Revisione dei concetti moderni per lo sbiancamento dei denti

Lo sbiancamento dentale è un trattamento finalizzato a rimuovere le macchie dai denti, a contrastarne lo scolorimento e a restituire luminosità allo smalto.

L’aspetto originale incolore/bianco del dente è dato dall’idrossiapatite, contenuta nella dentina per il 70% e nello smalto per il 97%.

A causa della continua usura chimica e meccanica dello smalto, che tende a diventare più sottile e traslucido, la dentina appare più visibile e di conseguenza il colore risulta più scuro. Un numero crescente di prodotti per l'igiene orale si concentra dunque sullo sbiancamento dei denti.

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Le tecniche di sbiancamento sono principalmente di due tipi:

  • Sbiancamento chimico mediante perossidi: tramite essi, che possono essere o meno potenziati da specifiche lampade che ne favoriscono l’azione in profondità, vengono ossidati i legami chimici delle sostanze responsabili della colorazione dei denti.

Lo sbiancamento in studio ("sbiancamento elettrico")  viene eseguito con soluzioni concentrate di H2O2 in acqua (tipicamente al 35% in peso) per circa 20-30 min.

Lo sbiancamento notturno ("night guard") si ottiene applicando un gel contenente il 10-20% di perossido di carbammide in una mascherina termostampata specifica per il paziente.

  • Pulizia meccanica mediante abrasivi e dentifrici: essa si basa su abrasivi più duri delle macchie ma meno duri dello smalto. Gli abrasivi comuni sono silice idrata, SiO2·n H2O, carbonato di calcio, CaCO3 e allumina, Al2O3.

In molti prodotti per l’igiene orale sono inoltre presenti: tensioattivi, agenti antiridepositanti, coloranti, enzimi e poliaspartato.

Entrambe le tecniche non sono prive di controindicazioni;

Per quanto riguarda lo sbiancamento elettrico, la soluzione concentrata di perossido di idrogeno è altamente ossidante e dannosa per i tessuti molli, questo può causare un’aumentata sensibilità. Una possibile strategia per ridurre la sensibilità dei denti dopo lo sbiancamento è l'uso di prodotti per l'igiene orale contenenti particolato idrossiapatite o nitrato di potassio.

In merito ai dentifrici abrasivi, invece, la richiesta di un'elevata azione lucidante con elevato effetto sbiancante, è necessariamente legata ad un potenziale danno allo strato esterno del dente (smalto e dentina esposta). Al contrario, un dentifricio con bassa abrasività (ad es. per denti sensibili) può portare a una maggiore colorazione della superficie del dente a causa della minore efficacia pulente.

Un buon modo per valutare la performance abrasiva dei dentifrici e garantire al contempo un basso danno allo smalto è dato dall’utilizzo del valore RDA (abrasione radioattiva della dentina), i dentifrici con valori RDA inferiori a 250 sono generalmente considerati sicuri.

Sono invece necessari studi meccanicistici per comprendere l’azione da un punto di vista chimico e biologico di altri agenti sbiancanti, ciò al fine di formulare soluzioni sbiancanti più efficienti.

Infine, oltre allo sbiancamento dei denti naturali, un altro importante campo di ricerca è la prevenzione e la rimozione delle macchie sui materiali da restauro, ad esempio dei compositi a base di polimeri.

Revisione dei concetti moderni per lo sbiancamento dei denti - Ultima modifica: 2022-04-05T06:51:46+00:00 da redazione

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