Sanguinamento in chirurgica ortognatica

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Su queste stesse pagine ci si è diffusamente soffermati, anche nel recente passato, su alcuni aspetti teorici e pratici, sia preoperatori che postoperatori, riguardanti la chirurgia ortognatica. Attualmente, tale pratica trova impiego nella correzione di difetti ortopedico-ortodontici, legati cioè a dimorfismi a carico delle basi ossee, disciplina questa che richiede sempre di più la stretta collaborazione e la piena intesa terapeutica fra l’odontoiatra che segue il caso da punto di vista ortodontico e il chirurgo che esegue l’intervento. Per quanto tali interventi richiedano un’attenta pianificazione e una lunga fase ortodontica pre e postoperatoria, essi possono ripristinare la normale morfologia dei mascellari, rispondendo così nella maggior parte dei casi alle esigenze dei pazienti. Attualmente, il disegno dell’intervento si rifà, fra i tanti disponibili, più comunemente all’osteotomia secondo LeFort sul mascellare superiore e all’osteotomia sagittale a carico della mandibola. Ci si è soffermati anche più volte sul fatto che l’osteotomia bimascellare costituisca un’opzione terapeutica sempre più concreta per i pazienti affetti da forme gravi di roncopatie.

In relazione a quanto precedentemente affermato, anche la standardizzazione delle procedure e i continui miglioramenti tecnologici a disposizione del chirurgico hanno portato le procedure di chirurgia ortognatica ad essere praticate in via routinaria all’interno delle strutture nosocomiali o, comunque, di tutte le strutture cliniche attrezzate. Oggigiorno, dunque, quella ortognatica viene considerata una chirurgia sicura, al netto dei costi biologici frequentemente affrontati dal paziente, soprattutto in termini di decorso postoperatorio.

La sicurezza di una procedura dipende anche dalle complicanze che vi si possono attendere e dal fatto che queste vengano reputate accettabili. Il sanguinamento rappresenta la più comune delle complicanze quando si parla di tecniche chirurgiche di qualsiasi distretto anatomico. Nella fattispecie, e ricordando che l’abbondanza del sanguinamento dipende da una serie di fattori quali i tempi chirurgici, diversi dati anamnestici riguardanti il paziente, tipo di protocollo adottato, fattori anatomici e molto altro, la revisione sistematica di Pineiro-Aguilar stima il sanguinamento intraoperatorio medio nella chirurgia ortognatica in 400 mL circa, quota inferiore alla soglia limite per la trasfusione nell’ipotetico paziente adulto sano.

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In ogni caso, la variabile sanguinamento viene sempre considerata e, in ragione di una serie di dati, legati in primo luogo all’anamnesi del paziente e ad eventuali necessità operatorie, il clinico ha a disposizione dei presidi atti a ridurre in via preventiva la perdita ematica, oltre a quelli in grado di controllare quella già in corso. 

Sanguinamento in chirurgica ortognatica - Ultima modifica: 2016-07-18T07:15:58+00:00 da redazione

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