Rischio biologico in radiologia odontoiatrica

Radiologia odontoiatrica

È ben noto che dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti derivi un rischio biologico: ciò costituisce la materia di studio dell’intera disciplina della radioprotezione. Il rischio biologico si divide in rischio deterministico, correlato all’esposizione a grosse moli di radiazioni in un breve lasso di tempo, e stocastico, legato a dosaggi (molto) inferiori alla soglia indicativa dei 100 mGy, diluiti sul lungo periodo (da mesi ad anni). Nel primo caso rientrano le conseguenze dei due bombardamenti nucleari della seconda guerra mondiale e i grandi incidenti di Chernobyl e Fukushima. La misura protettiva principale, in questo senso, è affidata alla regolamentazione internazionale nell’ambito dell’energia atomica.

Al contrario, cresce l’interesse per il rischio determinato da una ripetuta esposizione a quantità limitate di radiazione ionizzante, come quelle legate agli esami di imaging radiologico. Si pensi che, negli ultimi 25-30 anni, la richiesta di esami medici basati sull’esposizione a radiazioni ionizzanti è aumentata di 6 volte, con un incremento della dose effettiva media annuale pro capite globale pari al 77% (dagli 0.35 mSv del 1988 agli 0.62 mSv del 2008). Nello stesso periodo, comunque, sono stati compiuti grandi progressi nell’ambito della stessa radioprotezione e sono stati introdotti macchinari sempre più performanti al costo di esposizioni sempre più contenute.

Attualmente, gli effetti stocastici dell’esposizione a basse dosi vengono stimati attraverso il modello linear no-threshold (LNT), il quale prevede che non vi sia una dose soglia al di sotto della quale non esiste rischio aggiuntivo per la salute (al contrario, si parla di “modello soglia”) e che il rischio aumenti linearmente con la dose assorbita. Sul basso dosaggio, in realtà, i dati epidemiologici non permettono di fare valutazioni conclusive sul modello da seguire. A questo si aggiunge la variabile della risposta adattativa, per la quale l’esposizione a bassi dosaggi attiverebbe una serie di geni e meccanismi enzimatici protettivi.

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Recentemente, l’interessante revisione di Belmans, pubblicata su Dentomaxillofacial Radiology, si è proposta di valutare studi che abbiano indagato, in maniera prospettica, gli effetti biologici su pazienti sottoposti a imaging radiodiagnostico dentale.

Gli esami di primo livello, in ambito odontoiatrico, sono tutti rappresentati da riprese radiografiche bidimensionali. L’esame radiografico dentale che espone il paziente alla dose radiante più elevata, tra quelli oggi maggiormente impiegati, è la TC cone beam. L’unico studio riportato a tale proposito, risalente al 2013, non riferisce un incremento significativo dei marker di genotossicità nel paziente pediatrico. Diversi sono però i lavori che riferiscono incrementi della citotossicità, nel bambino come nell’adulto.

Gli autori concludono rimarcando come, vista la difficoltà di definire gli effetti diretti, soprattutto delle esposizioni più contenute, la più importante misura di radioprotezione del paziente, in odontoiatria, sia rappresentata dal criterio di scelta nel passare dalla diagnostica bidimensionale a quella tridimensionale. Ciò diventa ancor più delicato nel paziente in crescita, non in virtù di un rischio in assoluto superiore, quanto della maggiore aspettativa di vita dello stesso.

Riferimenti bibliografici a proposito di radiologia odontoiatrica

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33989056/

Rischio biologico in radiologia odontoiatrica - Ultima modifica: 2021-05-21T06:03:42+00:00 da redazione

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