Rischio emorragico in chirurgia orale nel paziente cirrotico

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L’assetto epidemiologico italiano nell’ambito delle epatopatie croniche, negli anni, è mutato, soprattutto per merito dell’introduzione dell’obbligatorietà del vaccino anti-epatite B e dei trattamenti farmacologici per l’epatite C. Ciò nonostante, la cirrosi epatica – la più diffusa è ancora quella HCV-correlata – costituisce una patologia a forte impatto socioeconomico, oltre che il principale fattore di rischio per lo sviluppo di carcinoma epatocellulare (HCC).

La cirrosi rappresenta un processo lesivo cronico, progressivo e irreversibile, a carico del normale parenchima epatico, sostituito per la formazione di noduli riparativi fibrotici. All’alterazione anatomica, parallelamente, si accompagna la perdita di funzionalità epatica, fino all’insufficienza vera e propria.

Dal punto di vista dell’odontoiatra, nell’approccio a questi pazienti sono da considerare, al di là della causa della cirrosi, le conseguenze della disfunzione d’organo.

Tradizionalmente, il paziente cirrotico viene considerato in stato di ipercoagulabilità, dunque soggetto a rischio emorragico, secondarie al deficit di sintesi epatica di fattori della coagulazione e alla piastrinopenia da ipersplenismo.

Negli anni, tuttavia, questo concetto rigido è stato smussato, essendo il fegato deputato anche alla produzione di fattori anticoagulanti (antitrombina, proteine C e S) e per la presenza di sistemi compensatori al deficit trombocitico.

Si è pertanto arrivati a stabilire che il paziente cirrotico si trova, il più delle volte, in uno stato di coagulazione bilanciata, contemporaneamente esposto a rischi emorragici ma anche trombotici.

Il rischio emorragico del paziente con cirrosi epatica

Recentemente, un gruppo di lavoro brasiliano si è domandato se le conoscenze sull’effettivo rischio emorragico nel paziente odontoiatrico con cirrosi epatica e le relative raccomandazioni fossero aggiornate alle evidenze sopra citate. Gli autori hanno pertanto condotto una revisione sistematica della letteratura sul tema: i risultati sono stati da poco pubblicati dal Journal of the American Dental Association.

La ricerca, condotta a metà 2019, ha selezionato un totale di 10 full text, 7 dei quali sono stati selezionati: 6 di questi sono stati valutati a basso rischio di bias. Tutti i lavori, con numerosità compresa fra i 23 e 318 pazienti, fanno riferimento a casi di estrazione dentali. Il range di conta piastrinica compreso complessivamente risulta estremamente ampio (da un massimo assolutamente fisiologico di 216000 unità per microlitro di sangue a un minimo francamente patologico di 16000), quello di INR va da 1 a 3. La prevalenza di eventi emorragici, nei diversi studi, si attesta tra lo 0 e l’8.9%: quasi tutti questi casi sono stati controllati con misure emostatiche locali.

Gli autori hanno pertanto concluso con il ritenere il paziente cirrotico come a basso rischio emorragico nell’ambito della comune chirurgia orale.

Riferimenti bibliografici a proposito del fallimento implantare

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33250169/

Rischio emorragico in chirurgia orale nel paziente cirrotico - Ultima modifica: 2021-01-04T06:31:41+00:00 da redazione

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