Promozione della libera professione, solidarietà e semplificazione

Sono le questioni della libera professione che stanno più a cuore a Domenico Di Fabio, segretario sindacale di Andi Milano Lodi e Monza: la solidarietà tra colleghi e le norme che regolano il funzionamento degli studi odontoiatrici, con una particolare attenzione alla semplificazione e ai giovani. “Ed è proprio a loro”, dice Di Fabio, “che abbiamo pensato in queste ultime settimane di grave difficoltà per i colleghi che collaborano con società affiliate al Gruppo Implanta/Servicedent, commissariato e dal futuro incerto: da mesi non ricevono  il corrispettivo per le prestazioni  rese nel corso del 2017″.

Solidarietà ai colleghi in difficoltà

A rischio sono 600 dipendenti, di cui 400 medici che erogano prestazioni a favore di circa 200 mila pazienti, molti dei quali contano sul progetto di odontoiatria sociale intrapreso dalla struttura.

Domenico Di Fabio, segretario sindacale di Andi Milano Lodi e Monza
Domenico Di Fabio, segretario sindacale di Andi Milano Lodi e Monza

“In realtà, gran parte  dei colleghi”,  fa sapere Di Fabio, “ha continuato ad operare, nel rispetto dei pazienti, ma  in condizioni di  grave disagio e criticità. Di qui il nostro impegno a favore di chi sta vivendo questo difficile momento: abbiamo offerto il supporto di un nostro legale per  trasmettere  lettere  di diffida e messa  in mora,  diretto a sensibilizzare  politici e amministratori, affinché risolvano in fretta questo problema.

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Si tratta di un’iniziativa che, muovendo dalla  base della corretta solidarietà,  si deve tradurre in una ferma richiesta dell’osservanza, anche da parte  delle società che operano in ambito odontoiatrico, della libertà, della indipendenza  e della dignità della professione e di quanti la esercitano, che si traduce anche nell’obbligo di  corrispondere gli onorari professionali, nei tempi e con le modalità  stabilite”.

Come promuovere la libera professione

L’auspicio di Di Fabio è riuscire a portare avanti e a concretizzare queste e altre iniziative, “perché ritengo che le cose utili alla promozione della libera professione”, dice il segretario culturale di Andi Milano, “passino da progetti concreti e di immediata realizzazione e non da proposte eclatanti ma di difficile attuazione, come spesso viene scritto e detto in molti programmi elettorali”.

Tra i progetti realizzabili, perché di interesse concreto per la professione, Di Fabio annovera anche quello che punta alla rivisitazione delle regole sulla sterilizzazione, per contrastare il rischio di infezioni crociate,  orientate però alla semplificazione. “Come abbiamo ricordato anche lo scorso 3 febbraio, in occasione della giornata sulla sterilizzazione, in cui è intervenuto anche un dirigente della ATS di Milano città metropolitana “, spiega Di Fabio, “troviamo assurda la regola sulla durata della sterilità degli strumenti imbustati. Non vi sono evidenze scientifiche che giustifichino un tempo di mantenimento della sterilità di un mese con busta singola e di due mesi con busta doppia, come recita invece la norma regionale vigente. Le norme tecniche europee, i CDC (Centers for disease control and prevention) americani e i protocolli internazionali dichiarano invece che il mantenimento della sterilità è un fattore legato alle modalità di imbustamento e di stoccaggio e non al tempo“.

Il problema, In Italia, è amplificato dall’autonomia delle Regioni in ambito sanitario che ha creato difformità riguardo ai test e ai controlli anche in campo odontoiatrico. “Purtroppo questa difformità interpretativa”, aggiunge Di Fabio, “si verifica anche nella stessa Regione Lombardia tra le diverse ATS, con ricadute sull’attività sanzionatoria”.

Il peccato originale, fa sapere Di Fabio, sarebbe contenuto in una Circolare del Ministero della Sanità del 1983, dove si sostiene che, in letteratura, “i dati sul tempo di mantenimento della sterilità sono  scarsi”. In realtà, guardando alla norma tecnica DIN 58953-8, fa notare Di Fabio, le cose stanno diversamente.

“Il periodo di mantenimento della sterilità del materiale imbustato varia in relazione al tipo di confezionamento e alla modalità di conservazione adottata, più che al tempo”, ricorda Di Fabio, “e anche secondo i CDC americani lo strumento imbustato resta sterile finché un certo evento non ne provochi l’eventuale contaminazione. In pratica, ciò a cui bisogna prestare attenzione riguarda il modo di imbustare gli strumenti, il modo di sigillarli nelle buste e di conservarli: in condizioni ideali, cioè in un luogo protetto dalla polvere, pulito e asciutto, in armadi o cassetti chiusi, potrebbero rimanere sterili fino a un limite di sei mesi. Ed è sulla scia di questi dati che vorremmo cambiare le regole sulla sterilizzazione e impegnarci anche in futuro a favore della libera professione”.

 

Promozione della libera professione, solidarietà e semplificazione - Ultima modifica: 2018-03-01T15:52:50+00:00 da Pierluigi Altea

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