Proprietà antibatteriche dei materiali da otturazione

L’ambiente orale è popolato da un microbiota fra i più complessi e numerosi dell’organismo. Fisiologicamente si assiste a una situazione di equilibrio con i tessuti biologici, ma in determinate condizioni – predisposizione e ricettività da parte dell’organismo, esposizione a substrati favorevoli ed altro – si verificano mutamenti che portano anche a quadri patologici.

Un aspetto caratteristico dei patogeni orali è la capacità di organizzarsi all’interno della struttura definita film batterico o, comunemente, biofilm. Lo studio dei meccanismi che portano alla formazione e al mantenimento della pellicola e dei suoi colonizzatori è fondamentale ai fini della comprensione della patogenesi di tali malattie.

È importante sottolineare, a riguardo, come le due patologie principali fra quelle di competenza odontoiatrica, vale a dire la carie e la malattia parodontale costituiscano quadri nosologici multifattoriali con una componente batteriologica.

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Volendosi concentrare sul caso specifico della malattia cariosa, il processo di demineralizzazione non dovrebbe dunque idealmente progredire nel caso in cui si elimini tale componente batterica. Questo ragionando, almeno, in termini semplicistici.

Proprio in virtù dell’anatomia e della biologia della cavità orale, l’eradicazione dei microrganismi patogeni è un’opzione non facilmente percorribile per quanto riguarda la carie. Un altro aspetto importante è il fatto che l’approccio in odontoiatria conservativa sia cambiato nel tempo: oggigiorno si predilige una terapia maggiormente risparmiosa nei confronti dei tessuti duri. Si fa riferimento, ad esempio, alla distinzione fra dentina infetta e dentina affetta. La distinzione clinica è fondamentale per valutare quale tessuto vada necessariamente asportato e quale presenti potenziale rimineralizzante. Naturalmente non si vuole affermare che sia da preferire una preparazione cavitaria più demolitiva, ma piuttosto come siano aumentati i rischi di mantenere serbatoi tossinfettivi anche minimali.

Otturazione e rischio di carie secondarie

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Il rischio susseguente a questo tipo di restauri sono dunque le lesioni cariose secondarie, infiltrazioni che interessano l’interfaccia fra dente naturale e restauro preesistente. Autori sottolineano l’impatto socioeconomico di questa problematica, considerandone tassi d’incidenza che arrivano fino al 50-60%.

Al fine di prevenire la colonizzazione dell’interfaccia da parte del film batterico sono state sperimentate diverse strategie di potenziamento dell’attività antibatterica dei materiali da restauro. Ciò ha comportato tuttavia anche dei cambiamenti coinvolgenti le proprietà fisiche degli stessi. Agendo sulla composizione, ad esempio, è possibile alterare la forza e la resistenza del materiale, o ancora modificarne la resa cromatica. Questa seconda problematica è stata riscontrata con l’introduzione di nanoparticelle di argento all’interno di composti fotopolimerizzabili.

In alternativa, si è provato ad agire direttamente sul substrato cavitario, il che può aver predisposto modificazioni del processo adesivo. L’adesione smalto-dentinale rimane comunque un fenomeno fisico e biochimico altamente complesso, che non può necessariamente tenere conto solamente della variazione di una singola componente.

Proprietà antibatteriche dei materiali da otturazione - Ultima modifica: 2016-11-22T07:05:55+00:00 da redazione

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