Rigenerazione ossea di difetti infraossei: i risultati di una metanalisi

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Negli ultimi anni, in tutte le specialità chirurgiche, hanno preso fortemente piede tecniche riunite nella definizione di “minimally invasive” o “mininvasivo”. Il razionale dietro a tutte queste tecniche consiste sempre nella riduzione dell'accesso al sito chirurgico, al fine di garantire risultati comparabili (se non migliori) rispetto agli approcci classici, a un costo biologico più vantaggioso, soprattutto in termini di riduzione della morbilità intra e postoperatoria.

Parlando di chirurgia odontoiatrica, la disciplina che probabilmente ha assistito alla speculazione scientifica più ampia, parlando di approccio mininvasivo, è molto probabilmente la parodontologia.

Il termine MIS (minimally invasive surgical procedure) è stato importato a fine anni '90 da Harrel e Rees, i quali hanno descritto una tecnica di chirurgia rigenerativa da applicare a difetti intraossei, approcciati tramite l'esecuzione di incisioni intrasulculari con mantenimento dell'intera papilla interdentale. Il risultato rilevato consiste in una riduzione di sondaggio e in un guadagno di attacco clinico significativi, al costo però di un lieve aumento della recessione.

Con l'avvento e la diffusione delle tecniche di papilla preservation, sono stati definiti nuovi standard anche per quanto riguarda la chirurgia minimamente invasiva. In particolare, Cortellini e Tonetti (2007) hanno proposto una tecnica, detta appunto minimally invasive surgical technique (MIST), indicata nel trattamento di difetti intraossei profondi, con anche applicazione di derivati di matrice dello smalto, in grado di migliorare la stabilità della ferita chirurgica e ridurre il discomfort per il paziente. Gli stessi autori hanno poi modificato la tecnica – si parla appunto di M-MIST – effettuando una semplice e limitata elevazione della papilla sul lato vestibolare. Da ultimi (2009), Trombelli, Farina, Franceschetti e Minenna hanno proposto una tecnica, detta single‐flap approach (SFA), basata sull'utilizzo combinato di biomateriale da innesto osseo e membrana riassorbibile.

Metanalisi: rigenerativa di difetti infraossei 

Recentemente il gruppo italiano di Clementini si è proposto di effettuare una revisione sistematica della letteratura, al fine di valutare l'efficacia delle chirurgie parodontali mininvasive, in termini di outcome clinici, radiografici e patient‐related. L'outcome secondario è invece rappresentato dalla comparazione con gli approcci chirurgici tradizionali. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology.

La ricerca è stata indirizzata a studi in grado di valutare gli indicatori clinici (CAL, PPD), radiografici (livello osseo) e patient‐centered (VAS), valutati a un follow-up minimo di 6 mesi dopo una chirurgia minimamente invasiva.

I risultati della metanalisi, relativi a un totale di 18 studi, evidenziano dati di riduzione di PPD pari a 4.24 mm (IC 95% = 3,79-4,69 mm) e guadagno di CAL pari a 3.89 mm (95% IC = 3.42–4.35 mm), sufficienti a supportare l'applicazione della metodica. 2 RCT indicano le tecniche minimamente invasive come maggiormente efficaci, rispetto alle chirurgie tradizionali, rispetto a questi due indicatori. Gli stessi autori precisano in ogni caso la necessità di eseguire ulteriori studi per poter avere a disposizione indicazioni definitive a riguardo dell'outcome secondario.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31559646

Rigenerazione ossea di difetti infraossei: i risultati di una metanalisi - Ultima modifica: 2019-12-13T07:57:24+00:00 da redazione
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