Procedure chirurgiche da associare a implantologia immediata: le indicazioni di una revisione sistematica

DM_il dentista moderno_socket grafting_riabilitazione implantare

L’inserimento dell’impianto in fase postestrattiva immediata non previene, di per sé solo, i fenomeni fisiologici del rimodellamento osseo. Questo tipo di trattamenti, infatti, presuppone ormai, in maniera pressoché costante, la messa in atto di protocolli di ridge preservation. Le attuali conoscenze assicurano comunque che una corretta gestione chirurgica dell’alveolo e del sito implantare permettano di minimizzare il riassorbimento osseo, che può essere particolarmente delicato in zona estetica. In aggiunta, gli autori hanno compreso come l’approccio all’osso debba procedere di pari passo con la gestione dei tessuti molli. Gli interventi di soft tissue augmentation, pertanto, rivestono uguale dignità clinica. Viceversa, il mantenimento della cresta è fondamentale ai fini della stabilità della mucosa perimplantare e dell’estetica del restauro protesico.

Le tecniche che possono essere incluse nel protocollo di inserimento immediato dell’impianto fanno capo a quattro categorie: bone grafting, eventualmente con inserimento di membrane; soft tissue augmentation (connective tissue graft come gold standard); chirurgia flapless; posizionamento palatale, inteso come spostato palatalmente di circa 3 mm rispetto alla posizione naturale.

La revisione sistematica di Bakkali e colleghi si propone di valutare il potenziale delle tecniche sopracitate nel preservare i tessuti duri dopo implantologia postestrattiva, con particolare attenzione per i settori frontali. I risultati sono stati da poco pubblicati su Clinical Oral Investigations.

I revisori hanno sondato le banche dati PubMed/MEDLINE e Cochrane, senza restrizioni di data, con ultimo aggiornamento a settembre 2019. Partendo da una base di più di mille lavori scientifici, hanno analizzato 24 full text, includendo 14 nell’analisi qualitativa e, infine, 11 in quella quantitativa, cioè la metanalisi.

La qualità dell’evidenza è risultata generalmente elevata: solo uno studio è stato valutato a basso rischio di bias per tutti i 6 parametri considerati, ma ben 8 lo sono stati per i 5 parametri principali. Gli studi risalgono al periodo 2005-2019 e la maggior parte di essi ha previsto un follow-up minimo di un anno.

Sono stati inclusi esclusivamente trial clinici randomizzati. Dei 14, 6 hanno indagato l’uso di innesti ossei, 5 quello del connective tissue graft, 2 hanno confrontato chirurgia a lembo e chirurgia flapless e altrettanti hanno valutato la posizione tridimensionale dell’impianto.

Il ricorso al connective tissue graft ha dimostrato di favorire in maniera significativa il mantenimento dei tessuti molli vestibolari. L’innesto osseo, che pure è stato valutato anche a follow-up ridotti (4 mesi), è risultato significativamente efficace nel ridurre il riassorbimento orizzontale dell’osso, sempre in sede vestibolare.

Al contrario, non sono risultati significativi vantaggi (né svantaggi) nel preferire la chirurgia flapless a quella a lembo, come anche nel posizionare l’impianto palatalmente, piuttosto che in sede naturale.

Riferimenti bibliografici implantologia immediata

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33515121/

Procedure chirurgiche da associare a implantologia immediata: le indicazioni di una revisione sistematica - Ultima modifica: 2021-04-02T06:00:58+00:00 da redazione

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