Il piano di trattamento in chirurgia ortognatica

Come già anticipato nella prima parte dell’articolo, la diagnostica in vista di una chirurgia ortognatica è un procedimento ben sequenziato. Alcuni Autori la articolano in 4 fasi: analisi estetica, radiografica, occlusale, neuromuscolare.

L’analisi estetica tiene conto di diversi fattori. Solo per citarne alcuni, sul piano sagittale, l’angolo di convessità facciale, per cui il soggetto potrà dirsi normo, iper o ipoconvesso (o concavo) in ragione del grado di protrusione o retrusione di uno o entrambi i mascellari. Da ciò si evince come la sagittalità risenta delle dimensioni verticali: per fare un esempio pratico, un’apparente ipermandibulia può sottendere a una traslazione e/o anterotazione mandibolare.

Sul piano frontale, si ritrovano le variazioni delle verticalità: l’aumento dell’altezza posteriore e la contestuale diminuzione di quella anteriore, ad esempio, conferisce al viso una forma squadrata.

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Un altro elemento importante qui è rappresentato dalla simmetria: il volto è forse l’area anatomica sulla quale la più piccola delle asimmetrie viene notata. Allo stesso modo, però, si distingue facilmente qualsiasi manovra correttiva dell’asimmetria: indipendentemente dalla condizione di partenza e dal risultato che si vorrebbe ottenere, si tratta di un aspetto sul quale informare il paziente.

Le alterazioni sul piano trasverso, infine, vanno a riflettersi in maniera più immediata dal punto di vista occlusale.

Come anticipato, lo studio del caso non può prescindere dalla diagnostica per immagini. Trattando di ortodonzia, viene subito in mente la comune teleradiografia laterolaterale, sulla quale costruire il tracciato cefalometrico; ad essa, classicamente, era possibile addizionare le proiezioni postero-anteriore e assiale. In realtà, negli ultimi anni, è diventato pressoché routinario il ricorso alla cone beam. Le ricostruzioni tridimensionali permettono anche di realizzare in forma digitale il visual treatment objective, come documentato anche dal video in allegato. Il recente sviluppo della tecnologica CAD-CAM, inoltre, fa sì che l’utilizzo di dime chirurgiche sia ormai all’ordine del giorno.

Pre-visualizzazione dei risultati della chirurgia ortognatica

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Il terzo step è lo studio occlusale del caso. La manovra più intuitiva, che può essere effettuata senza particolari discomfort per il paziente già a margine della prima visita, consiste naturalmente nella rilevazione delle impronte, di un arco facciale e di un bite in relazione centrica, al fine di montare i modelli in articolatore. Lo sviluppo modelli sarà indispensabile anche successivamente, ad esempio per effettuare proprio la cosiddetta chirurgia dei modelli, in cui le basi ossee vengono visualizzate per la prima volta nella loro posizione finale.

Da ultimo, un ruolo particolare va riservato all’analisi neuromuscolare. Non è banale infatti ricordare che i mascellari – la mandibola principalmente – rappresentano le sedi di importanti inserzioni muscolari. La valutazione dello stato della muscolatura masticatoria e del carico che ne deriva all’articolazione può essere condotta attraverso l’esame elettromiokinesiografico: pur trattandosi di un esame prettamente specialistico, esso fornisce indicazioni molto pratiche su delle variabili che necessariamente usciranno modificate, se non stravolte, dall’iter terapeutico e chirurgico in particolare.

Il piano di trattamento in chirurgia ortognatica - Ultima modifica: 2016-06-18T07:45:45+00:00 da redazione

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