo compreso tra 0 e 100, riflette positivamente la stabilità meccanica generale di un impianto.

Recentemente, un’ampia revisione, condotta tra Svizzera e Paesi Bassi, e pubblicata sul Journal of Oral Biology and Craniofacial Research, ha valutato come una serie di fattori clinici possano influenzare i valori ISQ. In questa trattazione verranno riproposte alcune di queste indicazioni pratiche: nello specifico, ci si è concentrati su quelle che, oltre a offrire riscontri più ampi e meno contraddittori, sono legate, in parte o completamente, all’impianto. Lo studio considera anche gli elementi patient-related, come ad esempio la qualità dell’osso, anche in relazione a eventuali interventi di bone augmentation, e valuta pure le indicazioni sulle fasi in cui effettuare le rilevazioni.

In primo luogo, la posizione dell'impianto all’interno delle arcate: nonostante il dato sembri incrociarsi con la forma dell’impianto, nella maggior parte delle pubblicazioni è stato riportato che i valori ISQ degli impianti posizionati nella regione mandibolare (≈59,8) sono significativamente più alti di quelli degli impianti inseriti nelle regioni mascellari (≈55,8). Il fenomeno sarebbe, comunque, rilevabile al momento dell’inserimento, per poi perdersi già dopo una settimana.

Diametro e lunghezza sono le scelte di partenza nella pianificazione di una riabilitazione implanto-protesica e potrebbero condizionare le rilevazioni ISQ. La maggior parte degli studi attesta un incremento dei valori ISQ all'aumentare del diametro dell'impianto, mentre pochi dati clinici mostrerebbero un andamento analogo all’aumentare della lunghezza. Probabilmente, la lunghezza della fixture condiziona la stabilità implantare solo a fronte di precise condizioni cliniche e geometriche.

Il design di un impianto è definibile sulla base di due categorie principali: macro-design, comprendente forma del corpo e filettatura, e micro-design, che consiste nella topografia della superficie dell'impianto.

Per quanto riguarda il primo aspetto, sulla base delle misurazioni ISQ, si è concluso che la stabilità dell'impianto viene influenzato dal design dell'area apicale.

Considerando il secondo, pur essendo gli impianti modificati con superficie ruvida associati a percentuali di successo significativamente maggiori di quelle degli impianti lisci, non si può stabilire una relazione meccanicistica tra la ruvidità di superficie e il grado di stabilità primaria.

In ultima analisi, il timing dell’inserimento dell’impianto rispetto all’estrazione è un aspetto fortemente dibattuto negli ultimi anni, soprattutto a seguito l’introduzione dell’implantologia immediata. Questa accorcerebbe sensibilmente i tempi complessivi della riabilitazione, mantenendo comunque tassi di successo tra il 92,7 e il 98%. Per quanto riguarda il parametro considerato, gli impianti postestrattivi raggiungerebbero valori ISQ simili al momento dell'inserimento ma anche all'inizio del carico (dopo più di 3 mesi), il che significa che raggiungerebbero in tempi brevi la stabilità secondaria.

Riferimenti bibliografici 

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212426820300981

Significato clinico del valore ISQ in implantologia - Ultima modifica: 2020-10-01T06:43:53+00:00 da redazione

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