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Tra le innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato il segmento contemporaneo di storia dell’odontoiatria, il laser ricopre certamente un ruolo importante, tanto dal punto di vista scientifico quanto sul piano clinico. Questa breve trattazione ha selezionato alcuni studi che ne considerano diverse applicazioni nell’ambito di una singola procedura endodontica, ovvero il ritrattamento canalare ortogrado.

In verità, la laserterapia non costituisce una novità in senso assoluto e, anzi, anche in un campo applicativo circoscritto come quello in oggetto, si ritrovano riscontri come quello di Farge che, nell’ormai lontano 1998 definiva il laser – quello impiegato era della tipologia Nd:YAP – come un’opzione efficiente nella preparazione canalare in corso di ritrattamento.

Nel corso degli anni, è normale che tutte le tecnologie si siano evolute e pertanto, volendo considerare studi più recenti, si vadano a effettuare dei confronti con gli standard attuali. Lo studio di Samiei (2016) ha confrontato un laser Nd:YAG con una sistematica rotante in nichel-titanio. Il primo ha riportato vantaggi significativi in termini di tempi procedurali complessivi e per il ridotto trasporto di materiale verso il terzo apicale.

Sistematiche molto utilizzate, soprattutto nei casi endodontici complessi, sono senza dubbio quelle ultrasoniche. Il lavoro di Gorduysus (2017) ha effettuato un confronto con esse, questa volta scegliendo un laser del tipo Er:YAG.

A differenza del lavoro precedentemente citato, tra le criticità sollevate dall’Autore viene incluso l’approccio al tratto canalare più profondo. Soprattutto in presenza di curvature sono stati pertanto preferiti gli ultrasuoni.

A questo punto, può essere interessante vagliare altre applicazioni inerenti al ritrattamento, ad esempio le fasi successive alla rimozione del materiale (fase considerata dai lavori precedentemente citate). L’indagine propone il laser come metodica di attivazione dell’irrigante canalare, confrontandolo con la metodica self‐adjustable file (SAF) e con gli stessi ultrasuoni. Tutte le 6 metodiche indagate, comprese le due basata su laser (Nd:YAG e Er:YAG) inducono un miglioramento significativo nella rimozione dei detriti di fango dentinale rispetto alla classica irrigazione, e sono pertanto consigliate come adiuvanti nel ritrattamento canalare.

Un ultimo spunto interessante interessa il comfort del paziente, che comunque costituisce un fattore favorente il successo del trattamento anche dal punto di vista del clinico. L’approccio, in questo caso, è quello della laserterapia a basso livello (LLLT), un’opzione alternativa a quella farmacologica con FANS nella gestione del dolore postoperatorio, complicanza tra le più comuni del ritrattamento. Su questa tematica, Arslan (2017) ha condotto un lavoro, successivamente valutato da Brignardello-Petersen: seppur con alcune limitazioni lo studio fornisce spunti meritevoli di approfondimento.

Riferimenti bibliografici

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