Ricerca rosa sì, ma soprattutto di gruppo

È stato condotto da un gruppo di ricercatrici dell’Università degli Studi di Milano (Claudia Dellavia, Daniela Carmagnola, Valentina Massa ed Elisa Borghi) lo studio che ha permesso di mettere a punto un nuovo test salivare molecolare per la diagnosi del Covid-19, gruppo ribattezzato “Salivary Group”, è basato sulla Real-Time PCR che ha una valenza diagnostica paragonabile al tampone naso-faringeo-molecolare, considerato ancora il gold standard.

Il test è nato da un dato: il recettore ACE2, bersaglio del virus SARS-CoV-2, è espresso nelle mucose orali e nelle ghiandole salivari. Tuttavia, perché il test sia affidabile, è necessario seguirne in modo scrupoloso il protocollo.

La raccolta della saliva va effettuata almeno 30 minuti dopo aver assunto cibo e almeno 10 minuti dopo l’assunzione di acqua. Il rullo di cotone va manipolato il meno possibile e con le mani pulite: è bene sanificarle prima di eseguire il test. È necessario inserire il rullo di cotone sterile nello spazio tra la guancia e i denti per 1-2 minuti, poi spostarlo per altri 2 minuti, fino alla sua completa impregnazione, a livello della caruncola linguale per stimolare la secrezione di saliva dal dotto di Wharton, cercando di spostarlo direttamente con la lingua stessa o in alternativa limitandone al minimo il contatto con le mani.

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Il risultato del test, per niente invasivo ed eseguibile da chiunque anche al domicilio, giunge dopo 24-36 ore ed è molto affidabile, avendo mostrato una concordanza del 94% con il tampone naso-faringeo. Appare efficace nell’identificare i soggetti con alta carica virale in saliva anche quando pre-sintomatici e asintomatici, permettendo così di isolare i cosiddetti superspreader, responsabili dell’80% dei contagi secondo gli ultimi dati e modelli descritti in letteratura.

“L’assenza completa di invasività, la possibilità di auto-esecuzione e di intercettazione precoce del virus da parte del tampone salivare molecolare”, spiega Gaia Pellegrini(nella foto con la collega Dolaji Henin e la professoressa Claudia Dellavia), che ha preso parte al “Salivary Group” per eseguire i test che hanno portato alla validazione della procedura, “rendono questo test il sistema ideale per la sorveglianza del Covid-19 in comunità fragili o a maggiore rischio di contagio come le scuole, le case di riposo per anziani e i centri per disabili”.

 

Ricerca rosa sì, ma soprattutto di gruppo - Ultima modifica: 2021-09-03T11:58:07+00:00 da redazione

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