Recessione gengivale: classificazione e approccio al trattamento

Un video illustra il trattamento di recessioni multiple

Il mantenimento e il ripristino dell’estetica in ambito odontoiatrico sta conoscendo un forte sviluppo negli ultimi anni. È importante sapere che non tutti i trattamenti di questo tipo vanno a rispondere alla richiesta del “bello” fine a se stesso: alcuni di essi sono terapie atte a riprodurre il vero e proprio stato di salute.

In questo senso, una tematica particolarmente stimolante alla quale un numero crescente di professionisti si sta avvicinando è la terapia della problematica mucogengivale, ossia di quelle condizioni di alterata interfaccia fra dente e tessuti molli.

Si può definire recessione gengivale la migrazione in direzione apicale della gengiva rispetto alla giunzione amelo-cementizia di un elemento dentario. Questo determina la patologica esposizione di dentina radicolare sulla superficie vestibolare, esposizione a cui segue frequentemente una aumentata sensibilità.

La problematica non ha nulla a che vedere con l’eziopatogenesi della malattia parodontale. Ha una maggiore incidenza nei pazienti con biotipo gengivale sottile e festonato ed è frequentemente correlata ad una non corretta tecnica di spazzolamento. L’analisi del biotipo e l’indagine sulle abitudini all’igiene domiciliare saranno, quindi, fasi fondamentali nell’ambito dello studio parodontale di un paziente.

Esiste una classificazione clinica delle recessioni gengivali particolarmente utile, perché permette di descriverne aspetto e gravità e, allo stesso tempo, inquadrarle dal punto di vista prognostico e terapeutico.

Video from Youtube by Dr Kuljeet Mehta

Si tratta della classificazione di Miller, secondo la quale la linea muco-gengivale costituisce una vera e propria barriera anatomica; è così composta:

  • Ia classe: la recessione non si estende fino alla linea muco-gengivale e non interessa i tessuti duri e molli a livello interprossimale;
  • IIa classe: la recessione raggiunge o supera la linea muco-gengivale; anche in questo caso papille e picchi ossei vengono risparmiati;
  • IIIa classe: recessione apicale alla linea muco-gengivale; contestuale perdita di osso interprossimale (quindi, anche della relativa papilla) apicalmente alla giunzione smalto-cemento, ma coronalmente al vertice apicale della recessione;
  • IVa classe: recessione apicale alla linea muco-gengivale; perdita di osso interprossimale apicale rispetto alla recessione stessa.

Dal punto di vista della prognosi, le classi I e II sono in grado di rispondere ad un adeguato trattamento con la completa copertura radicolare; al contrario, non sarà mai possibile ottenere restitutio ad integrum in un caso di classe III o IV. Se poi il III grado può consentire ricopertura parziale, il IV costituisce praticamente una controindicazione a qualsiasi tipo di intervento risolutivo.

Questa classificazione, al giorno oggi, appare semplicistica in maniera evidente e, oltre a questo, essendo stata coniata a metà degli anni ’80, inizia a risentire degli anni; soprattutto nell’ambito della chirurgia muco-gengivale, infatti, sono stati fatti molti progressi e diverse tecniche sono state introdotte. In ogni caso, rimane ancora oggi molto utile ai fini dello studio del caso e fornisce un indice prognostico che il clinico non può sottovalutare e del quale il paziente deve essere informato.

Recessione gengivale: classificazione e approccio al trattamento - Ultima modifica: 2015-08-29T08:30:17+00:00 da redazione

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